Sono trascorsi 4 anni dalla prima edizione di ROCK IN ROMA ed oggi sicuramente possiamo affermare che questa manifestazione è diventata uno dei grandi appuntamenti del Rock italiano ed internazionale!
Quasi 60 giorni a ritmo incalzante.....ecco le prime GRANDI DATE:
GREEN DAY 5 GIUGNO
TOTO 21 GIUGNO
IGGY AND THE STOOGES 4 LUGLIO
RAMMSTEIN 9 LUGLIO
BRUCE SPRINGSTEEN 11 LUGLIO
MARK KNOPFLER 13 LUGLIO
THE SMASHING PUMPKINS 14 LUGLIO
DEEP PURPLE 22 LUGLIO
NEIL YOUNG AND CRAZY HORSE 26 LUGLIO
Aggiorneremo man mano il calendario dei concerti di ROCK IN ROMA 2013.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova a meno di 3 chilometri dall'Ippodromo di Capannelle (dove si svolge ROCK IN ROMA) e propone a 200 euro totali (esclusa tassa soggiorno) la camera matrimoniale per soggiorni di 3 notti a tutti gli ospiti AMANTI DEL ROCK....in Roma...
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venerdì 30 novembre 2012
ROCK IN ROMA 2013...le offerte del B&B ACQUEDOTTI ANTICHI
giovedì 5 aprile 2012
Visite notturne ai Musei Vaticani
Torna anche quest'anno l'appuntamento con le visite in notturna dei Musei Vaticani. Da venerdì 4 maggio al 13 luglio e dal 7 settembre al 26 ottobre, i «Musei del Papa» apriranno le loro porte anche al tramonto, tutti i venerdì dalle 19,00 alle 23,00 (ultimo ingresso alle ore 21,30). Un invito, quello delle visite by night, rivolto non solo alle migliaia di turisti che accorrono a visitare un «santuario di arte e di fede» − secondo le parole del Santo Padre Benedetto XVI − ma anche e soprattutto al popolo romano.
Prenotazione online obbligatoria. «Nel vasto dominio delle arti, per amare bisogna prima conoscere. Questo ci hanno insegnato i nostri maestri - sottolinea il Direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci - Se riusciremo ad accrescere in pochi o in molti, nei cittadini romani e negli ospiti stranieri, la conoscenza e quindi l'amore per i Musei più belli del mondo, il nostro impegno non sarà stato inutile». È obbligatoria la prenotazione online sul sito ufficiale www.museivaticani.va.
N.B.L'iniziativa parte da venerdì 4 maggio fino al 13 luglio e riprende il 7 settembre fino al 26 ottobre. Obbligatorio prenotare su Museivaticani.va.
domenica 18 marzo 2012
Il ROMA FRINGE FESTIVAL® 2012 La Grande Vetrina Italiana del Teatro Off
Il ROMA FRINGE FESTIVAL® 2012 è il primo festival estivo italiano interamente dedicato al Teatro Off concepito come un vero e proprio Parco del Teatro, a Villa Mercede, nel cuore di Roma.
Il ROMA FRINGE FESTIVAL® 2012 ospitando 54 compagnie off e 3 big, consente ai partecipanti di avere una vetrina di rilievo, al centro della capitale, e di concorrere per portare il proprio spettacolo al Fringe di New York.
Nel periodo estivo, nel cuore di Roma, trova spazio il teatro che non ha più fondi per essere messo in scena e anche quello che i fondi non li ha mai avuti, rivolgendosi a vecchie e nuove generazioni di appassionati e curiosi, avvicinando il pubblico generalista alle proposte di spettacolo off.
Ogni capitale culturale ha il suo Fringe Festival.
Adesso tocca a Roma con il ROMA FRINGE FESTIVAL®
la Nuova Alternativa del Teatro
Fringe Italia® Teatri Off
A soli due mesi dal lancio del Roma Fringe Festival® nasce la rete Fringe Italia® Teatri Off.
Una rete di teatri che vuole unire e mettere in connessione i migliori spazi off della penisola, favorendo lo scambio di nuove drammaturgie, buone pratiche e giovani compagnie.
Oltre alle compagnie off, il Roma Fringe Festival® chiama così a raccolta anche gli operatori del settore e i giovani direttori artistici.
Roma Fringe Festival 2012
Arriva nella capitale la più grande vetrina di Teatro Off
Roma, giugno-luglio 2012
“Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi, perche' vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi (..) Vivere è superare se stessi” - A. Artaud
Immaginate un’intera area verde dedicata al Teatro.
Immaginate un grande “parco a tema” con 9 spettacoli al giorno per 23 giorni di teatro
con musica, incontri, workshop, presentazioni.
Immaginate un grande villaggio in cui addetti ai lavori e un pubblico incuriosito passano da uno spettacolo all’altro, per scoprire nuove drammaturgie, nuovi registi, nuove iniziative nel cuore verde della capitale.
Questo è il Roma Fringe Festival®:
un vero e proprio Parco del Teatro, la grande vetrina del Teatro Off.
E’ Villa Mercede – nel cuore di Roma – la sede scelta per il Roma Fringe Festival.
Dal 23 giugno al 15 luglio saranno lì allestite 3 aree palco con una programmazione che vedrà 9 repliche al giorno per 54 spettacoli complessivi.
Una Festa del Teatro rivolta a tutti, ai teatranti ma anche al pubblico generalista, agli studenti, alle famiglie.
Il Roma Fringe Festival® avrà infatti al suo interno non solo le tre aree palco, ma anche stand culturali ed equosolidali per dare vita a un vero e proprio parco del teatro eco e auto sostenibile.
Un microcosmo di 4000 mq in cui, tra l’offerta teatrale delle giovani compagnie, l’attività della biblioteca e gli spazi commerciali, sarà tutto strutturato su una proposta culturale alternativa -in grado di far circuitare un pubblico attento e interessato, composto da addetti ai lavori, studenti, famiglie, teatranti e così via- pronto a conoscere, in un ambiente dedicato alla cultura, le nuove drammaturgie e i nuovi spettacoli.
