Come non rievocare la Roma anni 50 celebrata dal regista William Wyler nella pellicola del 1953, Vacanze Romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Tra le location cult annoveriamo:
Piazza di Spagna: location del celebre incontro tra la principessa Anna e Joe Bradley mentre lei era ferma presso un chiostro di fiori.
Piazza Barberini: l’ambasciata dove risiedeva la principessa Anna.
Colosseo: dopo la celebre passeggiata in vespa i due entrano nel colosseo, allora aperto e raggiungibile da qualsiasi ingresso
Appartamento R/134 Margutta: Sull'elegante via Margutta, è sul set casa in cui Joe ospita la principessa Anna.
Tra le altre storiche location rircordiamo: Bocca della verità, Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, Caffè Rocca, Piazza della Rotonda e Pantheon, Castel Sant'Angelo, Chiesa di Trinità dei Monti, Via dei Fori Imperiali.
Guardie e Ladri
Una Roma del secondo dopoguerra è quella che si vede nella celebre pellicola di Mario Monicelli e Steno,del 1951, Guardie e Ladri con il mitico Totò, Aldo Giuffrè e Aldo Fabrizi.
Passeggiate per Roma alla scoperta del celebre film che racconta di Ferdinando Esposito, un piccolo furfante che cerca di mantenere la famiglia con i suoi espedienti, tra le storiche location segnaliamo:
Fori Imperiali: Le scene della celebre truffa organizzata da Fedinando Esposito e il suo socio, dove verrà "nascosta" la famosa moneta.
Quartiere Trieste Salario: dove avvenne il mitico inseguimento di Aldo Fabrizi alla caccia di Totò, nei pressi di Viale Somalia.
Teatro Quirino: Ferdinando e il socio trovano i bambini in un vicolo lì vicino e con loro entrano a teatro, dove partirà la truffa, in via delle Vergini e Via dell’Umiltà a Roma.
Un Americano a Roma
Steno 1954, siamo a Roma nei primi anni del dopoguerra con uno spettacolare Alberto Sordi in Un Americano a Roma.
Ricordate la storica scena di Sordi contro il Gatto Mammone? La scena è stata girata tra il Portico d'Ottavia e Teatro Marcello nel pieno Ghetto di Roma. Oltre al Ghetto Ebraico, anche il Colosseo è lo sfondo della divertente cornice de Un americano a Roma dove Santi Bailor (Sordi), ragazzotto trasteverino è ossessionato da tutto ciò che è americano.
Senza dimenticare i suggestivi tetti di Via Margutta, che fanno da sfondo a un Alberto Sordi senza veli.
I Soliti Ignoti

E come non ricordare la celebre pellicola di Monicelli del 1958, e i celebri ladruncoli romani Cosimo e Capannelle de I soliti Ignoti.
Ecco i luoghi celebri del film.
La terrazza dalla quale il gruppo osserva, che poi è la stessa da cui Tiberio (Mastroianni) filmerà la scena con la sua minicinepresa, si trova invece a Santa Maria Maggiore, e non affaccia in realtà su Tre Cannelle. Mentre la famosa terrazza dove si ritrovano a lezioni di scasso, si trova nel quartiere Casal Bertone.
Come ricorderete il film apre con Cosimo e Capannelle che si danno al furto d'auto, è su via Alesia, nel rione Appio, che si apre il celebre film, una via chiusa e che di recente accoglie un supermercato.
Il mercato in cui Tiberio tenta di rubare la cinepresa è quello di Porta Portese mentre, una delle location storiche è l'agenzia dei Pegni, l'edificio in cui i "soliti ignoti" dovranno compiere il grande colpo, nella celebre via delle Tre Cannelle, che è subito riconoscibile non appena si nota la particolare fontanella a tre bocche.
Fantasmi a Roma
Film del 1961: Fantasmi a Roma, di Antonio Pietrangeli che vedeva un cast composto da: Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Sandra Milo.
Si racconta la vicenda dell’anziano principe Annibale di Roviano che convive nel suo palazzo decrepito, assistito dalla presenza dei fantasmi dei suoi antenati, tra cui: Il nobile Reginaldo, casanova impenitente; la romantica Donna Flora, suicida per amore e Fra’ Bartolomeo, frate oltremodo goloso. L’anziano principe e i trapassati antenati vedono il mondo e la Roma intorno a loro cambiare, loro malgrado, supportati da un’amica insolita: Regina, attrice di un tempo, che sembra blaterare come una barbona ubriaca ma dall’intelligente schiettezza che denuncia le ipocrisie perbeniste della società che la circonda. Lei, come il principe Annibale, è in grado di sentire la presenza dei fantasmi e di comunicare con loro...e questi fantasmi si trovano dappertutto ma di grandissimo impatto è la scena girata a piazza dei Consoli che vede il fantasma del pittore Caparra (Vittorio Gassman) muoversi all'interno della TORRETTA o Torre del Quadraro . Il nome della torre e dell’omonimo quartiere, sembra derivare da un certo Guadralis, il quale nel 1164 ricevette in concessione il terreno circostante insomma Cinecittà è stata ed è (con le sue peculiarità storiche) luogo di ispirazione per molti registi.


