Etichette
A ROMA GRATIS O QUASI
(32)
EVENTI A ROMA
(14)
GLUTEN FREE ROMA
(3)
OFFERTE SOGGIORNO BB A ROMA
(7)
ROMA PER I BAMBINI
(13)
VACANZE A ROMA
(21)
VISITARE ROMA IN 3 GIORNI .
(9)
domenica 9 dicembre 2012
ROMA: GALLERIA DORIA PAMPHILJ....un viaggio da non perdere!
Meta di questa proposta di itinerario è VIA DEL CORSO 305... non pensiate affatto che vi si stia consigliando di passeggiare per una delle vie romane più rinomate per gli acquisti, le nostre ambizioni sono stratosferiche :-) vi proponiamo di attraversare in poche ore 500 anni di storia di Roma.
Come al solito sveglia alle 8:30 e fate una sana colazione, al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI ne fate di abbondantissime ...preparatevi tutto compresi i biglietti metro e si parte..........METRO A FERMATA SUBAUGUSTA (a 300mt dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma ) si scende alla fermata SPAGNA proprio di fronte all'uscita c'è via Condotti (altra famosissima via) la si percorre tutta fino ad incrociare via del Corso si gira a sinistra ed a poche centinaia di metri ci troviamo di fronte a Palazzo Doria Phamphilj.
Si entrar troviamo la biglietteria costo del biglietto 11 euro comprensivi di audio guide.
Ben arrivati nella Galleria, il cuore espositivo di Palazzo Doria Pamphilj. Qui, nei quattro bracci affacciati sul cortile interno con le sue splendide arcate rinascimentali, così come nelle due grandi sale adiacenti, la Sala Aldobrandini e quella dei Primitivi, si concentrano la maggior parte dei capolavori della collezione privata della famiglia Doria Pamphilj. Costruita sul nucleo originario della residenza del cardinale Fazio Santoro datata ai primi del Cinquecento la galleria è anche la parte di Palazzo Doria Pamphilj che nasconde la storia più antica e interessante, una storia fatta di nobiltà, politica e unioni tra alcune delle più grandi famiglie nobiliari italiane: dai Della Rovere agli Aldobrandini, dai Landi ai Doria Pamphilj.
Come tutto il palazzo, la Galleria Doria Pamphilj è quindi il risultato di evoluzioni, annessioni e allargamenti che si sono succeduti per ben 500 anni per giungere a presentarsi oggi ai nostri occhi in tutto il suo secolare splendore. Entriamo a scoprirla.
TIZIANO VECELIO : SALOME' CON LA TESTA DEL BATTISTA
Galleria Aldobrandini (1° braccio)
Le formule decorative qui adottate furono dette “ a uso chinese” , dal pittore Ginesio del Barba. In questo segmento hanno preso posto da allora vari capolavori. Sulla sinistra è appesa la serie delle Lunette Aldobrandini, di Annibale Carracci e di alcuni suoi affermati scolari, che promosserola pittura di paesaggio alla stregua dei generi di maggior successo. Nel giro di pochi anni quella tipologia raggiunse quotazioni assai alte, come indica la parabola professionale di Claude Lorrain, di cui sono ospitate sulla medesima parete quattro tele: le più famose sono Le nozze di Rebecca e La Processione al tempio di Delfi. Vi è poi una Lotta di Putti di Guido Reni, quasi una rappresentazione della lotta di classe fra amorini abbronzati (plebei) e pallidi (nobili), eseguita per ringraziare il marchese Facchinetti, dopo che l’ artista aveva rischiato un lungo soggiorno in prigione a causa di una lite con l’ Ambasciatore di Spagna. Si giunge all’ angolo, dove è un CAMERINO contenente il capolavoro della raccolta, il Ritratto di Innocenzo X, tela di Velázquez, la cui esecuzione s’ inserì nella politica internazionale del tempo, segnata dal riavvicinamento del papato alla Spagna. L’ immagine potentissima ritrae con assoluto realismo l’aspetto e finanche l’ animo del pontefice. Quell’ impresa fu subito famosa a Roma, dove però non produsse influenze fra gli artisti locali, come evidenzia il confronto con uno dei due busti ritratto dello stesso papa, eseguito in marmo da Gian Lorenzo Bernini e ospitato nello stesso ambiente. Nelle immagini lapidee il papa Pamphilj mostra un piglio retoricamente eroico.