B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma è un Bed & Breakfast Convenzionato con il Roma Fringe Festival
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domenica 22 gennaio 2012
ROCK IN ROMA 2012: un'estate rock al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI
PROGRAMMA DI ROCK IN ROMA 2012
L’edizione 2012 del Rock In Roma aumenta sempre più la line-up. La presenza dei The Cure è solo l’ultimo annuncio, il programma concerti della kermesse inizia già a essere ricco di grandi nomi. Le conferme riguardano tre grandi acts come Radiohead, Lenny Kravitz e Deep Purple e fanno intuire che la nuova stagione sarà ricca di nomi importanti che si esibiranno tra fine giugno e per tutto luglio presso l’Ippodromo delle Capannelle nella Capitale.
► RADIOHEAD 30 GIUGNO
► THE CURE 9 LUGLIO
► J-AX 11 LUGLIO
► LENNY KRAVITZ 17 LUGLIO
► DEEP PURPLE 25 LUGLIO
Mancano ancora decine di artisti all’appello, i nomi che maggiormente circolano in rete e risultano essere i preferiti dalla maggior parte dei fans sono quelli di Red Hot Chili Peppers e Foo Fighters, ma ancora è presto per fare previsioni accurate.
Il Rock In Roma è una manifestazione musicale che è cresciuta d’importanza anno dopo anno, affermandosi a livello Europeo grazie alla presenza in cartellone di artisti di livello mondiale acclamati da pubblico e critica. Peter Gabriel, Jamiroquai, Massive Attack, Robert Plant, Placebo, Duran Duran, The Killers, Nine Inch Nails, ZZ Top, Chemical Brothers, Slash, Dream Theater ma anche 30 Seconds To Mars, Avril Lavigne e Ricky Martin, sono solo alcuni degli acts planetari che hanno calcato il palco principale, insieme a eccellenze italiane come Caparezza, Battiato e Afterhours.
VI TERREMO AGGIORNATI SUGLI APPUNTAMENTI ROCK DI QUESTA ESTATE MAN MANO CHE I VARI ARTISTI CONFERMERANNO LE DATE DEI CONCERTI.
IL B&B ACQUEDOTTI ANTICHI DISTA 5 MINUTI D'AUTO DALL'IPPODROMO DI CAPANNELLE SEDE DI ROCK IN ROMA
SCONTI PER SOGGIORNI SUPERIORI AI 3 GIORNI
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VIAGGIO A ROMA: PASSEGGIANDO NEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI
A meno di 50 metri a piedi dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si presenta in tutto il suo splendore il Parco degli Acquedotti.
Vi consigliamo una passeggiata in questo Parco che è il più grande parco urbano d'Europa, ricco di storia e di vestigia della Roma antica, conoscerete così una Roma che ancora riesce a fondere perfettamente storia , cultura , modernita' con un pizzico di popolare che colorerà e vivacizzerà il vostro viaggio.
Il Parco degli Acquedotti è un'area verde del comune di Roma, nel Municipio X, facente parte del Parco Regionale Suburbano dell'Appia Antica; è compreso tra il quartiere Appio Claudio, via delle Capannelle e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per un'estensione di circa 240 ettari.
Il nome deriva dalla presenza in elevato o sotterranea di sette acquedotti romani e papali che rifornivano l'antica Roma: Anio Vetus (sotterraneo), Marcia, Tepula, Iulia e Felice (sovrapposti), Claudia e Anio Novus (sovrapposti). Rappresenta il residuo di un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani.
La trasformazione dello splendido residuo di "campagna romana" composto dai 250 ettari di territorio compresi tra via del Quadraro, via delle Capannelle, via Lemonia e via Appia Nuova in Parco degli Acquedotti, o meglio, la sua inclusione nel Parco dell’Appia Antica, può considerarsi un ammirabile esempio di coscienza civica: negli anni ottanta, di fronte allo stato di degrado dell'area, alcuni cittadini della X circoscrizione (l'attuale municipio X) si auto-organizzarono con la creazione, nel 1986, del Comitato per la salvaguardia del Parco degli Acquedotti e di Roma Vecchia. Il loro intento era di difendere l’area dalla speculazione edilizia e dal degrado. La zona, destinata a verde pubblico dal Piano Regolatore del 1965, negli anni '70 era stata espropriata e liberata dalle baraccopoli, i cosiddetti "borghetti" che si addossavano all'acquedotto Felice. La sovrintendenza aveva provveduto ai restauri dell'acquedotto, ma per il resto la zona era rimasta piuttosto abbandonata. Nuove costruzioni abusive sorgevano di continuo nell'area, negandone la fruizione ai cittadini. Grazie anche all'appoggio di alcuni intellettuali, come Lorenzo Quilici, il comitato riuscì nel 1988 a far inserire l'area degli acquedotti nel Parco dell'Appia Antica.
Il parco è caratterizzato dalla presenza, con condotte in elevato o sotterranee, di sette acquedotti romani e di epoca papalina che servivano l'antica Roma: Anio Vetus (tutto sotterraneo), Aqua Marcia, Aqua Tepula, Aqua Iulia e Acqua Felice (sovrapposti), Aqua Claudia ed Anio Novus (sovrapposti).
Il parco è una suggestiva distesa di rovine tipica della campagna romana, che originariamente si sviluppava senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani, e che ha attratto nel corso del Settecento e dell’Ottocento numerosi artisti, paesaggisti, viaggiatori dell’età romantica e letterati.
Nella visita guidata al Parco degli Acquedotti di Roma potrete ammirare in dettaglio numerosi monumenti archeologici:
Le arcate sovrapposte degli acquedotti di Claudio e dell'Anio Novus, iniziati da Caligola nel 38 e conclusi da Claudio nel 52 d.C.
Le arcate dell’Acqua Felice, costruita da Sisto V tra il 1585 e il 1590, demolendo una parte dell’Aqua Marcia, di cui sono tuttora visibili scarsi resti.
Il Campo Barbarico, area compresa tra gli acquedotti Claudio e Marcio, usata nel 539 dai Goti di Vitige in lotta contro Belisario.
Il Casale di Roma Vecchia (XIII sec. d.C.).
La Tomba dei Cento Scalini.
La Marrana dell’Acqua Mariana, fosso artificiale costruito da Callisto II nel 1122.
