Bed And Breakfast a Roma:ACQUEDOTTI ANTICHI

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giovedì 28 febbraio 2013

ARTE E CULTURA A ROMA GRATIS: CARAVAGGIO

Caravaggio gratis per tutti!

Visitare Roma senza spendere troppo...questo è il nostro motto!!

I quadri del Caravaggio che vi presenteremo sono 6 e si trovano tutti all’interno di 3 chiese, situate nel centro di Roma, tra Piazza del Popolo e Piazza Navona.
L'entrata e la visita a queste chiese è gratuita così come è gratuito poter ammirare i capolavori di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
Di certo raccomandiamo di fare attenzione agli orari di apertura delle chiese che ,in questo itinerario, riporteremo ma anche a quelli delle funzioni che non riporteremo poichè durante le messe non è possibile visitare la chiesa e quindi vedere le opere.


Sveglia alle 8:30 e fate una sana colazione, al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI ne fate di abbondantissime e se vi organizzate potete anche procurarvi panini o altri generi alimentari (frutta, pizza, bibite) al mercato poco distante pagandoli meno della metà di quello che potreste pagarli in giro per la ROMA TURISTICA CLASSICA ..
Fatto tutto?..bene ... si parte..........METRO A FERMATA SUBAUGUSTA (a 300mt dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma ) si scende a FLAMINIO ed iniziamo il nostro viaggio a Roma alla scoperta del Caravaggio.

La prima chiesache visiteremo è quella di Santa Maria del Popolo (Lu-Sa: 07:00 – 12:00, 16:00 – 19:00; Do: 08:00 – 13:30, 16:30 – 19:30), in Piazza del Popolo.
La basilica ha origine da una piccola cappella, eretta da papa Pasquale II nel 1099, in seguito alla demolizione del Mausoleo dei Domizi Enobarbi, tomba di Nerone. Sottoposta poi a successivi rifacimenti, quella che possiamo ammirare oggi è la versione di impronta barocca che le diede Gian Lorenzo Bernini tra il 1655-1660.











Due sono i dipinti di Caravaggio che si possono ammirare al suo interno, nella Cappella Cerasi.






A sinistra la “Crocefissione di San Pietro“, olio su tela (230 x 175 cm), 1600-1601.





CROCEFISSIONE DI SAN PIETRO


In questa seconda versione del dipinto, Caravaggio raffigura San Pietro che si fa crocifiggere a testa in giù per umiltà nei confronti di Cristo. Tutte le figure concorrono a formare una X con le assi della croce e dei corpi degli aguzzini, rappresentati non come tali, ma come semplici uomini, costretti ad un lavoro faticoso.
Tela di carattere volutamente antieroico e antiaulico, in essa seguendo Roberto Longhi i gesti dei "seventi", sono più da "operai" indaffarati, che non di carnefici, tanto da dare alla scena un senso di incolpevole evidenza, dove ognuno attende al suo compito. Nel quadro la luce investe la croce e il santo, entrambi simbolo della fondazione e della costruzione della Chiesa, attraverso il martirio del suo fondatore. La luce altresì investe i carnefici, qui raffigurati non come aguzzini che agiscono in maniera brutalmente gratuita, ma come uomini semplici, costretti ad un lavoro faticoso.
Spettacolare è, oltre all'illuminazione, la resa dei particolari: le venature del legno della croce, il piede nero dell'aguzzino chino, le rughe sulla fronte dell'aguzzino di sinistra, il riflesso della luce sulle unghie del Santo e dell'aguzzino che tende la corda.
Il quadro che vediamo è una seconda versione: la prima, unitamente a quella della Vocazione di San Paolo, fu rifiutata dai committenti per l'estremo realismo della scena. A differenza di altre opere , la prima versione della Crocefissione non ci è pervenuta.


A destra la “Conversione di San Paolo“, olio su tela (230 x 175 cm), 1601.