Galleria degli Specchi (2° braccio)
Questo braccio della Galleria reca nel soffitto storie di Ercole, dipinte dal bolognese A. Milani (1733), secondo fantasiose ipotesi che intrecciavano mito e araldica dei Pamphilj. Alle pareti, eccettuata per un’antica copia da Raffaello e un dipinto su alabastro di A. Tempesta, sono affissi grandi specchi, i quali erano allora incomparabilmente più costosi di qualsiasi dipinto o scultura. Vennero fatti venire da Venezia, con cura e impegno economico importanti anche per il delicato trasporto. Furono poco dopo collocate qui le molte statue, in gran parte archeologiche, e il grande vaso in porfido egiziano, fra i maggiori esempi del genere, realizzato poco oltre metà Seicento.
Galleria Pamphilj (3° braccio)
Anche questo spazio fu decorato da Ginesio del Barba, qualche anno dopo il primo. Procedendo lungo le pareti spicca la straordinaria e misteriosamente incompiuta Allegoria del Correggio, il Riposo di Lorrain, un abbozzo per il S. Giuda di Barocci, il Battista e la S. Agnese del Guercino e, al centro, la Veduta del porto di Napoli di Pieter Bruegel il Vecchio, primizia della pittura di veduta e rara opera per cui si può certificare l’ esecuzione in Italia del grande artista fiammingo. Sopra di essa è un ovale di Guido Reni con la Madonna che adora il Bambino, la cui fama fu presto diffusa da decine di copie. Ripercorrendo lo stesso tratto si vede, fra le finestre, un Adamo ed Eva nell’ Eden di Jacopo da Ponte detto Bassano. In alto è una Madonna col Bambino e il Battista di Giovanni Bellini e del collaboratore romagnolo Rondinelli. A metà è il busto di Innocenzo X in porfido egiziano e bronzo, eseguito da Alessandro Algardi.
Quarto Braccio
Le grottesche di questo soffitto sono ottocentesche. La “ manica” inizia con il celebre busto di Alessandro Algardi di Olimpia Maidalchini Pamphilj, il cui manto gonfio di vento evidenzia l’ intima vicinanza fra le tendenze barocche e quelle classiciste, che pure erano allora contrapposte.
Algardi riuscì a rendere leggiadra la corpulenta principessa. Poco lontano sono le due notevoli tavolette del Parmigianino. Meritano attenzione un S. Girolamo di Ribera e una serie di straordinari pezzi di Jan Brueghel: le tavole dei Quattro elementi, due Paradisi terrestri e una Visione di S. Giovanni. Tornando a guardare le pareti fra le finestre, nella stesso percorso compiuto, si vedono opere fra cui spicca la notevole tavola con S. Sebastiano del veneziano Marco Basaiti. Al centro è il busto di Andrea Doria del 1844.
Sala Aldobrandini
Ospita lacerti di affresco che risalgono alle fasi più antiche del complesso edilizio (1507). La sala venne però ingrandita nel XIX secolo dall’architetto Andrea Busiri Vici e ancora ricostruita nel soffitto e nel pavimento dopo un crollo avvenuto nel 1956, a causa di una straordinaria nevicata. Al centro è una grande scultura di marmo bicromo di età Antonina, ritrovata ad Albano a metà Ottocento, raffigurante un Centauro e alle pareti una ricca serie di sculture archeologiche, fra cui spiccano alcuni sarcofagi.
