In battello sul Tevere, da Roma ai Porti imperiali di Claudio e Traiano, a Fiumicino, il servizio di trasporto via fiume che collegherà Roma e Fiumicino,
passando attraverso Portus, il Parco archeologico dei Porti imperiali.
Ogni fine settimana, cittadini e turisti avranno la possibilità di
viaggiare in battello, sulle acque del Tevere, per raggiungere e
visitare l'unico porto romano giunto intatto fino al nostro tempo, nel
segno della mobilità sostenibile. Questo tragitto sul battello consente di visitare gratuitamente i Porti imperiali. Il servizio sarà attivo ogni sabato e domenica fino al 30 ottobre, con laboratori e tour dedicati
ai bambini e alle famiglie.
L'Archeoboat parte da Roma il sabato e la domenica, alle ore 9.30, dal
molo di Ponte Marconi. In circa due ore porterà a Fiumicino, con approdo
a soli 200 metri dai resti antichi, sulla sponda destra della Fossa
Traianea. Dopo la fermata ai Porti imperiali è possibile proseguire a
bordo del battello fino al centro storico di Fiumicino, per una visita
alla città; nel pomeriggio è prevista un'escursione lungo il Tevere che
consente di esplorare da vicino l'ecosistema fluviale (partenza alle ore
15 da Fiumicino centro e rientro alle ore 16.30 circa). Archeoboat si
affianca al servizio di navetta gratuita che Aeroporti di Roma ha messo a
disposizione per raggiungere in pochi minuti, nei giorni di apertura,
il Parco archeologico direttamente dall'aeroporto Leonardo da Vinci.
PORTO DI TRAIANO
Orari:
ogni sabato e domenica con partenza alle 17 da Ponte 2 Giugno.
Durata
tragitto:
circa un’ora e mezza. In occasione della rassegna “Le
Traianee”, in programma il 2 agosto, il 9 agosto e il 16 agosto presso i
Porti di Claudio e Traiano, è prevista anche la fermata presso il sito
archeologico con la possibilità di effettuare la visita guidata. Il giorno di Ferragosto, invece, è in programma la navigazione in notturna alle 20 e alle 21.30.
Costi:
10 euro adulti, 5 euro bambini (fino a 10 anni). Ogni 2 adulti un bimbo gratis.
Servizio attivo dal 7 maggio 2016 ogni sabato e tutte le domeniche fino al 30 ottobre. Il servizio Archeoboat è attivo tutti i sabato e le domeniche con i seguenti orari: • ore 09.30 partenza da Roma - Ponte Marconi ore 11.30 circa arrivo Porto di Traiano di Fiumicino ore 12.00 circa arrivo Fiumicino centro su prenotazione +39.339.2995366 – 0650930178 info@gitesultevere.it • ore 13.00 partenza da Fiumicino centro per Porto di Traiano e ritorno (collegamento gratuito) • ore 15.00 escursione sul Tevere con partenza da Fiumicino centro e rientro alle ore 16.30 circa con sosta al Porto di Traiano su prenotazione +39.339.2995366 • ore 16.30 partenza dell’Archeoboat da Fiumicino Centro – ore 16.45 da Porto di Traiano • ore 18.30 circa arrivo Roma - Ponte Marconi su
prenotazione +39.339.2995366 – In alternativa è possibile tornare con
una navetta con partenza da Fiumicino centro e arrivo a Ponte Marconi
(durata prevista 1 ora circa)
Appia Day: domenica 8 Maggio apertura straordinaria (solo a piedi e in bici)
del più suggestivo museo a cielo aperto del mondo.
