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venerdì 25 novembre 2011
Il Quirinale. Dall’Unità d'Italia ai nostri giorni Roma, Palazzo del Quirinale 30 novembre 2011 - 17 marzo 2012
La “Casa degli Italiani” si racconta. Ci sarà un contributo specifico della Presidenza della Repubblica alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: dal 26 novembre 2011 al 17 marzo 2012, il Palazzo del Quirinale – tra il Cortile d’Onore e le sale del Piano Nobile – ospiterà la mostra “Il Quirinale. Dall’Unità d'Italia ai nostri giorni”.
Promossa dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica Italiana e organizzata in collaborazione con l’Associazione Civita, la mostra è curata da Paola Carucci e Louis Godart con l’allestimento del maestro Luca Ronconi.
Il 150° anniversario dell’Unificazione nazionale ha costituito l’occasione per un approfondimento storiografico e una riflessione sulle vicende storico-politiche e istituzionali che hanno segnato l’evoluzione dello Stato italiano.
Il Palazzo del Quirinale costituisce l’espressione simbolica di un percorso complesso, che ha posto l’Unità nazionale di fronte a prove durissime e a momenti di grave crisi, ma anche a significativi momenti di consolidamento dello Stato: edificato dai papi nel 1583, è diventato nel 1870 residenza dei sovrani d’Italia e dal 1946 è sede della Presidenza della Repubblica.
Il filo conduttore della mostra è costituito dalla funzione di rappresentanza dell’Unità nazionale che lo Statuto Albertino prima e soprattutto la Costituzione poi hanno conferito al Capo dello Stato, e dal modo in cui tale funzione è stata interpretata e attuata dalle diverse personalità che hanno ricoperto la più alta carica istituzionale della nazione.
La mostra intende, da una parte, illustrare il patrimonio artistico, la politica di costante acquisizione di opere d’arte da parte dei sovrani di casa Savoia, e il successivo impegno dei Presidenti della Repubblica volto allo studio, al restauro, alla scoperta, alla gestione degli edifici, dei giardini e dei tesori d’arte custoditi nel Palazzo. Dall’altra, sotto il profilo storico-istituzionale, la riflessione parte dal ruolo svolto dai Savoia (e dalle consorti dei sovrani, in particolare dalla regina Margherita alla quale è dedicata un’apposita sezione relativa alla sua Biblioteca conservata presso il Quirinale) per poi approfondire l’attività dei Presidenti della Repubblica.
Verranno, dunque, presentati oggetti del Quirinale – libri, quadri, livree –, documenti di archivio e ritagli stampa, con ampio uso di fotografie, registrazioni sonore e riprese cinematografiche e televisive.
La mostra darà ampio spazio al ruolo di “rappresentanza dell’Unità nazionale”, scolpito nell’articolo 87 della Costituzione, assolta sul piano internazionale dalle visite all’estero e dagli incontri con i Capi di Stato esteri; mentre il rapporto con la società emergerà anche dai viaggi in Italia, dalle udienze e dalle cerimonie presso il Quirinale.
La mostra, pensata per un pubblico ampio e rivolta in particolare ai giovani e al mondo della scuola, si avvale non solo delle fonti documentali conservate presso il Palazzo del Quirinale, ma anche di materiale iconografico e documenti provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, l’Istituto Luce, le Teche Rai e altri archivi, musei e istituzioni.
Roma, Palazzo del Quirinale
30 novembre 2011 - 17 marzo 2012
Indirizzo: Piazza del Quirinale
Orario: Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30. Domenica: dalle 8.30 alle 12.00. Chiuso il Lunedì
Biglietto: Ingresso gratuito
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martedì 22 novembre 2011
HOMO SAPIENS: così la nostra specie conquistò il mondo. Mostra a Roma al Palazzo delle esposizioni
Al Palazzo delle Esposizioni di Roma apre i battenti una grande mostra, curata da esperti internazionali sotto la guida di Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani, che racconta la vicenda della nostra specie, dalle origini africane alla diffusione in tutto il pianeta.
È trascorsa a malapena una decina di giorni da quando le Nazioni Unite hanno indicato in una neonata filippina l'abitante numero sette miliardi dell'unica specie capace di colonizzare il pianeta a tutte le latitudini e con ogni clima. Già, perché si trovano esemplari di Homo sapiens dallo sperduto villaggio di Alert, sull'isola di Ellesmere, all'estremo nord del Canada, appena 800 chilometri dal Polo Nord e una notte gelida e buia che dura da ottobre a febbraio, fino alle torride distese deserte della depressione della Dancalia, nel Corno d'Africa.