Tra i quadri è necessario citare le due meravigliose tele con la Maddalena e il Riposo durante la Fuga in Egitto, del giovane Caravaggio. Un altro quadro di simile soggetto è di Pier Francesco Mola, grande pittore del Seicento, che aprì una lunga serie di contese legali fra artisti e committenti Pamphilj. Ad essa corrisponde la grande tavola con la Deposizione di Giorgio Vasari, già nella chiesa di S. Agostino e acquisita da Camillo Pamphilj nel 1661. Al centro è la grande pala con il Sacrificio di Noè dipinta da Ciro Ferri, pittore pienamente barocco, che eseguì vari importanti incarichi commissionatigli da principi della famiglia.
Sala dei Primitivi
È qui riunita una importante serie di quadri, in prevalenza eseguiti su tavola, supporto meno sollecitato dai mutamenti climatici e che offre una maggior stabilità ai dipinti. Spiccano l’ Annunciazione di Filippo Lippi, le Storie di S. Silvestro del Pesellino, quelle di S. Antonio Abate del Parentino, quelle della Vergine del senese Giovanni di Paolo e il tondo con le Mistiche Nozze di S. Caterina di Domenico Beccafumi.
Offre poi una rassegna sull’ arte a Ferrara nel primo Cinquecento la serie di pannelli dei maggiori pittori di quel periodo, stilisticamente ben connotati: il Garofalo, il Mazzolino e l’ Ortolano.
La splendida tavola di Memling con la Crocifissione costituisce, poi, uno degli esempi di maggior importanza del ricco patrimonio artistico Doria Pamphilj per quanto concerne la pittura dei Paesi Bassi.
Palazzo Doria Pamphilj ospita da secoli una collezione privata unica al mondo. Non è solo la qualità e il valore di questi capolavori a stupire, ma anche il loro numero: le opere sono così tante da rivestire completamente le pareti degli Appartamenti e i bracci della splendida Galleria.
Visitiamo gli APPARTAMENTI
SALA DEL TRONO
GLI APPARTAMENTI
Benvenuti negli appartamenti di Palazzo Doria Pamphilj, dimora di principi e principesse sin dalla seconda metà del seicento, quando Camillo Pamphilj volle ampliare l’ antico Palazzo, allora conosciuto come Palazzo Aldobrandini, con queste magnifiche stanze che si susseguono in infilata fino alla Galleria e con gli intimi salotti ad esse annessi. Gli appartamenti, ancora oggi abitati dagli attuali discendenti, furono variamente decorati, fino alla riconfigurazione impressa loro dai Doria dopo il 1763, anno in cui si trasferirono a Roma, avendo ottenuto il riconoscimento alla successione e alla fusione dinastica con i Pamphilj. Gli splendidi soffitti affrescati offrono così ancora oggi un’ interessante rassegna di pitture romane di quella fase del Settecento. Entrate a scoprire gli appartamenti dei principi Doria Pamphilj.
Sala di Giove
Affacciandosi nella sala si vedono, procedendo da sinistra, tele di G. Contarini, J.B. Weenix e G.B. Giovannini. Consoles e poltrone sono settecentesche, come pure la parte centrale del soffitto dipinto, mentre l’incorniciatura risulta successiva, di fine Ottocento.
Sala del Pussino
Il vastissimo ambiente è contraddistinto dai numerosi pezzi del Pussino, soprannome che Gaspard Dughet derivò dal cognato Nicolas Poussin, rispetto al quale ebbe una poetica più autonoma dai dogmi del Classicismo accademico. Le grandi tele più in alto, tranne quelle fra le finestre, risalgono al 1653/54 e ospitano figure eseguite da Guillaume Courtois (fig. * ). Furono probabilmente ordinate per le sedi laziali di Valmontone e Nettuno, ma presto vennero portate qui. Sotto, distribuita su tutte le pareti, è una serie di paesaggi priva di presenze umane e dai formati diversi: alcuni sono immensi, altri medi, sino a sottili verticali e a larghi sopraporta. Sono immagini della campagna romana, che pare compresa forse per la prima volta nella sua potente intensità estiva, senza le distrazioni derivanti dai temi iconografici caratterizzati dall’ uomo. Gran parte di questa sequenza fu in origine realizzata per oggetti che sono ora del tutto dimenticati, anche dagli studi. Si trattava di superfici dipinte su due facce, che servivano a dividere gli spazi e probabilmente a decorare e
proteggere dei letti, secondo criteri per qualche aspetto influenzati da contatti con l’ estremo Oriente.