Una festa popolare promossa da decine di associazioni nazionali e locali
per riappropriarsi della storia e dei monumenti della Regina Viarum;
pedalare sul tratto archeologico del GRAB e rilanciare il sogno di Antonio Cederna:
un unico parco archeologico da Piazza Venezia ai Castelli Romani Dall’alba al tramonto archeotrekking e ciclotour, visite guidate, street food, musica, attività per bambini L’Appia Antica riservata esclusivamente a pedoni e pedali, tutti i
monumenti aperti gratuitamente e pronti a svelare la loro bellezza e i
loro segreti, tanti esperti narratori che accompagnano i visitatori a
scoprire la storia e le storie millenarie del più suggestivo museo a
cielo aperto del mondo. E poi trekking, archeotour in bici, street food,
musica, attività per bambini.
L’Appia Day di domenica 8 maggio è
un’opportunità unica per i romani e per i turisti: una grande festa per
celebrare il fascino e l’incanto dell’Appia Antica finalmente
ciclopedonalizzata e, nello stesso tempo, l’occasione migliore per
riappropriarsi orgogliosamente del passato guardando al futuro della
Capitale e del Paese, per immaginare di poter considerare la Regina
Viarum non solo il rudere del tempo che fu, ma la pregiata porta
d’accesso a una nuova idea di città che investe sul suo territorio,
sulla sua cultura, sul suo paesaggio e si mostra più attenta ai
cittadini, più moderna, più verde, più vivibile, più sana. E’, in altre
parole, il sogno di Antonio Cederna, a cui l’Appia Day è dedicato nel
ventennale della sua scomparsa: la realizzazione di un unico parco
archeologico dalla Colonna Traiana e dal Foro Romano fino ai Colli
Albani che ingloba Colosseo, Palatino, Terme di Caracalla, Mura
Aureliane e poi via via la Valle della Caffarella e l’area degli
Acquedotti e che restituisce dignità, rispetto e prestigio
internazionale alla più straordinaria area archeologica d’Italia.
L’8 maggio offrirà anche la possibilità
di conoscere da vicino il percorso del GRAB, il Grande Raccordo Anulare
delle Bici, la straordinaria greenway ciclopedonale capitolina che ha il
suo tratto più pregiato nella passeggiata archeologica da Piazza
Venezia all’Appia Antica e che è nato proprio in continuità con l’idea
di Cederna di rendere fruibile e accogliente il percorso monumentale.
L’Appia Day è promosso da un’amplissima
rete di associazioni locali e nazionali e ha già il patrocinio del
Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e del Parco Regionale
dell’Appia Antica ed è in attesa di ricevere quello del Mibact, del
Campidoglio, di Regione e Soprintendenza. La maggior parte degli eventi
sarà concentrata nel tratto dell’antica consolare compreso tra l’ex
Cartiera Latina, sede del Parco, e il Mausoleo di Cecilia Metella, ma
idealmente (e non solo) le iniziative riguarderanno l’intero percorso
dal Colosseo a Brindisi. Verranno a Roma, infatti, portando
testimonianze dal territorio, molti sindaci attraversati dal cammino
dell’Appia Antica, mentre lungo il tratto urbano storici, scrittori,
artisti, docenti universitari, giornalisti, naturalisti racconteranno la
loro Appia approfondendo i tanti avvenimenti storici, le leggende, le
particolarità che vedono l’Appia protagonista fin dal 312 a.C. Come
detto l’Appia Antica è soprattutto una festa e nei prossimi giorni – su
appiaday.it, sulla pagina fb e su profilo twitter – si potrà consultare
il calendario completo degli eventi. Il Comitato promotore, inoltre,
invita tutte le associazioni ad aderire all’Appia Day e a organizzare
iniziative all’interno di questa grande festa per la città.
Un’occasione unica e imperdibile per tutti
quei turisti desiderosi di scoprire dal vivo gusti e abitudini della
città che li ospita è l'Home-Restaurant, infatti, la cucina non è
semplicemente casareccia, ma “casalinga”.
La
verità è che l’home restaurant è un modo per assaporare tutta la
genuinità della cucina locale e godere delle attenzioni di un padrone di
casa, è una piacevole alternativa alla classica cena fuori e promette
non solo di deliziare il palato, ma di lasciare un piacevole ricordo.