E pensare che la storia di tutti noi ha avuto inizio - più di un inizio, in verità - meno di 200.000 anni fa non lontano da quell'anticamera dell'inferno, in una remota valle dell'Etiopia da cui la nostra specie ha mosso i primi passi. È lì che nacque un nuovo membro della famiglia del genere Homo, che quasi un milione di anni prima si era già spinto a esplorare gli angoli più remoti del vecchio mondo, prosperando e differenziandosi in un intricato "cespuglio evolutivo", come lo definiscono i paleoantropologi. Ed è da lì che quel bipede con una postura perfettamente eretta e un'intraprendenza senza pari ha piano piano conquistato il pianeta, attraversando ogni sorta di pericoli e finendo, forse più di una volta, sull'orlo dell'estinzione - soprattutto a causa dei violenti cambiamenti climatici che hanno scosso la Terra - durante la sua breve, fortunata avventura.
Al lungo viaggio di Homo sapiens è dedicata l'omonima mostra in programma dall'11 novembre al 12 febbraio 2012 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove un gruppo di scienziati di fama internazionale, sotto la guida di Luigi Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani, raccogliendo nell'esposizione un complesso di reperti che non ha pari al mondo, ha dipanato la matassa della nostra evoluzione sbrogliando il filo che ci ha portato fin qui
O, meglio, i fili. Che partono da uno dei reperti di più recente scoperta, Australopithecus sediba, un controverso ominide di 2 milioni di anni fa le cui caratteristiche morfologiche lo collocano a metà tra i suoi parenti più stretti e i più lontani antenati del genere Homo, quello che un tempo si sarebbe impropriamente detto un "anello mancante". Lee Berger, che lo ha scoperto in Sudafrica, porterà a Roma, per la prima volta al mondo, il calco autorizzato di A. sediba, perché l'originale è troppo fragile per esporlo al rischio di un viaggio. Di qui, la prima sezione della mostra esplora le vicende delle prime specie del genere Homo, agili camminatori che lasciarono l'Africa per arrivare al cuore dell'Europa e spingersi fino alle estreme propaggini dell'Asia, facendoci incontrare, per la prima volta in Italia, l'originale del cranio di Homo georgicus, un fossile di 1,8 milioni di anni fa scoperto nel Caucaso che rappresenta, per ora, il più antico abitante d'Europa.
Ma è con la seconda sezione che ha inizio il nostro viaggio nel senso più stretto, caratterizzato da un'ondata di successive uscite dall'Africa che ha il culmine circa 60.000 anni fa. E subito scopriamo che fino a poche migliaia di anni prima che gli Egizi costruissero le piramidi non eravamo soli. Quando Homo sapiens lascia l'Africa incontra altre specie cugine. C'è l'uomo di Neanderthal in Europa, gli eredi di Homo erectus sull'isola di Giava, , l'uomo di Denisova, in Siberia, l'ultimo scoperto, e nella remota isola indonesiana di Flores, gli "hobbit" che hanno accompagnato la nostra specie fino a 12.000 anni or sono. Ed è qui che facciamo alcuni degli incontri più interessanti della mostra. Il primo proprio con Homo floresiensis, grazie alla splendida ricostruzione realizzata da Lorenzo Possenti, artista toscano specializzato in modelli per le scienze naturali e apprezzato a livello internazionale. Che è anche l'autore della ricostruzione del bimbo di Lagar Velho, un enigmatico fossile portoghese di circa 25.000 anni fa cui le indagini genetiche attribuirebbero un padre neanderthaliano e una madre H. sapiens.
Sì, perché l'analisi del DNA ha ormai accertato che, durante il suo viaggio, la nostra specie non si è solo incontrata con le altre, ma ha anche generato ibridi, almeno con i Neanderthal. Ed ecco entrare in gioco la frontiera della paleoantropologia degli ultimi anni: l'analisi del DNA antico, il più prezioso alleato degli scienziati nel ricostruire la storia dell'uomo e delle sue differenze, che ci porta dritto alla genetica delle popolazioni, la scienza che proprio Cavalli Sforza ha contribuito a fondare.