Tor Fiscale, torre di epoca medievale che occupa l'intersezione tra gli acquedotti Claudio e Marcio.
La Villa delle Vignacce, attribuita a Quinto Servilio Pudente, con la vicina cisterna.
La Villa dei Sette Bassi, appartenuta ad un console o praefectus di nome Settimio Basso.
L’itinerario turistico degli acquedotti ha una durata di circa 2 ore, e si svolge interamente a piedi; si consiglia un equipaggiamento comodo (scarpe da ginnastica, jeans), chiedete a Marco oppure ad Alessandra una delle guide che il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI mette a disposizione degli ospiti nella biblioteca turistica.
VI PROPONIAMO LA NOSTRA PASSEGGIATA NEL PARCO
...con qualche notizia relativa alla flora ed alla fauna che popola questo incantevole angolo di Roma.
Tutta la campagna Romana costituisce uno straordinario connubio di natura e resti del passato, ma la porzione di essa tutelata dal parco dell’Appia Antica è il luogo dove questo connubio assume la massima espressione.
I resti archeologici qui presenti, oltre a costituire un paesaggio unico al mondo cantato dai viaggiatori del Gran Tour nei secoli scorsi, sono una raccolta di microhabitat che permettono una vita ricca e variata anche nel pieno del tessuto urbano.
Pareti murarie di varia altezza costituiscono agli occhi di molte forme di vita un habitat perfettamente uguale alle falesie rocciose; raccolte d’acqua fra i ruderi sono dei piccoli stagni; i cumuli di macerie ai piedi delle tombe sono degli habitat per piante nitrofile e così via, fino a costituire un mosaico di mille tessere in grado di ospitare una notevole ed insospettata biodiversità.
Addentrandoci all’interno dell’area l’habitat prevalente è quello dei prati-pascoli, ovvero estensioni di terreno coperti da vegetazione erbacea normalmente utilizzati come pascoli e solo occasionalmente coltivati estensivamente. In passato gran parte della Campagna Romana era così utilizzata fin da tempi remotissimi, con decine di migliaia di ettari pascolati da milioni di pecore ed in misura minore da cavalli e bovini.
I prati-pascoli, seppur ottenuti artificialmente con la distruzione della copertura arborea, sono del tutto simili alle estensioni steppiche che coprono vaste aree continentali. Oggi questo è il regno di uccelli come le allodole (Alauda arvensis) ed i saltimpalo (Saxicola torquata), mentre in passato non era difficile osservare il volo degli avvoltoi capovaccai, chiamati dai pastori “aquile camiciole”, in cerca di carcasse.
La fauna a mammiferi oggi risente dell’elevata antropizzazione e quindi difficilmente si possono incontrare animali che non siano ubiquitari come il riccio (Erinaceus europaeus), la talpa (Talpa romana) e la volpe (Vulpes vulpes), o nelle zone più degradate, roditori come il ratto (Rattus norvegicus, R.rattus) ed il topolino delle case (Mus musculus).
La vegetazione erbacea è fortemente influenzata dagli sfalci, quindi la componente ad alte erbe, che necessita di limitato disturbo, si può incontrare solo in poche aree non sottoposte a taglio. Finocchio selvatico, inula viscosa, carota selvatica, borragine ecc sono le specie maggiormente frequenti, mentre nelle aree periodicamente sottoposte a taglio si incontrano prevalentemente graminacee, come poa, bromo, avena fatua ecc, ma anche leguminose vernine come molte specie di Lathyrus o perenni come i trifogli.
Gli alberi ed arbusti presenti sono chiaramente stati piantati per scopi produttivi od ornamentali; di particolare rilievo ed interesse paesaggistico, è il secolare filare di pini domestici che svetta parallelo agli acquedoti.
Sulle sponde del fosso dell’acqua Mariana, tipico esempio dei corsi d’acqua che solcano la Campagna Romana, la vegetazione e la fauna variano in virtù dell’abbondanza d’acqua. Purtroppo l’elevato inquinamento delle acque impedisce la vita alla miriade di organismi sensibili, mentre sono presenti specie resistenti in buon numero. Canne (Arundo donax, Phragmites australis), sedano acquatico (Nodium apiflorum), salcerella (Litrhum salicaria), qualche isolato salice bianco (Salix alba), costituiscono la vegetazione prevalente, mentre la fauna ospita piccoli uccelli come ad esempio l’usignolo di fiume.
Le rupi artificiali costituite dai resti delle tombe e degli acquedotti, ospitano alcune piante che riescono a vivere in un’ambiente così difficile: parietaria, bocca di leone, fichi selvatici, e neli punti meno soleggiati e più umidi, l’ombelico di Venere e qualche felce..
In questo ambiente possiamo osservare facilmente rettili come le lucertole (Podarcis muralis, P.sicula) ed i gechi (Tarantola mauri tanica e Hemidactylus turcicus), mentre nelle fessure e nelle crepe trovano rifugio alcune specie di pipistrelli. Tuttavia è fra gli uccelli che questo habitat riscontra maggior successo: rapaci diurni come il gheppio (Falco tinnunculus), o notturni come la civetta (Athena noctua) ed il barbagianni (Tyto alba), rondoni, balestrucci, passeri, piccioni torraioli, nidificano sulle arcate.
A volte passeri solitari dal bellissimo colore azzurro sono visibili sui ruderi.
Entrata: da piazza A.C.Sabino (verso destra guardando la chiesa) Durata 2 ore
Il toponimo deriva dall’essere attraversato da ben sei acquedotti romani (Anio vetus, Marcio, Tepula, Julia, Claudio, e Anio novus) ed uno medievale (Felice).
Lo storico Frontino ci ricorda che nei primi secoli dopo la fondazione della città i romani utilizzavano a scopi potabili e civili le acque tratte dal Tevere, dai pozzi o dalle sorgenti. In seguito l’approvvigionamento idrico della Roma antica fu assicurato da ben undici acquedotti che furono edificati a partire dal 312 a.C. e che fecero di Roma la città meglio servita non solo del mondo antico ma anche di molte città odierne.
Gli acquedotti, che furono definiti da Plinio una delle meraviglie del mondo (nihil magis mirandum fuisse in toto orbe terrarum), fornirono alla città una quantità e qualità di acqua che si avvicinano a quella della Roma moderna.
