Il
B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a
Roma propone ai suoi ospiti un itinerario interessante ed unico per
l'Anno Santo della Misericordia proclamato da Papa Francesco che si aprirà l''8 dicembre prossimo.
ROMA CRISTIANA (PRIMO TOUR)
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI, dista circa 250 metri a piedi dalla fermata della Metro A, quindi ci sarà faccile muoverci per Roma, nei luoghi di culto più famosi e significativi di questo Anno Santo straordinario.
Il nostro itinerario nella Roma Cristiana inizia con la visita della Cattedrale di Roma definita "madre di tutte le chiese del mondo", si scende alla fermata SAN GIOVANNI e dopo aver percorso circa 200 metri a piedi ci troviamo di fronte a...
SAN GIOVANNI IN LATERANO.
La chiesa cattedrale di Roma, il cui nome per esteso è
Arcibasilica Papale e Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi
Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, sorge sullo stesso luogo
della basilica eretta da Costantino intorno al 314 su terreni già di
proprietà della nobile famiglia dei Laterani, dalla quale prende nome
tutta l’area.

La basilica primitiva, di cui l’attuale chiesa ricalca nelle grandi
linee la planimetria, aveva cinque navate (come l’antica San Pietro) e
per quasi mille anni, dalla fondazione al periodo avignonese, fu la più
importante chiesa della cristianità, centro del potere papale e
residenza del pontefice. Ripetutamente danneggiata e restaurata, la
basilica fu continuamente arricchita nel corso dei secoli. Niccolò IV
commissionò a Jacopo Torriti il mosaico absidale (1289 1291), per il
giubileo del 1300 Bonifacio VIII edificò la Loggia delle Benedizioni
(rifatta nelle linee attuali alla fine del ‘500), Martino V fece
affrescare l’interno da Gentile da Fabriano e Pisanello (1431-1432),
Sisto V sostituì la Loggia delle Benedizioni con quella tuttora visibile
(danneggiatada un attentato nel 1993), Clemente VIII fece decorare il
transetto (1599-1600). In vista del Giubileo del 1650 Innocenzo X
Pamphili affidò a Francesco Borromini il rifacimento dell’interno, di
cui volle comunque conservare l’impianto complessivo a cinque navate ed
il cinquecentesco, ricchissimo, soffitto a cassettoni della nave
mediana. Il grande architetto ticinese intervenne in due riprese: tra il
1645 ed il 1650 rimodellò l’interno, negli anni 1656-57 sistemò il
pavimento e ricompose con gusto barocco i frammenti degli antichi
monumenti funerari da lui stesso rimossi.
Tra il 1732 ed il 1735, sotto il pontificato di Clemente XII Corsini,
venne eseguita la facciata attuale, su disegno di Alessandro Galilei,
ed infine tra il 1884 ed il 1886 vennero completamente rifatti
presbiterio e abside con la conseguente perdita del mosaico originale
del Torriti, da allora sostituito con una fedele copia del Vespignani.
La settecentesca facciata del Galilei presenta un solo ordine gigante di
lesene e semicolonne corinzie, timpano centrale e balaustra coronata da
quindici colossali statue raffiguranti Cristo, San Giovanni Battista ed
evangelista e i dottori della Chiesa. Sul cornicione una lunga
iscrizione ricorda l’erezione della facciata voluta da Clemente XII, i
cui stemmi (Corsini) compaiono più in basso sullo stilobate.

Nel portico, altorilievi marmorei con Storie della
vita del Battista e statua di Costantino (IV sec.) proveniente dalle sue
terme sul Quirinale. La porta mediana ha preziosi battenti che
provengono dalla Curia nel Foro Romano; l’ultima porta a destra è la Porta Santa.