È con la terza e la quarta sezione della mostra che entriamo nel vivo della specialità di Homo sapiens, le migrazioni. Perché dai primi spostamenti di gruppi sparuti, contemporaneamente alla rivoluzione degli strumenti del Paleolitico e alla nascita delle prime espressioni simboliche, l'uomo comincia a colonizzare il pianeta in modo più sistematico. Raggiunge le Americhe, l'Australia, le isole del Pacifico, si differenzia per gli strumenti che usa e le lingue che parla, invade territori ostili, e infine si ferma - si fa per dire - creando insediamenti sedentari dove domestica piante e animali.
Arriva fino ai giorni nostri, il percorso di Homo sapiens, con la riscoperta delle Americhe e una lettera originale di Cristoforo Colombo al suo mecenate Luís de Santángel, conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Vi narra, il navigatore genovese, la sorpresa di aver incontrato, di là dall'Atlantico, non i mostri con il corpo di uomo e la testa di cane descritti da Marco Polo nel Milione, ma uomini e donne del tutto simili a noi, e anche piuttosto cordiali...
L'avventura si conclude con quei sette miliardi di esseri umani che oggi popolano il pianeta, figli di antenati comuni che hanno battuto ogni sorta di avversità. Parliamo quasi settemila lingue diverse, abbiamo diverso colore della pelle, forma degli occhi e del naso, mangiamo alimenti diversi. Ma c'è una sola storia ad annodare le nostre diversità, è scritta nel nostro genoma e oggi gli scienziati possono raccontarla con sempre maggiore dovizia di particolari. Per questo Homo sapiens è molto più che una mostra: perché alla fine del percorso scopriamo di quale magico guazzabuglio di ingredienti è fatta quell'immensa impresa collettiva che è la civiltà dell'uomo.
È trascorsa a malapena una decina di giorni da quando le Nazioni Unite hanno indicato in una neonata filippina l'abitante numero sette miliardi dell'unica specie capace di colonizzare il pianeta a tutte le latitudini e con ogni clima. Già, perché si trovano esemplari di Homo sapiens dallo sperduto villaggio di Alert, sull'isola di Ellesmere, all'estremo nord del Canada, appena 800 chilometri dal Polo Nord e una notte gelida e buia che dura da ottobre a febbraio, fino alle torride distese deserte della depressione della Dancalia, nel Corno d'Africa.
E pensare che la storia di tutti noi ha avuto inizio - più di un inizio, in verità - meno di 200.000 anni fa non lontano da quell'anticamera dell'inferno, in una remota valle dell'Etiopia da cui la nostra specie ha mosso i primi passi. È lì che nacque un nuovo membro della famiglia del genere Homo, che quasi un milione di anni prima si era già spinto a esplorare gli angoli più remoti del vecchio mondo, prosperando e differenziandosi in un intricato "cespuglio evolutivo", come lo definiscono i paleoantropologi. Ed è da lì che quel bipede con una postura perfettamente eretta e un'intraprendenza senza pari ha piano piano conquistato il pianeta, attraversando ogni sorta di pericoli e finendo, forse più di una volta, sull'orlo dell'estinzione - soprattutto a causa dei violenti cambiamenti climatici che hanno scosso la Terra - durante la sua breve, fortunata avventura.
Al lungo viaggio di Homo sapiens è dedicata l'omonima mostra in programma dall'11 novembre al 12 febbraio 2012 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove un gruppo di scienziati di fama internazionale, sotto la guida di Luigi Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani, raccogliendo nell'esposizione un complesso di reperti che non ha pari al mondo, ha dipanato la matassa della nostra evoluzione sbrogliando il filo che ci ha portato fin qui
O, meglio, i fili. Che partono da uno dei reperti di più recente scoperta, Australopithecus sediba, un controverso ominide di 2 milioni di anni fa le cui caratteristiche morfologiche lo collocano a metà tra i suoi parenti più stretti e i più lontani antenati del genere Homo, quello che un tempo si sarebbe impropriamente detto un "anello mancante". Lee Berger, che lo ha scoperto in Sudafrica, porterà a Roma, per la prima volta al mondo, il calco autorizzato di A. sediba, perché l'originale è troppo fragile per esporlo al rischio di un viaggio. Di qui, la prima sezione della mostra esplora le vicende delle prime specie del genere Homo, agili camminatori che lasciarono l'Africa per arrivare al cuore dell'Europa e spingersi fino alle estreme propaggini dell'Asia, facendoci incontrare, per la prima volta in Italia, l'originale del cranio di Homo georgicus, un fossile di 1,8 milioni di anni fa scoperto nel Caucaso che rappresenta, per ora, il più antico abitante d'Europa.