L’ingegnosa tecnica di costruzione, che conserva una leggera ma continua pendenza permetteva un naturale deflusso delle acque senza la necessità di ricorrere a condotte forzate. Una serie di piscine limarie consentiva l’eliminazione delle scorie e la purificazione delle acque per decantazione.
Dal percorso degli acquedotti si staccavano varie diramazioni che andavano ad alimentare le ville vicine e davano vita ai giochi d’acqua dei loro giardini.
A nostra insaputa stiamo camminando sull’antico acquedotto romano Anio vetus o Aniene vecchio (272-269 a.C.), il più antico fra quelli presenti nel parco ed il secondo acquedotto di Roma.
Le acque erano captate dall’Aniene tra Mandela e Vicovaro, ma a causa dell’improvvisa urbanizzazione della zona e relativo inquinamento le acque furono adibite ad uso domestico ed in seguito solo per usi irrigui e fontane.
Costeggiando la prima tornata di archi dell’acquedotto Felice e superata la prima altura, ci troviamo nel bel mezzo della Villa delle Vignacce, dove la vegetazione spontanea è rimasta intatta, la villa, fatta costruire probabilmente da Servilio Prudente in posizione dominante su una grande terrazza artificiale, risale alla prima metà II secolo a.C. fra le opere rinvenute nella villa, ci sono la testa colossale di Giulia Donna, ora alla rotonda del Vaticano, il Ganimede rapito dall’aquila, e la Tyche di Antiochia sull’Oronte, anch’esse conservate nei musei Vaticani.
Poco lontano i ruderi di una cisterna a due piani a pianta pentagonale.
Ci avviamo verso l’acquedotto Felice, con il suo aspetto basso e rozzo, di colore diverso, inframmezzato da pietre varie, tufo grigio e rosso e copertura arrotondata, è un acquedotto medievale, portato a termine da Felice Peretti (papa Sisto V, 1585-1591 ) e costruito sopra gli acquedotti romani, distruggendone per motivi di pendenza ampi tratti e riutilizzandone i loro materiali, stili e percorsi.
Questo acquedotto è situato al di sopra degli acquedotti Tepula e Giulia. L’acqua del Tepula condotta a Roma nel 235 a.C., aveva una temperatura di 16-18 gradi, e veniva utilizzata come sorgente di calore in coltivazioni particolari e terme.
Agrippa nel 33 a.C., ristrutturò le fonti e condusse a Roma anche un nuovo acquedotto, l’acqua Giulia, in onore di Giulio Cesare Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.
Gli acquedotti vennero uniti in un percorso all’altezza delle Capannelle, e poggiati sopra al Marcio.
Di questo acquedotto rimane ben poco essendo stato come già detto, per costruire l’acquedotto Felice .
Superato quest’ultimo ci dirigiamo verso destra e dopo una trentina di metri prendiamo il sentiero di sinistra che attraversa gli orti.
Di fronte a noi l’acquedotto Claudio, che in questo punto raggiunge la sua altezza massima di 28 metri ; specialmente la sera al tramonto il luogo è di una suggestione unica.
Guardando bene la parte finale scopriamo il settimo acquedotto , costruito in mattoni e proveniente anch’esso dall’Aniene, l’Anio novus.
Dopo un centinaio di metri ci imbattiamo nei resti di tombe latine a stanza circolare, che fino a pochi anni fa conservavano resti di stucchi e decorazioni, andate perse per incuria e vandalismo.
Vitalba, rovi e canne crescono in un ambiente piuttosto umido vicino al fosso dell’Acqua Mariana.
Continuando per il sentiero possiamo osservare sulla sinistra una torretta medievale che poggia su di un’ampio locale di epoca romana .
Girando a destra rasentiamo un campo di calcio e da qui, superato l’acquedotto Claudio, ci dirigiamo verso la ferrovia.
Facendo attenzione a non calpestare il campo coltivato, ci imbattiamo nella cosiddetta Tomba dei cento scalini, recentemente restaurata ma non visitabile.
La tomba risalente al II d.C.fu costruita scavando una grande buca nel terreno poi reinterrata dopo l’edificazione del sepolcro.
Torniamo indietro fino alla torretta seguendo il sentiero, e giungiamo alla parte pubblica del parco attraversando un ponticello sul fosso dell’acqua Mariana, fatto scavare da papa Callisto II per sopperire alla carenza d’acqua della città.
Il fosso prende le sue acque nella zona di Squarciarelli, nei pressi di Grottaferrata, e scende fino a Roma seguendo le linee degli antichi acquedotti.
Oggi è ancora visibile in alcuni tratti, ma il degrado e l’inquinamento hanno gravemente lasciato il segno nelle sue acque.
Tra la vegetazione che incontriamo in questo punto, fanno spicco i pioppi e altre piante selvatiche, tra cui la cicuta, da cui si ricava un veleno famosissimo nell’antichità, e il gigaro o pan di serpe, dalle rosse bacche velenose.
Finalmente arriviamo al Casale di Roma Vecchia, avendo di fronte a noi, incorniciata dalla quinta dell’acquedotto Claudio e dal suo viale di pini centenari, un primo assaggio della stupenda Campagna Romana, fatta di campi di grano, prati e piccoli boschetti dove le strutture archeologiche emergono nella loro totale bellezza e abbandono.
Il Casale sorge sul percorso della via Latina, nelle vicinanze del V miglio. Fu costruito nel XII secolo con materiale vario, blocchi di peperino, scaglie marmoree, selci e frammenti di marmo, provenienti dai numerosi resti romani presenti nella zona, tra cui non ultimi le stesse arcate degli acquedotti.
In origine era un casale-torre, con funzione prevalentemente strategica. Serviva, infatti, da controllo e da vedetta, come la torretta che abbiamo visto poco distante da qui. L’edificio fu in seguito ampliato e trasformato in casale e la sua funzione divenne così principalmente agricola.