L’interno si presenta nella splendida sistemazione seicentesca ideata
dal Borromini. Nella navata centrale, che conserva ancora il soffitto
cinquecentesco (forse disegnato da Pirro Ligorio) che Borromini avrebbe
voluto eliminare, spiccano le dodici edicole con colonne verdi e
timpano, fregiato dalla colomba dei Pamphilj, dentro le quali sono
alloggiate dodici statue di apostoli; le nicchie sono sormontate da
altorilievi in stucco di Alessandro Algardi. In fondo alla navata è il
bel tabernacolo ogivale di Giovanni di Stefano (1367) sotto al quale si
trova l’altare papale. Alla base di questo, nel recinto della
confessione, si trova la tomba di papa Martino V, opera
di Simone Ghini (1443). Il transetto è uno dei più rappresentativi
complessi del manierismo romano di fine ‘500, con opere, tra gli altri,
del Cavalier d’Arpino, Cesare Nebbia, Orazio Gentileschi, Giovanni
Baglione. Le navate laterali sono il luogo dove più liberamente si poté
esprimere l’estro e il talento decorativo del Borromini, che tra le
cappelle e sulla faccia interna dei pilastri sistemò gli antichi
monumenti funebri reinterpretandoli, secondo il gusto dell’epoca, come
puri elementi decorativi. Nella navata intermedia destra si trova un
frammento di affresco, proveniente dalla decorazione della primitiva
Loggia delle Benedizioni, variamente interpretato e attribuito (da
alcuni a Giotto, da altri al Cavallini). Nella navata estrema sinistra
si segnala la copia della statua giacente di Riccardo degli Annibaldi
eseguita da Arnolfo di Cambio nel 1276, il cui originale si trova nel
Chiostro e la cappella Corsini che custodisce al suo interno un'urna
antica di porfido proveniente dal Panthen, la tomba di papa Clemente XII.
Meritano senz’altro una visita il museo, che raccoglie preziosi
arredi liturgici, e il chiostro, capolavoro dell’arte cosmatesca dove si
conservano elementi architettonici, sculture e ornati dell’antica
basilica.
Poco distante, lungo Via di San Giovanni in Laterano deliziosa via che man mano ci porta al Colosseo, si raggiunge la...
BASILICA DI SAN CLEMENTE
La basilica di San Clemente in Laterano è una delle più interessanti e
antiche basiliche di Roma, eretta prima del 385 e dedicata a San
Clemente, il terzo papa dopo San Pietro.Si compone di due chiese
sovrapposte, sorte sopra costruzioni romane dell'età repubblicana e sui
resti di un tempio del dio Mitra. La chiesa inferiore fu sede di vari
concili durante il V secolo, restaurata nell'VIII e IX secolo e
distrutta in seguito all'invasione di Roberto il Giuiscardo (1084). Nel
1108 il papa Pasquale II edificò sulle sue rovine la chiesa superiore,
ristrutturata durante il pontificato di Clemente XI da Carlo Fontana.
L'architetto realizzò la modesta facciata barocca utilizzando per il
portico ad arcate le antiche colonne di granito. L'interno, sebbene
abbia subito notevoli alterazioni a causa del rimodernamento operato dal
Fontana, conserva ancora l'aspetto tipico dell'antica basilica romana: è
divisa, infatti, in tre navate da due colonne di marmo e granito con
capitelli ionici. Interessante la visita alla basilica inferiore la quale conserva un'importante testimonianza per lo studio della lingua italiana. Si tratta dell'affresco della "Leggenda di Sisinno" che presenta una delle prime testimonianze di volgare italiano.
La Leggenda di Sisinno
Il celebre ciclo di affreschi del XII sec. che riveste alcuni muri
portanti della basilica inferiore di San Clemente rappresenta una delle
principali attrazioni di questa basilica. In
questi luoghi nascosti si possono trovare pitture meravigliose che
narrano episodi della vita leggendaria del Santo ed in particolare i
suoi miracoli più famosi. Un affresco di particolare interesse è quello
detto del Miracolo di Sisinnio dove sono presenti particolari che
potrebbero sfuggire ai turisti meno attenti.
La vicenda rappresentata ci riporta nella Roma del I sec. quando le
messe si celebravano ancora all’interno delle domus, aperte alla
comunità cristiana grazie a patrizi benemeriti convertiti alla nuova
fede. A queste messe celebrate da Clemente assisteva Teodora, la moglie
di Sisinnio, potente dignitario della corte dell’imperatore Nerva e per
di più geloso. Sospettoso per le continue fughe domenicali della moglie,
decise di pedinarla e scoprì così che la donna si era convertita al
cristianesimo cosa davvero sconveniente per la moglie di un potente uomo
di corte. Con l’orgoglio ferito Sisinnio interruppe la funzione per
condurre via Teodora ma Clemente, che evidentemente non tollerava
intrusioni nella casa del signore, rese Sisinnio cieco e sordo. La scena
si conclude con Sisinnio costretto a ritirarsi sostenuto dai suoi
servi.
L’episodio occupa il registro centrale dell’affresco, quello principale e
meglio visibile. L’artista ne è al corrente ed esegue un lavoro di alta
qualità ricorrendo ad una certa resa prospettica e riuscendo a
conferire decoro e solennità ai personaggi tra i quali emerge la figura
di San Clemente in atteggiamento orante.
Ma la vicenda non termina qui e continua nella casa di Sisinnio dove si
recò Clemente, a tal punto impietosito per le sorti del suo rivale, da
volergli restituire vista ed udito. Sisinnio, infuriato per quanto
precedentemente accaduto, ordinò ai suoi servi di legare Clemente e
sbatterlo fuori casa ma, anche questa volta, il santo ricorreva ad un
miracolo così che i servi, scambiandolo per una colonna della casa, si
adoperavano con tutte le loro forze a spostarla invano.
Questa seconda parte della storia è stata dipinta nel registro
sottostante, più stretto e meno visibile. Qui l’artista cambia stile
dando fondo a tutto il suo talento: per dare più ritmo alla narrazione e
favorire la comprensione della scena, introduce nell’affresco un mezzo
di comunicazione davvero moderno: il fumetto. Si possono infatti ancora
leggere, anche se oggi un pò a fatica, varie iscrizioni che accompagnano
le azioni dei personaggi, alcune delle quali addirittura in lingua
volgare! Leggiamo per esempio “falite de reto co lo palo” ovvero
spingete dietro col palo e “fili de le pute traite” espressione colorita
che non ha bisogno di traduzione. Abbiamo di fronte una testimonianza
di eccezionale importanza, si tratta infatti di una delle primissime
attestazioni scritte della lingua volgare ed in particolare del volgare
romanesco con il quale il popolo si esprimeva abitualmente.
Quello che si scopre nella Basilica di San Clemente è un medioevo denso
di avvenimenti, popolato da santi leggendari, ricco di opere d’arte e…
di piacevoli sorprese.