CONVERSIONE DI SAN PAOLO DI TARSO

Sotto al dipinto attuale è stato scoperta un'opera completamente diversa che potrebbe essere o un'opera precedente o più probabilmente, il quadro ha subito una radicale trasformazione radicale del pittore in corso della stesura.
Il dipinto sostituisce la prima versione dell'opera che era stata rifiutata dal committente.
La scena ritrae il momento topico della conversione di Paolo (descritto in Atti 26,12-18): quello in cui a Saulo, sulla via di Damasco, appare Gesù Cristo in una luce accecante che gli ordina di desistere dal perseguitarlo e di diventare suo «ministro e testimone». Sono presenti nella scena un vecchio e un cavallo, il quale, grazie all'intervento divino, alza lo zoccolo per non calpestare Paolo.
Caravaggio adotta l'iconografia della luce accecante e l'assenza di Cristo. Secondo alcuni studiosi l'artista lombardo fece questa scelta perché il committente lo aveva esortato a rispettare l'ortodossia cioè a dipingere ciò che era stato scritto negli Atti degli Apostoli. Secondo altri, Caravaggio decise di non dipingere Gesù perché non voleva che nei suoi quadri ci fossero figure divinizzate (Cristo era già risorto quando San Paolo si converte) perché ciò sarebbe andato contro il realismo a cui Caravaggio mirava.
Un altro importante dettaglio da notare è che Caravaggio dipinga un Saulo accecato (Longhi rimanda alle pupille cieche dei busti romani). Röttengen afferma che questa soluzione è estremamente moderna di un dramma che si svolge nell'intimo dell'uomo, che allarga le braccia come segno di estrema dedizione al Cristo.
Alcuni critici hanno ironicamente soprannominato il dipinto, la "Conversione del Cavallo". Infatti il cavallo occupa una rilevante parte del dipinto delineando anche in questa scelta il carattere innovatore della pittura caravaggiesca. Infatti le norme paleottiane prescrivevano di non porre al centro della rappresentazione un animale o elementi secondari. Calvesi ritiene che la scelta di porre al centro del dipinto il cavallo sia stata fatta per simboleggiare l'irrazionalità del peccato (basti pensare al Mito del carro e dell'auriga di Platone); il palafreniere quindi rappresenterebbe la Ragione. La luce invece è il simbolo della Grazia divina che irrompe nelle tenebre del peccato (il fondo scuro). Inoltre, il fondo nero, oltre ad avere una funzione simbolica, si presta in modo eccelso a far risaltare i volumi plastici dei personaggi ed in particolare del cavallo.


Conclusasi la visita ed anche la prima tappa.....camminando senza fretta e godendoci il panorama attraversiamo Piazza del Popolo e ci dirigiamo verso Via di Ripetta che più avanti prende il nome di Via della Scrofa.....passeggiando passeggiando siamo arrivati alla seconda destinazione, la chiesa di Sant’Agostino (Lun-Dom 07:45-11; 16:00-19,30) in Piazza di Sant’Agostino.

La Chiesa , la cui facciata è ispirata a quella di Santa Maria Novella a Firenze, è stata progettata da Leon Battista Alberti e costruita da Jacopo da Pietrasanta nel 1483, utilizzando il travertino proveniente dal Colosseo.

Al suo interno si trova la “Madonna dei pellegrini” (o Madonna di Loreto), olio su tela (250 x 150 cm), 1604-1606.