Sala del Trono
La sala prende nome dal trono, il quale è rivolto alla parete e viene girato solo in caso di visita di pontefici, secondo un’antica usanza romana. Il soffitto fu dipinto da G. Agricola verso il 1768. I molti quadri di paesaggio a tempera si abbinano agli olii dell’ambiente contiguo. Spettano in maggioranza a G.B. Giovannini, “pittore di casa” del cardinal Benedetto Pamphilj. Ricche poltrone e consoles del secondo Seicento e dell’inizio del secolo seguente caratterizzano l’arredamento.
Sala Azzurra
Il soffitto con Agar e l’Angelo si deve a P. Angeletti e rientra nel ciclo compiuto a ridosso del 1768. qui sono affissi vari ritratti ottocenteschi di Filippo Andrea V Doria Pamphilj e della sua famiglia, in prevalenza eseguiti da A. Capaldi.
Salone dei Velluti
(soffitto di Liborio Marmorelli, ca 1768). Alle pareti sono i velluti controtagliati che denominano la sala. Qui si trovano due importanti busti-ritratto scolpiti da Alessandro Algardi, nonché pregiati mobili, su cui poggiano piani in marmo bianco e nero d’ Aquitania. Tali materie lapidee, variamente colorate, erano ottenute spesso riutilizzando frammenti archeologici, come mostrano molti altri pezzi della Galleria e, in generale, della Roma barocca. Due delle quattro tele maggiori, quelle con Agar e col Sacrificio d’ Abramo spettano a Pasquale Chiesa, pittore di Genova da poco riscoperto. L’ altra Agar è del giovane Mattia Preti. La serie con le Apollo e le Muse fu eseguita da Giuliano
Bugiardini, un pittore fiorentino del Rinascimento, mentre un quarto elemento con Le arti è un completamento della sequenza, eseguito da Marco Benefial nel 1713.
Saletta Verde
Decorata nel soffitto dal David e Abigail di D. Corvi (ca 1768), la sala è improntata a un gusto venezianeggiante: ospita straordinari pezzi del primo Settecento, insieme a modesti elementi del secolo successivo. Fra i quadri spicca la notevole veduta di Piazza S. Marco, di J. Heintz il giovane.
SALA DA BALLO
Sala da Ballo
Si tratta di un ambiente caratterizzato da interventi del secondo Ottocento ad opera di Andrea Busiri Vici. Della precedente decorazione restano le grisaglie sulle parti curve del soffitto (e una grande tela che era al centro, rimossa da circa un secolo dopo aver subito gravi danni). Tra gli oggetti conservati nello stallo dell’ orchestra vanno segnalati: una gabbia per uccelli datata 1767, un’arpa del XVIII secolo e due antiche livree. Lo spazio a fianco, il cui soffitto fu dipinto da Antonio Nessi verso il 1768, ospita quadri di pregio.
Sala Giallo
Sul soffitto è un altro dipinto di G. Agricola (Rebecca al Pozzo, ca 1768). Alle pareti sono notevoli arazzi sottili settecenteschi della manifattura di Gobelins, raffiguranti 12 antiche divinità. Si vede poi un Ritratto di Giacomo Stuart, Pretendente cattolico al trono di Scozia e Inghilterra, morto a Roma nel 1766.
venerdì 30 novembre 2012
ROCK IN ROMA 2013...le offerte del B&B ACQUEDOTTI ANTICHI
Sono trascorsi 4 anni dalla prima edizione di ROCK IN ROMA ed oggi sicuramente possiamo affermare che questa manifestazione è diventata uno dei grandi appuntamenti del Rock italiano ed internazionale!