PIATTI DELLA CUCINA ROMANA E PIATTI DELLA CUCINA ITALIANA CLASSICA, CENE A TEMA SU PRENOTAZIONE.
DAL 27 MARZO AL 10 APRILE 3 GIORNI IN : CAMERA MATRIMONIALE 180 EURO ( 2 GIORNI 130 EURO) CAMERA TRIPLA 260 EURO (2 GIORNI 180 EURO) CAMERA QUADRUPLA 300 EURO (2 GIORNI 210 EURO)
Un’occasione imperdibile per passare una notte speciale, un sabato sera
inconsueto tra musica e arte, alla scoperta del patrimonio artistico e
culturale della città. I Musei Civici e gli altri spazi culturali
coinvolti saranno infatti straordinariamente aperti fino alle 2 di notte
(ultimo ingresso ore 01.00), consentendo a cittadini e turisti di
visitare le mostre e assistere agli spettacoli pagando solo 1 euro per
accedere al singolo museo o ad ingresso totalmente gratuito, dove è
espressamente indicato. L’ingresso agli eventi sarà consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Musei Civici e altri spazi culturali aperti:
Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma, Museo di Roma in Trastevere, Musei
di Villa Torlonia (Casino Nobile, Casina delle Civette), MACRO, MACRO
Testaccio, Museo Napoleonico, Museo di Scultura Antica Giovanni
Barracco, Museo Carlo Bilotti, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale, Accademia di Francia
a Roma - Villa Medici, Casa Argentina, Casa di Goethe, Polo museale “La
Sapienza”.
Il B&B Acquedotti Antichi, graziealla sua posizione, permette di raggiungere facilmente i luoghi dove si terrà questa splendida iniziativa del Comune di Roma, approfittate delle nostre offerte di Novembresaràun motivo in più per visitare Roma.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a
Roma propone ai suoi ospiti un itinerario interessante ed unico per
l'Anno Santo della Misericordia proclamato da Papa Francesco che si aprirà l''8 dicembre prossimo.
ROMA CRISTIANA (PRIMO TOUR)
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI, dista circa 250 metri a piedi dalla fermata della Metro A, quindi ci sarà faccile muoverci per Roma, nei luoghi di culto più famosi e significativi di questo Anno Santo straordinario.
Il nostro itinerario nella Roma Cristiana inizia con la visita della Cattedrale di Roma definita "madre di tutte le chiese del mondo", si scende alla fermata SAN GIOVANNI e dopo aver percorso circa 200 metri a piedi ci troviamo di fronte a...
SAN GIOVANNI IN LATERANO.
La chiesa cattedrale di Roma, il cui nome per esteso è
Arcibasilica Papale e Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi
Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, sorge sullo stesso luogo
della basilica eretta da Costantino intorno al 314 su terreni già di
proprietà della nobile famiglia dei Laterani, dalla quale prende nome
tutta l’area.
La basilica primitiva, di cui l’attuale chiesa ricalca nelle grandi
linee la planimetria, aveva cinque navate (come l’antica San Pietro) e
per quasi mille anni, dalla fondazione al periodo avignonese, fu la più
importante chiesa della cristianità, centro del potere papale e
residenza del pontefice. Ripetutamente danneggiata e restaurata, la
basilica fu continuamente arricchita nel corso dei secoli. Niccolò IV
commissionò a Jacopo Torriti il mosaico absidale (1289 1291), per il
giubileo del 1300 Bonifacio VIII edificò la Loggia delle Benedizioni
(rifatta nelle linee attuali alla fine del ‘500), Martino V fece
affrescare l’interno da Gentile da Fabriano e Pisanello (1431-1432),
Sisto V sostituì la Loggia delle Benedizioni con quella tuttora visibile
(danneggiatada un attentato nel 1993), Clemente VIII fece decorare il
transetto (1599-1600). In vista del Giubileo del 1650 Innocenzo X
Pamphili affidò a Francesco Borromini il rifacimento dell’interno, di
cui volle comunque conservare l’impianto complessivo a cinque navate ed
il cinquecentesco, ricchissimo, soffitto a cassettoni della nave
mediana. Il grande architetto ticinese intervenne in due riprese: tra il
1645 ed il 1650 rimodellò l’interno, negli anni 1656-57 sistemò il
pavimento e ricompose con gusto barocco i frammenti degli antichi
monumenti funerari da lui stesso rimossi. Tra il 1732 ed il 1735, sotto il pontificato di Clemente XII Corsini,
venne eseguita la facciata attuale, su disegno di Alessandro Galilei,
ed infine tra il 1884 ed il 1886 vennero completamente rifatti
presbiterio e abside con la conseguente perdita del mosaico originale
del Torriti, da allora sostituito con una fedele copia del Vespignani.