La passeggiata continua , non senza uno sguardo al monumento più famoso di Roma , il Colosseo e benchè il nostro itinerario abbia ben altra meta, non possiamo trascurare la Basilica di San Pietro in Vincoli dove si trova il Mosè del Michelangelo...ancora pochi passi ed eccoci davanti alla...
BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE

Storia
La più importante delle chiese romane
dedicate alla Madonna sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle
tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso
fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con
affreschi. La chiesa originaria - a tre navate, senza transetto e con
nartece (il porticato esterno) - fu fondata tra il 432 ed il 440 da
Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma
della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa
fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il
5 agosto 356 - da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S.
Maria ad Nives usati in passato - è da ritenersi falsa. Tra il 1145 ed
il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise
in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV
(1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il
transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino
venne affidata a Jacopo Torriti. Alla seconda metà del XIV secolo
risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale
Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui
si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la
costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del Quattrocento
papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo,
cassettonato il soffitto della navata centrale.
L'attuale basilica
Profonde trasformazioni
della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto
sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio
del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi
cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a
destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò
l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che
conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono
all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima
metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e
ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del
cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone
alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia delle
benedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originale
decorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla
fine del XIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo
benedicente tra i simboli degli Evangelisti, la Vergine, angeli e Santi.
Nel registro inferiore sono rappresentati episodi della vita di papa
Liberio. L’interno della basilica ha conservato - unica tra le basiliche
patriarcali - un aspetto ancora vicino a quello originale: un grandioso
impianto a tre navate, divise da antiche colonne di reimpiego,
terminante nell’abside preceduta dall’arco trionfale.
Opere
Nel transetto sono visibili tondi
affrescati con figure di Profeti, riportati in luce nel 1931, variamente
attribuiti al Cavallini, a Cimabue o al giovane Giotto. Dalla navata
destra si può accedere al battistero - progettato da Flaminio Ponzio nel
1605 e decorato dal Passignano - e da questo alla Sagrestia, a destra, e
alla Cappella di San Michele, quest’ultima con lacerti di affreschi per
i quali è stato recentemente proposto il nome di Piero della Francesca.
Tornati nella navata destra s’incontra prima la Cappella delle Reliquie
e quindi la grande Cappella Sistina, voluta da Sisto V Peretti
(1585-1590) che ne affidò la realizzazione a Domenico Fontana
(1584-1587). Completamente affrescata da artisti del tardo manierismo
romano diretti da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, la cappella incorpora
l’antico Oratorio del Presepio, qui sistemato dal Fontana e accessibile
da una scala. La decorazione scultorea del sacello si deve, in parte,
ad Arnolfo di Cambio. All’esterno della cappella, sul pavimento, c’è la
semplice lastra tombale della famiglia Bernini, sotto la quale venne
sepolto anche Gian Lorenzo. Simmetrica alla Cappella Sistina, e
parimenti sfarzosa, nella navata sinistra si apre la Cappella Paolina,
progettata per Paolo V Borghese (1605-1621) da Flaminio Ponzio. Rispetto
alla Sistina la cappella Paolina presenta una superiore qualità della
decorazione pittorica, a cui presero parte il Cavalier d’Arpino e Guido
Reni.
...la nostra visita è terminata una passeggiata ricca di storia e densa di attrazioni che ci ha permesso di rendere omaggio alla storia cristiana di Roma.
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