Quasi 60 giorni a ritmo incalzante.....ecco le prime GRANDI DATE:
GREEN DAY 5 GIUGNO
TOTO 21 GIUGNO
IGGY AND THE STOOGES 4 LUGLIO
RAMMSTEIN 9 LUGLIO
BRUCE SPRINGSTEEN 11 LUGLIO
MARK KNOPFLER 13 LUGLIO
THE SMASHING PUMPKINS 14 LUGLIO
DEEP PURPLE 22 LUGLIO
NEIL YOUNG AND CRAZY HORSE 26 LUGLIO
Aggiorneremo man mano il calendario dei concerti di ROCK IN ROMA 2013.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova a meno di 3 chilometri dall'Ippodromo di Capannelle (dove si svolge ROCK IN ROMA) e propone a 200 euro totali (esclusa tassa soggiorno) la camera matrimoniale per soggiorni di 3 notti a tutti gli ospiti AMANTI DEL ROCK....in Roma...
Quasi 60 giorni a ritmo incalzante.....ecco le prime GRANDI DATE:
GREEN DAY 5 GIUGNO
TOTO 21 GIUGNO
IGGY AND THE STOOGES 4 LUGLIO
RAMMSTEIN 9 LUGLIO
BRUCE SPRINGSTEEN 11 LUGLIO
MARK KNOPFLER 13 LUGLIO
THE SMASHING PUMPKINS 14 LUGLIO
DEEP PURPLE 22 LUGLIO
NEIL YOUNG AND CRAZY HORSE 26 LUGLIO
Aggiorneremo man mano il calendario dei concerti di ROCK IN ROMA 2013.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova a meno di 3 chilometri dall'Ippodromo di Capannelle (dove si svolge ROCK IN ROMA) e propone a 200 euro totali (esclusa tassa soggiorno) la camera matrimoniale per soggiorni di 3 notti a tutti gli ospiti AMANTI DEL ROCK....in Roma...
mercoledì 28 novembre 2012
A tavola con i Romani : CARCIOFI ALLA ROMANA
A tavola con i Romani vuole presentare qualche ricetta tipica di Roma di semplice preparazione inizieremo con un piatto tipico ed adatto alla stagione:
CARCIOFI ALLA ROMANA
Un contorno tipico della cucina romana che affonda le sue radici nella cultura contadina laziale.
Ingredienti per 4 persone: 8 carciofi (i migliori sono quelli romani detti mammole) 2 spicchi d’aglio 1 limone 2 cucchiai di mentuccia 2 dl. di olio extravergine di oliva pepe q.b. sale q.b.
Preparazione:
Come in ogni ricetta che preveda l’utilizzo di carciofi freschi, dovete prima di tutto occuparvi della pulizia di questi ortaggi. Questo significa eliminare le foglie esterne più dure: per farlo, usate un coltellino affilato eseguendo un movimento rotatorio a spirale dal basso verso l’alto. Tagliate il gambo lasciandone circa 4 centimetri.
Immergete i carciofi così puliti in acqua e limone, per evitare che anneriscano. Nel frattempo tritate l’aglio, la mentuccia potete usarla fresca o secca . Aggiungete il pepe, un filo d’olio e un pizzico di sale. Aiutandovi con un cucchiaino riempite l’interno dei carciofi con il composto così ottenuto. Salate in superficie e fateli scottare in un tegame con due dita d’olio per un paio di minuti. Aggiungete dell’acqua fino a coprire metà della testa del carciofo. Chiudete la pentola con un coperchio e fate cuocere a fiamma moderata. La cottura richiede in media 30-40 minuti (dipende dalla grandezza).
Accorgimenti:
Per verificare se la cottura è stata ultimata, pungete i carciofi con una forchetta: dovranno apparire morbidi ma non molli.