E’ costituito da vari edifici, incentrati su un cortile interno, dove nei secoli scorsi furono raccolti moltissimi reperti archeologici. La famiglia Torlonia, proprietaria della tenuta, effettuò nella zona numerosi scavi archeologici; le cose di maggior pregio furono vendute, mentre il resto fu accumulato nel cortile del casale. Sulla parete esterna, vicino all’ingresso del casale erano murati due interessantissimi cippi sepolcrali in marmo con scritte in greco che testimoniavano l’importanza della via Latina, come strada di collegamento fra Roma e la Magna Grecia, ma oggi sono scomparse. Superato il casale di fronte al quale crescono numerosi gelsi, un alloro centenario ed i famosi pini piantati nel 1892, si prende la stradina sulla sinistra che porta verso le arcate dell’Acquedotto Marcio vicino alle quali cresce uno stupendo platano pluricentenario.
L’Acquedotto Marcio, in questo punto, dopo il suo percorso sotterraneo, esce alla luce e prosegue il suo percorso su arcate di tufo sulle quali in seguito furono fatte passare anche le condutture della Tepula e della Julia. L’Acqua Marcia fu condotta a Roma da Quinto Marcio Re nel 144 a.C. L’acquedotto fu costruito in quattro anni ed è lungo 91 Km. Ed è quindi l’acquedotto romano più lungo (il moderno Peschiera è lungo 89 Km.) e fu il primo acquedotto ad entrare in città su un percorso ad arcate.
Costeggiamo l’acquedotto per pochi metri, quindi grazie ad una scaletta metallica superiamo il condotto del Felice. Ci troviamo di fronte una giovane pineta e si raggiunge via Lemonia. La nostra passeggiata è giunta così al termine.
Siete pronti per tornare al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI , una doccia un caffè ristoratore.......
giovedì 1 settembre 2011
CURIOSITA' ROMANE: Andrea Pozzo il mago dell'illusione
Vogliamo proporvi un itinerario particolare sulle orme del barocco romano ma con un tocco di magia, la magia della pittura di Andrea Pozzo maestro del trompe l'oeil.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova in una posizione strategica , pur non essendo in pieno centro dista 300 metri dalla fermata metro A ed è di fronte al parco dell'Appia Antica, posizione questa che coniuga relax, storia ed economicità.
Troverete le nostre offerte di soggiorno sul sito: B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma.
Andrea Pozzo è il massimo esponente del tardo barocco romano, mirabile creatore di effetti ottici di sfondamento spaziale e prospettico, con scene complesse di figure e architetture.
Nasce a Trento nel 1642 è architetto, pittore, decoratore e teorico dell'arte di fatto un artista straordinariamente versatile, fu una figura significativa del panorama artistico del XVII secolo italiano.
Tema portante di tutta l’opera dell’artista, è naturalmente la prospettiva, che «con ammirabile diletto inganna il più accorto de’ nostri sensi esteriori, ch’è l’occhio». Pozzo la declina in pittura e architettura, raggiungendo con le proprie opere l’apice di una raffinata cultura visiva del barocco, nutrita di uno sperimentalismo che coglie gli impulsi di un rinnovato fervore religioso.
Andrea Pozzo pittore e architetto gesuita lavora e vive al Collegio romano ed insegnò ai suoi confratelli l'arte di educare ed evangelizzare attraverso le illusioni della prospettiva.
Le sue opere le possiamo ammirare in 2 chiese romane: CHIESA DEL GESU' (cappella di Sant'Ignazio da Loyola) e la CHIESA DI SANT'IGNAZIO.
Cappella S.Ignazio da Loyola
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa del Gesù
Realizzazione: 1696 1700
È posta nel transetto sinistro della chiesa ed è caratterizzata da una ricchezza di materiali e di decorazioni che ne fanno un esemplare capolavoro barocco. Venne progettata dal gesuita Pozzo attorno all’altare che custodisce i resti del santo poste in un urna in bronzo dorato raffigurante Sant’Ignazio e i santi della Compagnia del Gesù opera di Alessandro Algardi. La grande pala d’altare è dello stesso Pozzo, mentre i gruppi scultorei in marmo sono di Angelo de Rossi, Jean Baptiste Theodon, Bernardinio Cametti e Pierre Legros
Sempre nella Chiesa del Gesù............
Altra opera di grande fascino meno conosciuta e più nascosta, ma probabilmente ancora più sorprendente: il corridoio affrescato delle stanze di S. Ignazio.
Per ammirare questo capolavoro di prospettiva dovrete recarvi all'interno del quartier generale dei frati Gesuiti, nel palazzo adiacente alla chiesa del Gesù, e se pensate di prendervela con calma vi ricordiamo che il sito è visitabile solamente per due ore al giorno.
Per comprendere la visita è necessario fare una breve introduzione sulla storia di questo edificio e su Ignazio di Loyola, il padre fondatore della confraternita dei Gesuiti. Iñigo Lopez di loyola, come da suo nome di battesimo, fu in gioventù un valoroso soldato alla corte del re di Spagna. In seguito ad un incidente di battaglia si vide costretto ad una lunga convalescenza nel castello di famiglia, dove avendo a disposizione solo letture religiose e libri sulle vite dei santi, fece un overdose di letteratura sacra che lo portò all' illuminazione definitiva: sarebbe diventato pellegrino e missionario di Cristo. Mentre il giovane Iñigo si trova Parigi, dove raduna intorno a sè una piccola confraternita di fedeli, con la missione comune di partire da Venezia per Gerusalemme e adempiere così alla loro vocazione di missionari casti e puri scoppia una guerra tra Venezia e i Turchi e il gruppo si trovò costretto a rinunciare all'auspicato pellegrinaggio.
Ignazio a quel punto, che già aveva in mente Roma come destinazione alternativa, non si lasciò scoraggiare, e proprio a legittimizzare questa seconda scelta ebbe in apparizione Cristo nei pressi della via Cassia che gli comunicò le seguenti parole: "ti sarò propizio a Roma".
La scelta della destinazione finale divenne quindi la sede papale ed è proprio a Roma che venne dunque fondata nel 1537 la compagnia dei Gesuiti e costruita la casa di Ignazio, nel luogo dove sorge l'attuale edificio che andrete a visitare (la chiesa del Gesù venne edificata posteriormente). Diciamo attuale edificio in quanto la casa originaria del santo e della confraternita, in seguito alla morte di Ignazio nel 1555, venne profondamente danneggiata da una poco "propizia" inondazione e ne fu necessaria la ricostruzione l'anno seguente con il patrocinio del Cardinale Odoardo Farnese.