Giallo, horror...pauraaa al Coppedè
Una menzione a parte merita la cinematografia che ha scelto il Quartiere Coppedè come ambientazione.
Si dice che girando per il quartiere Coppedé si abbia la sensazione di essere spiati dalle persiane, che non vi siano i nomi sui citofoni, che le strade appaiono disabitate anche se piene di gente, che le figure misteriose e fantasiose che adornano i palazzi abbiano occhi che seguono i movimenti, che insomma sia un quartiere “vivo” nelle strutture architettoniche, che gli abitanti veri non siano gli inquilini dei palazzi ma i palazzi stessi...è forse per questo che il portone del civico 2 di piazza Mincio appare come una grossa bocca, che possa raccontare storie fantastice e di terrore ed i registi di questi quattro film che menzioneremo hanno saputo ascoltare le belle e macabre storie che il portone, il quartiere tutto, gli ha saputo raccontare? Ah...magia del cinema!...scopriamolo insieme.
Si entra in questo favoloso quartiere attraverso un arco suggestivo ispirato alla scenografia di un film italiano: “Cabiria” (1914), ed è forse proprio questa ispirazione iniziale che ha contribuito a dare all'intero quartiere quell'aspetto scenografico che l'ha contraddistinto negli anni.
Passato l'arco si entra in piazza Mincio, al civico 2 c'è un'entrata di un palazzo che appare come una bocca gigantesca fatta di archi concentrici, che sembra voler ingoiare tutto quello che vi entra, una porta speciale e misteriosa che è stata la protagonista di molti film gialli e horror...
“La ragazza che sapeva troppo” (1960) di Mario Bava, il portone è l'entrata della casa dove la protagonista va dopo aver ricevuto una lettera anonima. Questo è il primo film dove l'entrata di questo misterioso palazzo appare, e Mario Bava lo rende subito suggestivo, caricandolo di simboli, chi meglio del regista che aveva girato poco prima “La maschera del demonio” poteva individuare in una Roma moderna un palazzo che richiamasse l'idea di un castello antico e maledetto?

Il secondo film dove appare il portone “malefico” è “Il profumo della signora in nero” (1974) di Francesco Barilli, qui addirittura il palazzo è il protagonista principale, tanto che la prima scena si apre proprio con il mostrare l'entrata e due inquilini che si salutano dai balconi adiacenti. L'interno del palazzo si presenta come un inferno dantesco, dove ogni piano è un girone infernale, dietro ad ogni porta chiusa si nascondono segreti, fantasmi, incubi irrisolti. Tutto il film gira intorno al quartiere, che di per sé è pieno di simboli, sembra sempre di non riuscire a distinguere ciò che è vero da quello che non lo è, e questa è un po' la caratteristica dell'opera di Coppedè, che ha riempito le palazzine e i villini del quartiere di disegni, scritte, richiami a mondi fantastici, citazioni con il passato e con leggende, personaggi storici...insomma un vero e proprio percorso nell'immaginario, nel fantastico.

Il terzo film dove il palazzo di piazza Mincio appare è in un film straniero: “Il presagio” (1976) di Richard Donner, qui il quartiere appare di sfuggita, e l'entrata è quella della dimora del protagonista, l'ambasciatore americano. L'entrata del palazzo e l'arco del quartiere sono il simbolo di una Roma misteriosa, non conosciuta, dove si insinuano pericoli celati da figure solo apparentemente innocue. Il film aveva bisogno di mostrare una Roma non da cartolina, ma da scoprire, ombrosa e maestosa allo stesso tempo...il quartiere Coppedé era il luogo adatto.
Il quarto film dove appare l'architettura del quartiere romano è “Inferno” (1980). La famosa entrata, è quella della biblioteca romana dove Eleonora Giorgi si reca per cercare il libro delle “Tre madri”. Anche in questo caso Argento necessitava di un luogo che di per sé fosse colmo di simboli e significati e la “bocca-porta” di piazza Mincio è davvero una caverna dove entrare, carica di mistero e di culture celate, forse mai esistite.
Dario Argento già ne “L'uccello dalle piume di cristallo” aveva ambientato alcune scene nel famoso quartiere, ma senza inquadrare il portone.