Per questa ricetta è preferibile usare la specialità romana perché è priva di barba interna ed è particolarmente tenera con gli altri tipi di carciofi si avrà un tempo maggiore di cottura.
giovedì 30 agosto 2012
giovedì 23 agosto 2012
STORIE SU ROMA
L'UOMO CHE RUBAVA IL COLOSSEO
(Gianni Rodari)
Una volta un uomo si mise in testa di rubare il Colosseo di Roma, voleva averlo tutto per sé perché non gli piaceva doverlo dividere con gli altri. Prese una borsa, andò al Colosseo, aspettò che il custode guardasse da un’altra parte, riempì affannosamente la borsa di vecchie pietre e se le portò a casa. Il giorno dopo fece lo stesso, e tutte le mattine tranne la domenica faceva almeno un paio di viaggi o anche tre, stando sempre bene attento che le guardie non lo scoprissero. La domenica riposava e contava le pietre rubate, che si andavano ammucchiando in cantina.
Quando la cantina fu piena cominciò a riempire il solaio, e quando il solaio fu pieno nascondeva le pietre sotto i divani, dentro gli armadi e nella cesta della biancheria sporca.
Ogni volta che tornava al Colosseo lo osservava ben bene da tutte le parti e concludeva fra sé: “Pare lo stesso, ma una certa differenza si nota. In quel punto là è già un po’ più piccolo”. E asciugandosi il sudore grattava un pezzo di mattone da una gradinata, staccava una pietruzza dagli archi e riempiva la borsa. Passavano e ripassavano accanto a lui turisti in estasi, con la bocca aperta per la meraviglia, e lui ridacchiava di gusto, anche se di nascosto:
-Ah, come spalancherete gli occhi il giorno che non vedrete più il Colosseo.
Se andava dal tabaccaio, le cartoline a colori con la veduta del grandioso anfiteatro gli mettevano allegria, doveva fingere di soffiarsi il naso nel fazzoletto per non farsi vedere a ridere: - Ih! Ih! Le cartoline illustrate. Tra poco, se vorrete vedere il Colosseo, dovrete proprio accontentarvi delle cartoline.
Passarono i mesi e gli anni. Le pietre rubate si ammassavano ormai sotto il letto, riempivano la cucina lasciando solo uno stretto passaggio tra il fornello a gas e il lavandino, Colmavano la vasca da bagno, avevano trasformato il corridoio in una trincea. Ma il Colosseo era sempre al suo posto, non gli mancava un arco: non sarebbe stato più intero di così se una zanzara avesse lavorato a demolirlo con le sue zampette. Il povero ladro, invecchiando, fu preso dalla disperazione.
Pensava: “Che io abbia sbagliato i miei calcoli? Forse avrei fatto megio a rubare la cupola di San Pietro? Su, su, coraggio: quando si prende una decisione bisogna saper andare fino in fondo”.
Ogni viaggio, ormai, gli costava sempre più fatica e dolore. La borsa gli rompeva le braccia e gli faceva sanguinare le mani. Quando sentì che stava per morire si trascinò un’ultima volta fino al Colosseo e si arrampicò penosamente di gradinata in gradinata fin sul più alto terrazzo. Il sole al tramonto colorava d’oro, di porpora e di viola le antiche rovine, ma il povero vecchio non poteva veder nulla, perché le lagrime e la stanchezza gli velavano gli occhi. Aveva sperato di rimaner solo, ma già dei turisti si affollavano sul terrazzino, gridando in lingue diverse la loro meraviglia. Ed ecco, tra tante voci, il vecchio ladro distinse quella argentina di un bimbo che gridava: - Mio! Mio!
Come stonava, com’era brutta quella parola lassù, davanti a tanta bellezza. Il vecchio, adesso, lo capiva, e avrebbe voluto dirlo al bambino, avrebbe voluto insegnargli a dire “nostro”, invece che “mio”, ma gli mancarono le forze.
Da "Favole in uno stivale", di Gianni Rodari
p.s. sono graditi i commenti!!
Iscriviti a:
Post (Atom)
