LA MADONNA DEI PELLEGRINI

Il dipinto ci mostra la Madonna vestita in abiti da popolana col Gesù Bambino in braccio e due pellegrini davanti a lei, riconoscibili dalle mani giunte in atteggiamento di preghiera e dai bastoni, nonché dalle vesti sdrucite e dai piedi nudi e gonfi messi in primissimo piano. Fu proprio a causa di questo particolare che, non appena il quadro fu messo sull'altare, come dice il Baglione, "ne fu fatto dai preti e da'popolani estremo schiamazzo". In realtà, il tema dei piedi nudi e gonfi è uno dei "dogmi" fondamentali di quella corrente pauperistica alla quale Caravaggio aderiva con entusiasmo: essi sono il simbolo dell'ubbidienza e della devozione, quindi vanno esaltati e non occultati. I due pellegrini, dopo un viaggio pieno di stenti e dopo il canonico "giro" attorno alla Sacra Casa, vengono ricompensati con l'apparizione di Maria e di Gesù - qui raffigurato non propriamente neonato, ma quasi ragazzino - che li benedice: i piedi gonfi e sporchi sono dunque necessari, e non volgarmente e gratuitamente esibiti come si volle far credere.
Altro motivo di scandalo fu l'apparente "scalcinatezza" della casa e il modo in cui Caravaggio aveva stravolto il racconto biblico. Secondo un'antica leggenda, infatti, la casa di Maria fu portata a Loreto in volo dagli angeli, ma nel quadro l'unico accenno al volo è la postura di Maria, raffigurata in punta di piedi; la casa è, invece, cadente, con l'intonaco scrostato lasciante i mattoni a vista: e qui, il Caravaggio vuol ribadire l'adesione alla povertà assoluta della Sacra Famiglia.
Modella per la Madonna fu una nota prostituta nonché amante del pittore, Lena, che poserà anche per la Madonna dei Palafrenieri.

Conclusasi anche questa visita ci si avvia per la terza ed ultima tappa di questo itinerario caravaggesco, poco distante da piazza Sant'Agostino camminando per qualche minuto ci troveremo a Via Santa Giovanna D'arco dove si trova la Chiesa di San Luigi dei Francesi (Lun-Merc, Ven-Dom 8:30-12:30, 15:30-19; Gio 8:30-12:30)
La chiesa di San Luigi dei Francesi è la chiesa nazionale dei francesi di Roma dal 1589.





La comunità francese di Roma, che già possedeva una piccola cappella nei pressi di Sant'Andrea della Valle, alla fine del XV secolo permutò questa cappella con altri possedimenti dell’abbazia di Farfa in Roma, per costruirvi una nuova e più spaziosa chiesa nazionale. I lavori furono eseguiti da Domenico Fontana su progetti di Giacomo Della Porta, e grazie alla munificenza di Caterina de' Medici, dal 1518 al 1589, e la chiesa fu consacrata l’8 ottobre 1589.
Sebbene consacrata a Maria vergine, a san Dionigi l'Areopagita e al re san Luigi IX, essa è conosciuta soprattutto con quest'ultimo nome. Fin dagli inizi della sua costruzione essa fu eretta a parrocchia per i residenti francesi della città; inoltre è sede del titolo cardinalizio di San Luigi dei Francesi.
Luigi Rossi fu organista della chiesa tra il 1633 e il 1635 e poi di nuovo tra il 1647 e il 1653, quando gli succedette Ercole Bernabei fino al 1665 (con una pausa di un anno, il 1658, in cui l'organista fu Ercole Pastorelli). Maestri di cappella nello stesso periodo furono Orazio Benevoli, Antonio Maria Abbatini e lo stesso Bernabei (a partire dal 1673).
Ben 3 dipinti del Caravaggio troveremo in questa Chiesa, definite il Ciclo pittorico di San Matteo
1) Il martirio di San Matteo
2) Vocazione di San Matteo
3) San Matteo e l'Angelo
IL MARTIRIO DI SAN MATTEO