La settecentesca facciata del Galilei presenta un solo ordine gigante di
lesene e semicolonne corinzie, timpano centrale e balaustra coronata da
quindici colossali statue raffiguranti Cristo, San Giovanni Battista ed
evangelista e i dottori della Chiesa. Sul cornicione una lunga
iscrizione ricorda l’erezione della facciata voluta da Clemente XII, i
cui stemmi (Corsini) compaiono più in basso sullo stilobate.
Nel portico, altorilievi marmorei con Storie della
vita del Battista e statua di Costantino (IV sec.) proveniente dalle sue
terme sul Quirinale. La porta mediana ha preziosi battenti che
provengono dalla Curia nel Foro Romano; l’ultima porta a destra è la Porta Santa.
L’interno si presenta nella splendida sistemazione seicentesca ideata
dal Borromini. Nella navata centrale, che conserva ancora il soffitto
cinquecentesco (forse disegnato da Pirro Ligorio) che Borromini avrebbe
voluto eliminare, spiccano le dodici edicole con colonne verdi e
timpano, fregiato dalla colomba dei Pamphilj, dentro le quali sono
alloggiate dodici statue di apostoli; le nicchie sono sormontate da
altorilievi in stucco di Alessandro Algardi. In fondo alla navata è il
bel tabernacolo ogivale di Giovanni di Stefano (1367) sotto al quale si
trova l’altare papale. Alla base di questo, nel recinto della
confessione, si trova la tomba di papa Martino V, opera
di Simone Ghini (1443). Il transetto è uno dei più rappresentativi
complessi del manierismo romano di fine ‘500, con opere, tra gli altri,
del Cavalier d’Arpino, Cesare Nebbia, Orazio Gentileschi, Giovanni
Baglione. Le navate laterali sono il luogo dove più liberamente si poté
esprimere l’estro e il talento decorativo del Borromini, che tra le
cappelle e sulla faccia interna dei pilastri sistemò gli antichi
monumenti funebri reinterpretandoli, secondo il gusto dell’epoca, come
puri elementi decorativi. Nella navata intermedia destra si trova un
frammento di affresco, proveniente dalla decorazione della primitiva
Loggia delle Benedizioni, variamente interpretato e attribuito (da
alcuni a Giotto, da altri al Cavallini). Nella navata estrema sinistra
si segnala la copia della statua giacente di Riccardo degli Annibaldi
eseguita da Arnolfo di Cambio nel 1276, il cui originale si trova nel
Chiostro e la cappella Corsini che custodisce al suo interno un'urna
antica di porfido proveniente dal Panthen, la tomba di papa Clemente XII. Meritano senz’altro una visita il museo, che raccoglie preziosi
arredi liturgici, e il chiostro, capolavoro dell’arte cosmatesca dove si
conservano elementi architettonici, sculture e ornati dell’antica
basilica.