Qui troviamo una prima curiosità di carattere architettonico: le stanze dove visse Sant'Ignazio furono conservate intatte all'interno del nuovo edificio, che venne completamente ricostruito intorno ad esse secondo proporzioni decisamente più grandiose. Questo fu possibile grazie ad un complicato sistema di volte che potesse sorreggerle all'interno della nuova struttura, affinchè venissero inglobate dal successivo complesso architettonico rimanendo praticamente immutate. Per questo motivo, una volta entrati nell'edificio e dopo aver percorso il lungo corridoio e la scalinata fino all'atrio che vi introduce alle stanze, vi accorgerete di come i pavimenti delle stesse stiano molto più in alto rispetto al vostro livello e di come i soffitti siano decisamente più bassi di quelli sopra di voi.
La visita delle stanze è certamente degna di interesse, ma il motivo che vi ha portato in questo edificio, e più precisamente in cima alla scalinata è ben altro. nel 1680, quando le stanze del santo erano ormai divenute una sorta di santuario, il frate gesuita, nonchè architetto, pittore e genio della prospettiva Andrea Pozzo, decise di omaggiare la figura del santo con una sorprendente decorazione pittorica del corridoio esterno. Si dice che egli volle dipingere quelle pareti come celebrazione dell'uomo semplice che aveva vissuto in quei luoghi, ma considerata l'esuberanza e la ricchezza (stilistica e decorativa) di questo vero e proprio goiello barocco, il fasto è presente ovunque. Il corridoio è un vero e proprio viaggio nella prospettiva tridimensionale, che vi chiederà del tempo prima che possiate scorgere e apprezzare ogni singolo particolare. Anche in questo caso c'è un piccolo trucco, rappresentato dal solito punto di vista privilegiato in cui gli effetti ottici troveranno la loro piena efficacia: una rosa di marmo intarsiata nel pavimento al centro del corridoio. Sarà quello il simbolo in cui dovrete sistemarvi per lasciare poi spaziare lo sguardo su ogni dettaglio, il punto esatto in cui convergono tutte le prospettive architettoniche studiate da frate Pozzo.
Divertitevi a scoprire i putti aggrappati ai cornicioni con le loro gambette paffute che sembrano penzolare nel vuoto sopra di voi, gli angeli che danno la netta impressione di voler uscire letteralmente dalle pareti e una cappella dalle straordinarie profondità alla fine del corridoio che vi accorgerete essere solo un pannello dipinto su una parete obliqua! Spostatevi dalla rosa di marmo e noterete come le travi del soffitto, prima percepite come perfettamente dritte, siano in realtà ricurve, mentre le figure che sembravano voler uscire dagli affreschi si riveleranno profondamente distorte e allungate. Tornando al punto centrale tutto si ricomporrà nuovamente nell'illusione di uno spazio infinito e vitale, il risultato di una tecnica perfetta e innovativa che continuerà a stupirvi nei vostri continui su e giù tra gli estremi del corridoio e il rosone di marmo.
In tutto questo c'è anche un piccolo mistero. I recenti restauri del 1990 hanno infatti portato alla luce due pannelli, parte integrante degli affreschi originali, che vennero mascherati con pitture successive nel XVIII e XIX secolo. In particolare venne nascosto il pannello (l'ultimo sulla sinistra) che rappresenta senza dubbio uno degli effetti prospettici più riusciti: i due angeli che sembrano correre fuori dalla parete sotto una finta finestra. Per quale motivo solamente due porzioni vennero per così dire censurate? Fortunatamente l'eccellente restauro ci permette oggi di godere di questa opera nella sua interezza e in tutta la sua genialità, regalandoci un altro piccolo tesoro nascosto in questa meravigliosa città che non mancherà certamente di sorprendervi ancora una volta.
Le stanze di Ignazio e il corridoio di Andrea Pozzo sono visitabili dal lunedì al sabato e solamente tra le 16:00 e le 18:00
Gloria Sant'Ignazio
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Si tratta del massimo capolavoro del pittore gesuita, che qui sfruttò tutta la sua sapienza prospettica, realizzando un tipico “sfondato” barocco, che idealmente prosegue le strutture architettoniche della chiesa innalzandola fino al cielo dove viene ambientata la raffigurazione. La volta è disseminata di figure, ma centralmente si vede Cristo che irradia luce dal petto e investe sant’Ignazio, che a sua volta illumina le allegorie dei quattro continenti allora noti, evidente riferimento all’impegno missionario dell’ordine da lui fondato.
La Cupola di Sant'Ignazio
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Nella chiesa del Collegio Romano, intitolata al fondatore dei Gesuiti, la cupola del progetto non venne mai realizzata per mancanza di fondi. In realtà, però, nell’incrocio tra la navata principale ed il transetto c’è un segno sul pavimento. Posizionandosi su di esso ed alzando gli occhi sopra di noi la cupola c’è! Si tratta di un incredibile virtuosismo prospettico su tela dipinto da padre Andrea Pozzo nel 1685.
Chiesa del Gesù
Indirizzo: Piazza del Gesù
Telefono: 06 697001
Apertura: Tutti i giorni dalle 7 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.45
Trasporti: Bus: dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa
La storia della chiesa è profondamente connessa alle vicende di sant’Ignazio da Loyola, a cui Paolo III concesse la chiesa di Santa Maria della Strada, al posto della quale il santo spagnolo fece erigere il Gesù. In realtà i lavori iniziarono grazie al cardinale Alessandro Farnese nel 1568, con gli architetti Vignola e Giacomo della Porta a cui si deve anche la facciata. Fu consacrata nel 1584 e fu il modello architettonico romano per oltre un secolo, esportato dai Gesuiti in tutta Europa.