Ma è con la seconda sezione che ha inizio il nostro viaggio nel senso più stretto, caratterizzato da un'ondata di successive uscite dall'Africa che ha il culmine circa 60.000 anni fa. E subito scopriamo che fino a poche migliaia di anni prima che gli Egizi costruissero le piramidi non eravamo soli. Quando Homo sapiens lascia l'Africa incontra altre specie cugine. C'è l'uomo di Neanderthal in Europa, gli eredi di Homo erectus sull'isola di Giava, , l'uomo di Denisova, in Siberia, l'ultimo scoperto, e nella remota isola indonesiana di Flores, gli "hobbit" che hanno accompagnato la nostra specie fino a 12.000 anni or sono. Ed è qui che facciamo alcuni degli incontri più interessanti della mostra. Il primo proprio con Homo floresiensis, grazie alla splendida ricostruzione realizzata da Lorenzo Possenti, artista toscano specializzato in modelli per le scienze naturali e apprezzato a livello internazionale. Che è anche l'autore della ricostruzione del bimbo di Lagar Velho, un enigmatico fossile portoghese di circa 25.000 anni fa cui le indagini genetiche attribuirebbero un padre neanderthaliano e una madre H. sapiens.
Sì, perché l'analisi del DNA ha ormai accertato che, durante il suo viaggio, la nostra specie non si è solo incontrata con le altre, ma ha anche generato ibridi, almeno con i Neanderthal. Ed ecco entrare in gioco la frontiera della paleoantropologia degli ultimi anni: l'analisi del DNA antico, il più prezioso alleato degli scienziati nel ricostruire la storia dell'uomo e delle sue differenze, che ci porta dritto alla genetica delle popolazioni, la scienza che proprio Cavalli Sforza ha contribuito a fondare.
È con la terza e la quarta sezione della mostra che entriamo nel vivo della specialità di Homo sapiens, le migrazioni. Perché dai primi spostamenti di gruppi sparuti, contemporaneamente alla rivoluzione degli strumenti del Paleolitico e alla nascita delle prime espressioni simboliche, l'uomo comincia a colonizzare il pianeta in modo più sistematico. Raggiunge le Americhe, l'Australia, le isole del Pacifico, si differenzia per gli strumenti che usa e le lingue che parla, invade territori ostili, e infine si ferma - si fa per dire - creando insediamenti sedentari dove domestica piante e animali.
Arriva fino ai giorni nostri, il percorso di Homo sapiens, con la riscoperta delle Americhe e una lettera originale di Cristoforo Colombo al suo mecenate Luís de Santángel, conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Vi narra, il navigatore genovese, la sorpresa di aver incontrato, di là dall'Atlantico, non i mostri con il corpo di uomo e la testa di cane descritti da Marco Polo nel Milione, ma uomini e donne del tutto simili a noi, e anche piuttosto cordiali...
L'avventura si conclude con quei sette miliardi di esseri umani che oggi popolano il pianeta, figli di antenati comuni che hanno battuto ogni sorta di avversità. Parliamo quasi settemila lingue diverse, abbiamo diverso colore della pelle, forma degli occhi e del naso, mangiamo alimenti diversi. Ma c'è una sola storia ad annodare le nostre diversità, è scritta nel nostro genoma e oggi gli scienziati possono raccontarla con sempre maggiore dovizia di particolari. Per questo Homo sapiens è molto più che una mostra: perché alla fine del percorso scopriamo di quale magico guazzabuglio di ingredienti è fatta quell'immensa impresa collettiva che è la civiltà dell'uomo.
lunedì 14 novembre 2011
LUX IN ARCANA:l'archivio segreto vaticano si rivela
Un evento mediatico e culturale senza precedenti: 100 documenti originali, custoditi da 400 anni nell’Archivio dei papi, per la prima volta nella storia varcheranno i confini della Città del Vaticano e saranno visibili ai Musei Capitolini di Roma, da febbraio a settembre del 2012, in occasione della mostra Lux in arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela. Conclavi, eresie, papi e imperatori. Crociate, scomuniche, lettere cifrate. Manoscritti, codici, antiche pergamene. Un evento unico ed irripetibile che racconta la Storia attraverso le sue fonti.