Il Martirio di san Matteo è un dipinto a olio su tela (323x343 cm) di Caravaggio, databile intorno al 1600 e conservato nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma come gli altri 2 che descriveremo in seguito
La scena si sviluppa concentricamente intorno alla figura di un carnefice nell'atto di colpire il futuro martire.
Dalla radiografia sappiamo che Caravaggio compose tre diverse versioni del quadro: nella prima, una composizione più classica e con il fondo chiuso dalla mole di un tempio, ricordo della Maniera, al centro si trovava un soldato che irrompeva nella scena coprendo quasi San Matteo. Tra l'altro pare che il soldato avesse la stessa posa dell'angelo del Riposo durante la fuga in Egitto. Nella seconda versione i gesti dei personaggi acquistavano maggior vigore. Nella terza versione, invece, Caravaggio ambienta la scena in uno spazio profondo, con al centro il martirio del santo, riverso a terra, con ai lati una corona di astanti che fuggono inorriditi.
La scena è rappresentata all'interno di una struttura architettonica che ricorda quella di una chiesa (ciò si deduce dalla presenza di un altare con la croce e di un fonte battesimale) e quindi si atterrebbe alla Legenda Aurea per cui S. Matteo sarebbe stato assassinato dopo una messa. I personaggi sono stati disposti su una sorta di piattaforma inclinata, alla maniera teatrale, che ha l'effetto di avvicinarli allo spettatore e aumentare il pathos della raffigurazione. Al centro del quadro vi è San Matteo che giace a terra dopo essere stato colpito dal suo carnefice, il personaggio seminudo (probabilmente il falso neofita) che gli blocca il braccio; il corpo di quest'ultimo è tornito, a ricordo dell'Adamo della Sistina di Michelangelo.
La posizione delle braccia di San Matteo, aperte, richiama la croce, tuttavia egli non è illuminato totalmente quanto lo è il carnefice, perché egli è già in Grazia Divina. Il vero protagonista-peccatore è dunque il sicario, è su di lui che deve agire la luce salvifica di Dio. In alto a destra un angelo di ispirazione tardo-manierista, elegantissimo e raffinato anche nella postura sinuosa, si sporge da una nuvola per tendere a San Matteo la palma del martirio. Attorno, in tutto lo spazio figurativo disponibile, Caravaggio inserisce i fedeli presenti alla messa: due personaggi di fronte, uno volto in avanti e l'altro presentato con uno scorcio ardito, un bimbo che scappa, altri uomini scomposti in gesti e posture dalle quali traspare tutto l'orrore e la tensione per essere testimoni di una scena simile. È da notare un autoritratto di Caravaggio in fondo a sinistra, nel personaggio che osserva. Come spesso è accaduto anche in quest'opera, nella quale Caravaggio decide di rappresentare il martirio del santo come se si trattasse di un assassinio brutale lungo una strada, vi è la testimonianza della sua inventiva per l'aver trasferito un episodio della storia sacra nella vita di ogni giorno, per conferire realtà, veridicità e una forte componente emotiva.
Il critico Roberto Longhi, nel 1929, ha avanzato l'ipotesi che l'archetipo del dipinto potrebbe essere il Martirio di san Pietro da Verona del Moretto, dipinto tra il 1530 e il 1535 e oggi custodito nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Secondo lo studioso, "la tragica serietà di questo Pietro Martire dagli occhi ingolfati d'ombra (fatto anticlassico per eccellenza), la subitanea violenza fisica dei manigoldi, espressi in una plastica vicinissima e, dunque, diventata tutto orrore imminente di epidermide e di sangue pulsante, presentano molto dappresso il caravaggesco Martirio di san Matteo. È il novizio che fugge e si volge nell'aria sottile e dimostra già, non dico la plastica, ma l'evidenza secca, nitida e fulminante del primo Caravaggio.