Poco distante, lungo Via di San Giovanni in Laterano deliziosa via che man mano ci porta al Colosseo, si raggiunge la... BASILICA DI SAN CLEMENTE
La basilica di San Clemente in Laterano è una delle più interessanti e
antiche basiliche di Roma, eretta prima del 385 e dedicata a San
Clemente, il terzo papa dopo San Pietro.Si compone di due chiese
sovrapposte, sorte sopra costruzioni romane dell'età repubblicana e sui
resti di un tempio del dio Mitra. La chiesa inferiore fu sede di vari
concili durante il V secolo, restaurata nell'VIII e IX secolo e
distrutta in seguito all'invasione di Roberto il Giuiscardo (1084). Nel
1108 il papa Pasquale II edificò sulle sue rovine la chiesa superiore,
ristrutturata durante il pontificato di Clemente XI da Carlo Fontana.
L'architetto realizzò la modesta facciata barocca utilizzando per il
portico ad arcate le antiche colonne di granito. L'interno, sebbene
abbia subito notevoli alterazioni a causa del rimodernamento operato dal
Fontana, conserva ancora l'aspetto tipico dell'antica basilica romana: è
divisa, infatti, in tre navate da due colonne di marmo e granito con
capitelli ionici. Interessante la visita alla basilica inferiore la quale conserva un'importante testimonianza per lo studio della lingua italiana. Si tratta dell'affresco della "Leggenda di Sisinno" che presenta una delle prime testimonianze di volgare italiano.
La Leggenda di Sisinno
Il celebre ciclo di affreschi del XII sec. che riveste alcuni muri
portanti della basilica inferiore di San Clemente rappresenta una delle
principali attrazioni di questa basilica. In
questi luoghi nascosti si possono trovare pitture meravigliose che
narrano episodi della vita leggendaria del Santo ed in particolare i
suoi miracoli più famosi. Un affresco di particolare interesse è quello
detto del Miracolo di Sisinnio dove sono presenti particolari che
potrebbero sfuggire ai turisti meno attenti.
La vicenda rappresentata ci riporta nella Roma del I sec. quando le
messe si celebravano ancora all’interno delle domus, aperte alla
comunità cristiana grazie a patrizi benemeriti convertiti alla nuova
fede. A queste messe celebrate da Clemente assisteva Teodora, la moglie
di Sisinnio, potente dignitario della corte dell’imperatore Nerva e per
di più geloso. Sospettoso per le continue fughe domenicali della moglie,
decise di pedinarla e scoprì così che la donna si era convertita al
cristianesimo cosa davvero sconveniente per la moglie di un potente uomo
di corte. Con l’orgoglio ferito Sisinnio interruppe la funzione per
condurre via Teodora ma Clemente, che evidentemente non tollerava
intrusioni nella casa del signore, rese Sisinnio cieco e sordo. La scena
si conclude con Sisinnio costretto a ritirarsi sostenuto dai suoi
servi.
L’episodio occupa il registro centrale dell’affresco, quello principale e
meglio visibile. L’artista ne è al corrente ed esegue un lavoro di alta
qualità ricorrendo ad una certa resa prospettica e riuscendo a
conferire decoro e solennità ai personaggi tra i quali emerge la figura
di San Clemente in atteggiamento orante.
Ma la vicenda non termina qui e continua nella casa di Sisinnio dove si
recò Clemente, a tal punto impietosito per le sorti del suo rivale, da
volergli restituire vista ed udito. Sisinnio, infuriato per quanto
precedentemente accaduto, ordinò ai suoi servi di legare Clemente e
sbatterlo fuori casa ma, anche questa volta, il santo ricorreva ad un
miracolo così che i servi, scambiandolo per una colonna della casa, si
adoperavano con tutte le loro forze a spostarla invano.
Questa seconda parte della storia è stata dipinta nel registro
sottostante, più stretto e meno visibile. Qui l’artista cambia stile
dando fondo a tutto il suo talento: per dare più ritmo alla narrazione e
favorire la comprensione della scena, introduce nell’affresco un mezzo
di comunicazione davvero moderno: il fumetto. Si possono infatti ancora
leggere, anche se oggi un pò a fatica, varie iscrizioni che accompagnano
le azioni dei personaggi, alcune delle quali addirittura in lingua
volgare! Leggiamo per esempio “falite de reto co lo palo” ovvero
spingete dietro col palo e “fili de le pute traite” espressione colorita
che non ha bisogno di traduzione. Abbiamo di fronte una testimonianza
di eccezionale importanza, si tratta infatti di una delle primissime
attestazioni scritte della lingua volgare ed in particolare del volgare
romanesco con il quale il popolo si esprimeva abitualmente.