Sarà la prima e forse unica volta nella storia che valicheranno i confini della Città del Vaticano. E lo faranno per essere accolti ed esposti nelle splendide sale dei Musei Capitolini di Roma. Si tratta di 100 originali e preziosissimi documenti scelti fra i tesori che l’Archivio Segreto Vaticano da secoli conserva e protegge.
La mostra organizzata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano vuole spiegare e raccontare che cos’è e come funziona l’Archivio dei Papi e, nel contempo, rendere visibile l’invisibile e permettere di accedere ad alcune meraviglie finora custodite nei circa 85 km lineari di scaffali dell’Archivio Segreto Vaticano; verranno infatti esposti documenti di straordinaria valenza storica, che coprono un arco temporale che va dall’VIII secolo d.C. fino al XX secolo.
Il titolo “Lux in arcana” comunica il principale obiettivo della mostra: la luce che filtra nei recessi dell’Archivio illumina una realtà preclusa ad una conoscenza superficiale, ma fruibile solo attraverso il contatto diretto e concreto con le fonti dell’Archivio, che per la prima volta apre le porte alla scoperta della storia, a volte inedita, raccontata nei documenti. La mostra verrà arricchita da allestimenti multimediali, guidati da una rigorosa quanto coinvolgente narrazione storica, per permettere al visitatore di assaporare alcuni famosi eventi del passato e di “rivivere” i documenti, che si animeranno con il racconto dei retroscena e dei personaggi coinvolti.
I 100 documenti - scelti tra codici e pergamene, filze e registri e manoscritti - rimarranno in esposizione per circa sette mesi, da febbraio a settembre 2012, ai Musei Capitolini.
Una prestigiosissima sede, prescelta per ospitare questo evento memorabile che sottolinea il profondo legame fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale; alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano infatti le origini di entrambe le istituzioni coinvolte nell’evento, ma allo stesso tempo la storia custodita nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.
L’Archivio Segreto Vaticano costituisce un patrimonio culturale dell’umanità che ha come epicentro la città di Roma. È per questo che la mostra è stata realizzata in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma e Zètema Progetto Cultura.
Questa memorabile mostra sta già creando un’enorme aspettativa, alimentata dal misterioso fascino che l’Archivio Segreto Vaticano genera nell’immaginario collettivo.
Tutto ciò farà di Lux in arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela un evento dal valore scientifico e mediatico senza precedenti.
Alcune curiosità:
RETROSCENA, ANEDDOTI E APPROFONDIMENTI SULL'ARCHIVIO SEGRETO VATICANO
LA MATRICE PONTIFICIA DI BENVENUTO CELLINI
DI COSA SONO FATTI I SIGILLI?
IL PIÙ “PESANTE” PEZZO
D’ARCHIVIO
IL RESTAURO DEI DANNI DA INCHIOSTRO SULLA CARTA
LA CHIAVE DELLO SCRIGNO: LO SCHEDARIO GARAMPI
PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO: GLI INCHIOSTRI
COSA SONO I SIGILLI?
IL PIÙ ANTICO DOCUMENTO SOLENNE DEI PAPI: IL PRIVILEGIO
L’IMPORTANZA DEI REGISTRI DI LETTERE PAPALI
LA TORRE DEI VENTI
L’ORA ITALICA
«PREZIOSI» DISEGNI DI CASA BORGHESE
LE LETTERE CIFRATELE BOLLE PAPALISABBIA D’ARCHIVIO
REGISTRI CADUTI NEL FANGO
MONETE RITROVATE
DAL 1° MARZO 2012 AL 9 SETTEMBRE 2012
I Musei Capitolini Piazza del Campidoglio 1 Roma
GIORNI E ORARI
È possibile visitare la mostra Lux in Arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela tutti i giorni tranne il lunedì.
Dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00.
BIGLIETTI
Biglietto integrato Museo + Mostra: € 12,00 intero, € 10,00 ridotto, € 2,00 ridottissimo.
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): € 11,00 intero - € 9,00 ridotto - € 2,00 ridottissimo.
Come da disposizione di delibera comunale n.32 del 26/03/2009 e data la straordinarietà della manifestazione, in occasione della mostra Lux in Arcana anche le categorie aventi diritto a gratuità dovranno munirsi di un biglietto ridottissimo del costo di € 2,00.
La gratuità è prevista per bambini sotto i 6 anni, gruppi di scuole elementari e medie (inferiori), portatori di handicap e accompagnatore e possessori della RomaPass e RomaPiù Pass.