VOCAZIONE DI SAN MATTEO

Vocazione di san Matteo è un dipinto ad olio su tela di cm 322 x 340 realizzato nel 1599-1600
l dipinto è realizzato su due piani paralleli, quello più alto vuoto, occupato solo dalla finestra, mentre quello in basso raffigura il momento preciso in cui Cristo indicando san Matteo lo chiama all'apostolato. Il santo è seduto ad un tavolo con un gruppo di persone, vestite come i contemporanei del Caravaggio, come in una scena da osteria.
È la prima grande tela nella quale Caravaggio, per accentuare la tensione drammatica dell'immagine e focalizzare sul gruppo dei protagonisti l'attenzione di chi guarda, ricorre all'espediente di immergere la scena in una fitta penombra tagliata da squarci di luce bianca, che fa emergere visi, mani (per evidenziare e guidare lo sguardo dello spettatore sull'intenso dialogo di gesti ed espressioni) o parti dell'abbigliamento e rende quasi invisibile tutto il resto.
La tela, inoltre, è densa di significati allegorici. In primo luogo proprio la luce, grande protagonista della raffigurazione pittorica, assurge a simbolo della Grazia divina (non a caso non proviene dalla finestra dipinta in alto a destra che, anzi, resta del tutto priva di luminosità, ma dalle spalle di Cristo), Grazia che investe tutti gli uomini pur lasciandoli liberi di aderire o meno al Mistero della Rivelazione; non bisogna dimenticare, poi, che la chiesa di S. Luigi rappresentava la nazione francese, e l'allora Re di Francia, Enrico IV, s'era appena convertito al Cattolicesimo, scegliendo così la Salvezza.
E così, solo alcuni dei personaggi investiti dalla luce (i destinatari della "vocazione" insieme a Matteo il Pubblicano) volgono lo sguardo verso Gesù, mentre gli altri preferiscono restare a capo chino, distratti dalle proprie solite occupazioni. Forse non è casuale che uno dei compagni di Matteo porti gli occhiali, quasi che fosse accecato dal denaro. La luce inoltre ha la funzione di dare direzione di lettura alla scena, che va da destra a sinistra e torna indietro quando incontra l'umanissima espressione sbigottita ed il gesto di San Matteo che punta il dito contro se stesso al fine di ricevere una conferma, come se chiedesse a Cristo e a San Pietro "State chiamando proprio me?". L'opera prende vita, movimento dalla luce ed i personaggi si muovono sulla tela come attori su un palco grazie ad essa. Il fatto, poi, che essi siano vestiti alla moda dell'epoca del Pittore ed abbiano il viso di modelli scelti tra la gente comune e raffigurati senza alcuna idealizzazione, con il realismo esasperato che ha sempre caratterizzato l'opera di Caravaggio, trasmette la percezione dell'artista dell'attualità della scena (il quale vuole comunicarci che la chiamata di Dio è universale e senza precisa collocazione nel tempo: ognuno di noi sarà chiamato), la sua intima partecipazione all'evento raffigurato, mentre su un piano altro, totalmente metastorico, si pongono giustamente il Cristo e lo stesso Pietro, avvolti in una tunica senza tempo. La gestualità dei personaggi dipinti dal Caravaggio (già di sicuro visti dal pittore nell'Ultima cena di Leonardo Da Vinci) danno un movimento e un coinvolgimento dei personaggi unico nel suo genere e fanno notare come il Merisi sia stato un frequentatore di locande dei "bassi fondi" romani del periodo e sia stato in grado di riprodurre atteggiamenti, espressioni e azioni (come nelle Scene di Genere da lui dipinte) di sicuro appresi da esso nella sua vita. Tale partecipazione viene espressa in modo ancor più efficace, se possibile, nell'altra tela di grandi dimensioni, raffigurante il Martirio del Santo, nella quale da una colonna sulla sinistra sbuca timido e pregno di compassione, volto che non è altro se non l'autoritratto di Caravaggio stesso, che pare riaffermare la propria personale partecipazione all'evento narrato.
Di grande intensità e valenza simbolica, nella Vocazione, è il dialogo dei gesti che si svolge tra Cristo, Pietro e Matteo. Il gesto di Cristo (che altro non è che l'immagine speculare della mano protesa nella famosissima scena della Creazione di Adamo – Cristo è il "nuovo Adamo"! – della Cappella Sistina michelangiolesca, che Caravaggio avrà certo avuto modo di studiare ed apprezzare) viene ripetuto da Pietro, simbolo della Chiesa Cattolica Romana che media tra il mondo divino e quello umano (siamo in periodo di Controriforma) ed a sua volta ripetuto da Matteo. È la rappresentazione simbolica della Salvezza, che passa attraverso la ripetizione dei gesti istituiti da Cristo (i sacramenti) e ribaditi, nel tempo, dalla Chiesa. Tuttavia alcuni storici dell'arte hanno notato la stretta analogia del gesto di Cristo del Caravaggio con quello del Masaccio ne:"Il Tributo di Pietro", suo capolavoro. Effettivamente come il Cristo del Masaccio sta indicando Pietro dicendogli:"va'al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento"(vangelo di Matteo (17, 24-27)), così il Cristo del Caravaggio indica San Matteo per chiamarlo all'ordine. Grazie alla radiografia, sappiamo che nella prima versione, non era presente la figura di San Pietro, aggiunta successivamente.
Questa è una delle prime pitture sacre, esposte al pubblico, in cui compaiono notazioni realistiche.