Quello che si scopre nella Basilica di San Clemente è un medioevo denso
di avvenimenti, popolato da santi leggendari, ricco di opere d’arte e…
di piacevoli sorprese.
La passeggiata continua , non senza uno sguardo al monumento più famoso di Roma , il Colosseo e benchè il nostro itinerario abbia ben altra meta, non possiamo trascurare la Basilica di San Pietro in Vincoli dove si trova il Mosè del Michelangelo...ancora pochi passi ed eccoci davanti alla...
BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE
Storia La più importante delle chiese romane
dedicate alla Madonna sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle
tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso
fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con
affreschi. La chiesa originaria - a tre navate, senza transetto e con
nartece (il porticato esterno) - fu fondata tra il 432 ed il 440 da
Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma
della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa
fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il
5 agosto 356 - da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S.
Maria ad Nives usati in passato - è da ritenersi falsa. Tra il 1145 ed
il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise
in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV
(1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il
transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino
venne affidata a Jacopo Torriti. Alla seconda metà del XIV secolo
risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale
Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui
si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la
costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del Quattrocento
papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo,
cassettonato il soffitto della navata centrale.
L'attuale basilica Profonde trasformazioni
della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto
sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio
del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi
cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a
destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò
l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che
conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono
all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima
metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e
ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del
cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone
alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia delle
benedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originale
decorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla
fine del XIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo
benedicente tra i simboli degli Evangelisti, la Vergine, angeli e Santi.
Nel registro inferiore sono rappresentati episodi della vita di papa
Liberio. L’interno della basilica ha conservato - unica tra le basiliche
patriarcali - un aspetto ancora vicino a quello originale: un grandioso
impianto a tre navate, divise da antiche colonne di reimpiego,
terminante nell’abside preceduta dall’arco trionfale.
Opere Nel transetto sono visibili tondi
affrescati con figure di Profeti, riportati in luce nel 1931, variamente
attribuiti al Cavallini, a Cimabue o al giovane Giotto. Dalla navata
destra si può accedere al battistero - progettato da Flaminio Ponzio nel
1605 e decorato dal Passignano - e da questo alla Sagrestia, a destra, e
alla Cappella di San Michele, quest’ultima con lacerti di affreschi per
i quali è stato recentemente proposto il nome di Piero della Francesca.
Tornati nella navata destra s’incontra prima la Cappella delle Reliquie
e quindi la grande Cappella Sistina, voluta da Sisto V Peretti
(1585-1590) che ne affidò la realizzazione a Domenico Fontana
(1584-1587). Completamente affrescata da artisti del tardo manierismo
romano diretti da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, la cappella incorpora
l’antico Oratorio del Presepio, qui sistemato dal Fontana e accessibile
da una scala. La decorazione scultorea del sacello si deve, in parte,
ad Arnolfo di Cambio. All’esterno della cappella, sul pavimento, c’è la
semplice lastra tombale della famiglia Bernini, sotto la quale venne
sepolto anche Gian Lorenzo. Simmetrica alla Cappella Sistina, e
parimenti sfarzosa, nella navata sinistra si apre la Cappella Paolina,
progettata per Paolo V Borghese (1605-1621) da Flaminio Ponzio. Rispetto
alla Sistina la cappella Paolina presenta una superiore qualità della
decorazione pittorica, a cui presero parte il Cavalier d’Arpino e Guido
Reni.
...la nostra visita è terminata una passeggiata ricca di storia e densa di attrazioni che ci ha permesso di rendere omaggio alla storia cristiana di Roma.