Sarà la prima e forse unica volta nella storia che valicheranno i confini della Città del Vaticano. E lo faranno per essere accolti ed esposti nelle splendide sale dei Musei Capitolini di Roma. Si tratta di 100 originali e preziosissimi documenti scelti fra i tesori che l’Archivio Segreto Vaticano da secoli conserva e protegge.
La mostra organizzata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano vuole spiegare e raccontare che cos’è e come funziona l’Archivio dei Papi e, nel contempo, rendere visibile l’invisibile e permettere di accedere ad alcune meraviglie finora custodite nei circa 85 km lineari di scaffali dell’Archivio Segreto Vaticano; verranno infatti esposti documenti di straordinaria valenza storica, che coprono un arco temporale che va dall’VIII secolo d.C. fino al XX secolo.
Il titolo “Lux in arcana” comunica il principale obiettivo della mostra: la luce che filtra nei recessi dell’Archivio illumina una realtà preclusa ad una conoscenza superficiale, ma fruibile solo attraverso il contatto diretto e concreto con le fonti dell’Archivio, che per la prima volta apre le porte alla scoperta della storia, a volte inedita, raccontata nei documenti. La mostra verrà arricchita da allestimenti multimediali, guidati da una rigorosa quanto coinvolgente narrazione storica, per permettere al visitatore di assaporare alcuni famosi eventi del passato e di “rivivere” i documenti, che si animeranno con il racconto dei retroscena e dei personaggi coinvolti.
I 100 documenti - scelti tra codici e pergamene, filze e registri e manoscritti - rimarranno in esposizione per circa sette mesi, da febbraio a settembre 2012, ai Musei Capitolini.
Una prestigiosissima sede, prescelta per ospitare questo evento memorabile che sottolinea il profondo legame fra la città di Roma e il Papato fin dall’età medioevale; alla sensibilità per le arti di Sisto IV si legano infatti le origini di entrambe le istituzioni coinvolte nell’evento, ma allo stesso tempo la storia custodita nell’Archivio Segreto Vaticano si intreccia con la storia dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero.
L’Archivio Segreto Vaticano costituisce un patrimonio culturale dell’umanità che ha come epicentro la città di Roma. È per questo che la mostra è stata realizzata in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma e Zètema Progetto Cultura.
Questa memorabile mostra sta già creando un’enorme aspettativa, alimentata dal misterioso fascino che l’Archivio Segreto Vaticano genera nell’immaginario collettivo.
Tutto ciò farà di Lux in arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela un evento dal valore scientifico e mediatico senza precedenti.
Alcune curiosità:
RETROSCENA, ANEDDOTI E APPROFONDIMENTI SULL'ARCHIVIO SEGRETO VATICANO
LA MATRICE PONTIFICIA DI BENVENUTO CELLINI
DI COSA SONO FATTI I SIGILLI?
IL PIÙ “PESANTE” PEZZO
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IL RESTAURO DEI DANNI DA INCHIOSTRO SULLA CARTA
LA CHIAVE DELLO SCRIGNO: LO SCHEDARIO GARAMPI
PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO: GLI INCHIOSTRI
COSA SONO I SIGILLI?
IL PIÙ ANTICO DOCUMENTO SOLENNE DEI PAPI: IL PRIVILEGIO
L’IMPORTANZA DEI REGISTRI DI LETTERE PAPALI
LA TORRE DEI VENTI
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«PREZIOSI» DISEGNI DI CASA BORGHESE
LE LETTERE CIFRATELE BOLLE PAPALISABBIA D’ARCHIVIO
REGISTRI CADUTI NEL FANGO
MONETE RITROVATE
DAL 1° MARZO 2012 AL 9 SETTEMBRE 2012
I Musei Capitolini Piazza del Campidoglio 1 Roma
GIORNI E ORARI
È possibile visitare la mostra Lux in Arcana - L’Archivio Segreto Vaticano si rivela tutti i giorni tranne il lunedì.
Dal martedì alla domenica dalle ore 9.00 alle ore 20.00.
BIGLIETTI
Biglietto integrato Museo + Mostra: € 12,00 intero, € 10,00 ridotto, € 2,00 ridottissimo.
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): € 11,00 intero - € 9,00 ridotto - € 2,00 ridottissimo.
Come da disposizione di delibera comunale n.32 del 26/03/2009 e data la straordinarietà della manifestazione, in occasione della mostra Lux in Arcana anche le categorie aventi diritto a gratuità dovranno munirsi di un biglietto ridottissimo del costo di € 2,00.