SAN MATTEO E L'ANGELO

San Matteo e l'angelo è un dipinto ad olio su tela di cm 295 x 195, realizzato nel 1602
Due anni dopo aver dipinto le tele laterali per la cappella Contarelli, Caravaggio fu chiamato a concludere l'opera dipingendo anche la pala centrale.
La prima versione di questo quadro fu rifiutata dalla congregazione: in essa era rappresentato il santo come un popolano semianalfabeta a cui l'angelo guida materialmente la mano nello scrivere il Vangelo.
L'opera destò scandalo per l'atteggiamento confidenziale tra l'angelo e il santo e, soprattutto, dalla resa del santo in posizione rozza: senza aureola e con le gambe scoperte. L'opera acquistata da Vincenzo Giustiniani, passò ai Musei di Berlino e fu distrutta durante un bombardamento verso la fine della seconda guerra mondiale.
La seconda versione emula i canoni dell'epoca: San Matteo, ispirato da un angelo apparso alle sue spalle, ha l'aspetto di un dotto e scrive di suo pugno il Vangelo, ispirato ma non più materialmente condotto dall'angelo che, con un gesto, sembra elencargli i fatti che dovrà narrare nel testo. L'unico accenno di "spregiudicatezza" dell'opera è la posa del santo, che si appresta a scrivere imbevendo la penna nel calamaio stando appoggiato con le braccia al tavolo, e con la gamba ad uno sgabello in equilibrio precario, quasi a sottolineare l'incertezza sul cosa scrivere.

Behhh.siamo giunti alla fine della nostra passeggiata caravaggesca... che ne dite di un buon caffè?.....ecco la fortuna ci assiste a piazza Sant'Eustacio potremo gustare uno dei migliori caffè di Roma.
SANT'EUSTACHIO Il Caffè
Sempre aperto tranne il 25 dicembre ed il 15 agosto.

Sant’Eustachio Il Caffè
Piazza Sant’Eustachio, 82
00186 – Roma – Italia

Orario di apertura
Ore 8:30 – 01:00 dalla domenica al giovedì
Ore 8:30 – 01:30 il venerdì
Ore 8:30 – 02:00 il sabato

BUON RIPOSO E RELAX ED ARRIVEDERCI AL B&B ACQUEDOTTI ANTICHI PIU' TARDI.......
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mercoledì 6 febbraio 2013

A tavola con i Romani: I DOLCI DI CARNEVALE


Da questa settimana più che mai è partito ufficialmente il periodo di Carnevale (che si concluderà Martedì 12 Febbraio con Martedì Grasso) e anche la tavola si colora di specialità dolci ideali per festeggiare nel migliore dei modi.
Vogliamo presentarvi 2 ricette di dolci tipici romani (e non solo) LE FRAPPE E LE CASTAGNOLE

RICETTA DELLE FRAPPE


Ingredienti per per 4 persone:
4 uova
500 grammi di farina
50 ml di olio o 30 grammi di burro
3 cucchiai di zucchero
pizzico di sale
olio di semi
zucchero a velo qb
sale
Preparazione
Rompere le uova nella farina, poi aggiungere olio e zucchero e impastare a mano.
Stendere l'impasto con la macchinetta se non si è usi al mattarello , poi tagliare con una rotella dei rettangoli.
Incidere centralmente ogni rettangolo migliora la cottura e le rende più fragranti.
Friggere in abbondante olio e ricoprire di zucchero a velo.