Chiesa di Sant’Ignazio
Indirizzo: Via del Caravita 8/A
Telefono: 06 6794406
Apertura: Tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.20 e dalle 15 alle 19.20
Trasporti: Bus:dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa
Cappella del Collegio Romano, fu edificata nel 1626 al posto della cinquecentesca chiesa dell’Annunziata, troppo piccola per gli studenti, e dedicata al padre della Compagnia del Gesù, canonizzato nel 1622. A fornire il denaro necessario fu soprattutto il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV. L’architetto fu il gesuita Orazio Grassi, sotto la supervisione di Carlo Maderno, ma la chiesa rimase priva della cupola al posto della quale un altro gesuita, Andrea Pozzo, creò la decorazione illusionistica che ne finge una (1685).
Andrea Pozzo: Roma vi stupirà sempre!
B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma
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Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova in una posizione strategica , pur non essendo in pieno centro dista 300 metri dalla fermata metro A ed è di fronte al parco dell'Appia Antica, posizione questa che coniuga relax, storia ed economicità.
Troverete le nostre offerte di soggiorno sul sito: B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma.
Andrea Pozzo è il massimo esponente del tardo barocco romano, mirabile creatore di effetti ottici di sfondamento spaziale e prospettico, con scene complesse di figure e architetture.
Nasce a Trento nel 1642 è architetto, pittore, decoratore e teorico dell'arte di fatto un artista straordinariamente versatile, fu una figura significativa del panorama artistico del XVII secolo italiano.
Tema portante di tutta l’opera dell’artista, è naturalmente la prospettiva, che «con ammirabile diletto inganna il più accorto de’ nostri sensi esteriori, ch’è l’occhio». Pozzo la declina in pittura e architettura, raggiungendo con le proprie opere l’apice di una raffinata cultura visiva del barocco, nutrita di uno sperimentalismo che coglie gli impulsi di un rinnovato fervore religioso.
AUTORITRATTO DI ANDREA POZZO
Seduto sul bordo di una mensola, padre Andrea Pozzo si ritrae mentre sta per
cadere di sotto. Rischia, il buon gesuita, di "crollare" sul pavimento della sua
Sant´Ignazio, chiesa di cui ha dipinto su un telo tondo la strabiliante finta
cupola visto che quella vera era impossibile costruirla per motivi statici.
Vittima insomma lui stesso, nella finzione dell´autoritratto autoironico
degli «inganni dell´occhio» di cui era eccelso maestro.
L’intento, non ha volontà di stupire, bensì di rendere il più possibile verosimile
la rappresentazione dell’infinito e del trascendente: l’inganno visivo diviene metafora e strumento privilegiato di un’arte spiritualmente edificante.
Un’arte nella quale l’attenzione per la tecnica prospettica si amalgama con le conquiste scientifiche del XVII secolo, specie nel campo delle ‘matematiche miste’ e soprattutto dell’ottica, dove gli scienziati gesuiti offrirono un contributo determinante.
Le sue opere le possiamo ammirare in 2 chiese romane: CHIESA DEL GESU' (cappella di Sant'Ignazio da Loyola) e la CHIESA DI SANT'IGNAZIO.
Cappella S.Ignazio da Loyola
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa del Gesù
Realizzazione: 1696 1700
È posta nel transetto sinistro della chiesa ed è caratterizzata da una ricchezza di materiali e di decorazioni che ne fanno un esemplare capolavoro barocco. Venne progettata dal gesuita Pozzo attorno all’altare che custodisce i resti del santo poste in un urna in bronzo dorato raffigurante Sant’Ignazio e i santi della Compagnia del Gesù opera di Alessandro Algardi. La grande pala d’altare è dello stesso Pozzo, mentre i gruppi scultorei in marmo sono di Angelo de Rossi, Jean Baptiste Theodon, Bernardinio Cametti e Pierre Legros
Sempre nella Chiesa del Gesù............
Altra opera di grande fascino meno conosciuta e più nascosta, ma probabilmente ancora più sorprendente: il corridoio affrescato delle stanze di S. Ignazio.
Per ammirare questo capolavoro di prospettiva dovrete recarvi all'interno del quartier generale dei frati Gesuiti, nel palazzo adiacente alla chiesa del Gesù, e se pensate di prendervela con calma vi ricordiamo che il sito è visitabile solamente per due ore al giorno.
Per comprendere la visita è necessario fare una breve introduzione sulla storia di questo edificio e su Ignazio di Loyola, il padre fondatore della confraternita dei Gesuiti. Iñigo Lopez di loyola, come da suo nome di battesimo, fu in gioventù un valoroso soldato alla corte del re di Spagna. In seguito ad un incidente di battaglia si vide costretto ad una lunga convalescenza nel castello di famiglia, dove avendo a disposizione solo letture religiose e libri sulle vite dei santi, fece un overdose di letteratura sacra che lo portò all' illuminazione definitiva: sarebbe diventato pellegrino e missionario di Cristo. Mentre il giovane Iñigo si trova Parigi, dove raduna intorno a sè una piccola confraternita di fedeli, con la missione comune di partire da Venezia per Gerusalemme e adempiere così alla loro vocazione di missionari casti e puri scoppia una guerra tra Venezia e i Turchi e il gruppo si trovò costretto a rinunciare all'auspicato pellegrinaggio.
Ignazio a quel punto, che già aveva in mente Roma come destinazione alternativa, non si lasciò scoraggiare, e proprio a legittimizzare questa seconda scelta ebbe in apparizione Cristo nei pressi della via Cassia che gli comunicò le seguenti parole: "ti sarò propizio a Roma".
La scelta della destinazione finale divenne quindi la sede papale ed è proprio a Roma che venne dunque fondata nel 1537 la compagnia dei Gesuiti e costruita la casa di Ignazio, nel luogo dove sorge l'attuale edificio che andrete a visitare (la chiesa del Gesù venne edificata posteriormente). Diciamo attuale edificio in quanto la casa originaria del santo e della confraternita, in seguito alla morte di Ignazio nel 1555, venne profondamente danneggiata da una poco "propizia" inondazione e ne fu necessaria la ricostruzione l'anno seguente con il patrocinio del Cardinale Odoardo Farnese.