La gratuità è prevista per bambini sotto i 6 anni, gruppi di scuole elementari e medie (inferiori), portatori di handicap e accompagnatore e possessori della RomaPass e RomaPiù Pass.
domenica 13 novembre 2011
L'ARMONIA PERFETTA: MONDRIAN al Vittoriano
La grande mostra dell'autunno 2011 del Complesso del Vittoriano sarà dedicata a Piet Mondrian. A lui fino al 29 gennaio 2012, a partire dal 7 ottobre, sarà dedicata una mostra monografica "L'Armonia Perfetta" che racconterà la sua ossessione per l'idea di progresso. Negli anni a cavallo tra i due secoli infatti gli artisti d'avanguardia non si accontentavano più di un'arte deputata a rappresentare l'aspetto esteriore della realtà e ricercavano una verità più profonda, oltre l'esteriorità. Affascinato dalla corrente cubista, Mondrian continuò a lavorare sulle possibilità di strutturazione per riduzione, già contenute nel Cubismo, fino alla pittura astratta e, alcuni anni più tardi, inaugurò quello che definì “Neoplasticismo”.“
Come in Kandinskij, agli elementi espressivi della pittura – linea, colore e forma o superficie – veniva attribuito un valore proprio, che non rimandava a qualcos'altro. Mondrian ridusse tali elementi all'essenziale: soltanto linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali; soltanto colori primari – nessun colore composto, come in natura – e i non-colori nero, bianco e grigio. Ne derivò una delle fasi più affascinanti della storia dell'arte moderna: il gioco di Mondrian con le linee orizzontali e verticali e la ricerca della composizione ideale.“
Complesso del Vittoriano a piazza Venezia 3 Roma
Orario: lunedì-giovedì :9.30-19.30
venerdì-sabato: 9.30-23.30
domenica: 9.30-20.30
Come in Kandinskij, agli elementi espressivi della pittura – linea, colore e forma o superficie – veniva attribuito un valore proprio, che non rimandava a qualcos'altro. Mondrian ridusse tali elementi all'essenziale: soltanto linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali; soltanto colori primari – nessun colore composto, come in natura – e i non-colori nero, bianco e grigio. Ne derivò una delle fasi più affascinanti della storia dell'arte moderna: il gioco di Mondrian con le linee orizzontali e verticali e la ricerca della composizione ideale.“
Complesso del Vittoriano a piazza Venezia 3 Roma
Orario: lunedì-giovedì :9.30-19.30
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giovedì 13 ottobre 2011
Porchetta, Vino: FORI PORTA la fraschetta senza glutine ad Ariccia
La Fraschetta FORI PORTA ad Ariccia propone una cucina basata sulle ricette tipiche e tradizionali dei Castelli Romani.
Non potranno, pertanto, mancare tutti i derivati del maiale:
Porchetta, prosciutto, coppiette e salsicce (fresche e secche), coppa , salumi e formaggi Stagionati e freschi
Le mozzarelle, insalate e pachino, alla ricotta e saccottini ripieni prosciutto cotto o speck.
I primi vanno dai tradizionali sughi all' Amatriciana, Cacio e pepe, Carbonara o Arrabbiata alla polenta.
Le carni sono cucinate sulla griglia alla brace, in un grande camino a vista : abbacchio, salsicce, bistecche e braciole di maiale, pancetta fresca, lombate con/senza osso, di manzo italiano oppure tagli di carni Argentina e Irlandese o Danese, gli immancabili ARROSTICINI di pecora, accompagnati da patate fritte o al forno, verdure e insalate.
Per dessert, i dolci tradizionali secchi, ciambelline, brutti e buoni, amaretti ecc e torte fatte in casa, tiramisù, panna cotta, millefoglie, ricotta e cioccolato o pere, ecc..!!
La Fraschetta FORI PORTA E' L'UNICA FRASCHETTA DI ARICCIA AD ESSERE ASSOCIATA A.I.C E GARANTISCE TUTTI I GIORNI, PIETANZE SENZA GLUTINE, I CLIENTI CELIACI, POTRANNO GODERE LE STESSE PIETANZE DEI LORO AMICI E PARENTI, DALLA BRUSCHETTA AI BUCATINI ALL'AMATRICIANA!
Tel.: 06 9333661
Cell.: 348 3313305
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