Qui troviamo una prima curiosità di carattere architettonico: le stanze dove visse Sant'Ignazio furono conservate intatte all'interno del nuovo edificio, che venne completamente ricostruito intorno ad esse secondo proporzioni decisamente più grandiose. Questo fu possibile grazie ad un complicato sistema di volte che potesse sorreggerle all'interno della nuova struttura, affinchè venissero inglobate dal successivo complesso architettonico rimanendo praticamente immutate. Per questo motivo, una volta entrati nell'edificio e dopo aver percorso il lungo corridoio e la scalinata fino all'atrio che vi introduce alle stanze, vi accorgerete di come i pavimenti delle stesse stiano molto più in alto rispetto al vostro livello e di come i soffitti siano decisamente più bassi di quelli sopra di voi.
La visita delle stanze è certamente degna di interesse, ma il motivo che vi ha portato in questo edificio, e più precisamente in cima alla scalinata è ben altro. nel 1680, quando le stanze del santo erano ormai divenute una sorta di santuario, il frate gesuita, nonchè architetto, pittore e genio della prospettiva Andrea Pozzo, decise di omaggiare la figura del santo con una sorprendente decorazione pittorica del corridoio esterno. Si dice che egli volle dipingere quelle pareti come celebrazione dell'uomo semplice che aveva vissuto in quei luoghi, ma considerata l'esuberanza e la ricchezza (stilistica e decorativa) di questo vero e proprio goiello barocco, il fasto è presente ovunque. Il corridoio è un vero e proprio viaggio nella prospettiva tridimensionale, che vi chiederà del tempo prima che possiate scorgere e apprezzare ogni singolo particolare. Anche in questo caso c'è un piccolo trucco, rappresentato dal solito punto di vista privilegiato in cui gli effetti ottici troveranno la loro piena efficacia: una rosa di marmo intarsiata nel pavimento al centro del corridoio. Sarà quello il simbolo in cui dovrete sistemarvi per lasciare poi spaziare lo sguardo su ogni dettaglio, il punto esatto in cui convergono tutte le prospettive architettoniche studiate da frate Pozzo.
Divertitevi a scoprire i putti aggrappati ai cornicioni con le loro gambette paffute che sembrano penzolare nel vuoto sopra di voi, gli angeli che danno la netta impressione di voler uscire letteralmente dalle pareti e una cappella dalle straordinarie profondità alla fine del corridoio che vi accorgerete essere solo un pannello dipinto su una parete obliqua! Spostatevi dalla rosa di marmo e noterete come le travi del soffitto, prima percepite come perfettamente dritte, siano in realtà ricurve, mentre le figure che sembravano voler uscire dagli affreschi si riveleranno profondamente distorte e allungate. Tornando al punto centrale tutto si ricomporrà nuovamente nell'illusione di uno spazio infinito e vitale, il risultato di una tecnica perfetta e innovativa che continuerà a stupirvi nei vostri continui su e giù tra gli estremi del corridoio e il rosone di marmo.
In tutto questo c'è anche un piccolo mistero. I recenti restauri del 1990 hanno infatti portato alla luce due pannelli, parte integrante degli affreschi originali, che vennero mascherati con pitture successive nel XVIII e XIX secolo. In particolare venne nascosto il pannello (l'ultimo sulla sinistra) che rappresenta senza dubbio uno degli effetti prospettici più riusciti: i due angeli che sembrano correre fuori dalla parete sotto una finta finestra. Per quale motivo solamente due porzioni vennero per così dire censurate? Fortunatamente l'eccellente restauro ci permette oggi di godere di questa opera nella sua interezza e in tutta la sua genialità, regalandoci un altro piccolo tesoro nascosto in questa meravigliosa città che non mancherà certamente di sorprendervi ancora una volta.
Le stanze di Ignazio e il corridoio di Andrea Pozzo sono visitabili dal lunedì al sabato e solamente tra le 16:00 e le 18:00
Gloria Sant'Ignazio
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Si tratta del massimo capolavoro del pittore gesuita, che qui sfruttò tutta la sua sapienza prospettica, realizzando un tipico “sfondato” barocco, che idealmente prosegue le strutture architettoniche della chiesa innalzandola fino al cielo dove viene ambientata la raffigurazione. La volta è disseminata di figure, ma centralmente si vede Cristo che irradia luce dal petto e investe sant’Ignazio, che a sua volta illumina le allegorie dei quattro continenti allora noti, evidente riferimento all’impegno missionario dell’ordine da lui fondato.
La Cupola di Sant'Ignazio
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Nella chiesa del Collegio Romano, intitolata al fondatore dei Gesuiti, la cupola del progetto non venne mai realizzata per mancanza di fondi. In realtà, però, nell’incrocio tra la navata principale ed il transetto c’è un segno sul pavimento. Posizionandosi su di esso ed alzando gli occhi sopra di noi la cupola c’è! Si tratta di un incredibile virtuosismo prospettico su tela dipinto da padre Andrea Pozzo nel 1685.
Chiesa del Gesù
Indirizzo: Piazza del Gesù
Telefono: 06 697001
Apertura: Tutti i giorni dalle 7 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.45
Trasporti: Bus: dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa
La storia della chiesa è profondamente connessa alle vicende di sant’Ignazio da Loyola, a cui Paolo III concesse la chiesa di Santa Maria della Strada, al posto della quale il santo spagnolo fece erigere il Gesù. In realtà i lavori iniziarono grazie al cardinale Alessandro Farnese nel 1568, con gli architetti Vignola e Giacomo della Porta a cui si deve anche la facciata. Fu consacrata nel 1584 e fu il modello architettonico romano per oltre un secolo, esportato dai Gesuiti in tutta Europa.
Chiesa di Sant’Ignazio
Indirizzo: Via del Caravita 8/A
Telefono: 06 6794406
Apertura: Tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.20 e dalle 15 alle 19.20
Trasporti: Bus:dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa
Cappella del Collegio Romano, fu edificata nel 1626 al posto della cinquecentesca chiesa dell’Annunziata, troppo piccola per gli studenti, e dedicata al padre della Compagnia del Gesù, canonizzato nel 1622. A fornire il denaro necessario fu soprattutto il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV. L’architetto fu il gesuita Orazio Grassi, sotto la supervisione di Carlo Maderno, ma la chiesa rimase priva della cupola al posto della quale un altro gesuita, Andrea Pozzo, creò la decorazione illusionistica che ne finge una (1685).
Andrea Pozzo: Roma vi stupirà sempre!
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