RICETTA DELLE CASTAGNOLE

Ingredienti per 8 persone
200 grammi di farina 00
2 uova
50 grammi di zucchero semolato
50 grammi di burro morbido (basta toglierlo dal frigorifero per tempo)
mezza bustina di lievito in polvere per dolci (tipo Bertolini o Pane degli Angeli)
un pizzico di sale
due cucchiai di rum
la buccia grattugiata di un limone bio oppure il contenuto di mezza bacca di vaniglia o un po’ di vanillina o di estratto di vaniglia
zucchero a velo q.b.
olio di arachidi/semi o strutto q.b.
Preparazione
Versare in una ciotola la farina, le uova sgusciate, lo zucchero semolato, il lievito in polvere, il sale, il burro a pezzetti, il liquore, e l’aroma scelto (limone o vaniglia). Impastare il tutto fino ad ottenere una pasta omogenea e non troppo molle, se necessario unire ancora un po’ di farina.
Prendere la pasta e lavorandola sulla spianatoia, si ottengono prima dei filoncini con diametro di circa 2 cm, poi si tagliano a pezzetti e dandogli la forma di una pallina a ciascuno.
Scaldare abbondante olio o strutto in una padella, o ancora meglio in un tegame di piccolo diametro, alto e stretto. Deporre poche castagnole alla volta nell’olio caldo, friggerle rigirandole spesso, fino a quando saranno belle gonfie e dorate. Scolarle e metterle a perdere l’eccesso di unto su carta assorbente da cucina. Spolverizzarle con lo zucchero a velo, vanno servite calde.


BUON APPETITO...il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI servirà frappe e castagnole per colazione ai suoi ospiti!




martedì 14 febbraio 2012

DA CIAMPINO AL B&B ACQUEDOTTI ANTICHI: VOLO LOW COST ED HOTEL LOW COST

B&B ACQUEDOTTI ANTICHI low cost




Arrivare al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI da Ciampino dopo aver preso un volo low cost!

Volo economico fino a Ciampino

Dall'Aeroporto prendere il bus COTRAL fino ad Anagnina dove è possibile poi prendere la Metro A scendere 2 fermate dopo (SUBAUGUSTA) da li a piedi per meno di 300 metri e siete arrivati al B&B (1,20 euro, più 1 di metro a persona).
Altrimenti ci sono le varie navette Terravision, SitShuttle e anche Cotral, direttamente da Termini all'aeroporto, ma costano di più, fra i 4 e i 6 euro.

Per raggiungere il centro di Roma dall'aeroporto "Pastine" di Ciampino, che dista circa 15 km, ci sono varie possibilità.

Vediamole nel dettaglio:

Bus Terravision:
Collega l'aeroporto di Ciampino con la stazione Termini.
Il biglietto di sola andata costa € 4 mentre quello di andata e ritorno costa € 6.

I bus partono ogni 20 minuti. Dall'aeroporto sono in servizio dalle 8.15 ementre dalla Stazione Termini dalle ore 4:30.


Bus Shuttle:
Collega anch'esso l'aeroporto con la Stazione Termini. Il biglietto di sola andata costa € 6 mentre quello di andata e ritorno € 8.

Da Ciampino i bus partono dalle ore 7:45 fino alle 23:15 mentre dalla Stazione Termini dalle ore 04:30 fino alle ore 21:30


Atral:
L'Atral collega l'aeroporto sia con la Stazione Termini che con la metro Anagnina.

Da e per Termini il biglietto di sola andata costa € 3,90 mentre per l'andata e ritorno ci vogliono € 6,90
Da Ciampino i bus partono dalle ore 6.37 mentre da Roma a partire dalle 4.50,, ma fate attenzione, le corse non sono molto frequenti.

Dalla Stazione Metro Anagnina il biglietto di sola andata costa € 1,20


Taxi:
Prezzo fisso € 30 solo andata.


sabato 3 settembre 2011

LA CELIACHIA: CELIACI SI NASCE O SI DIVENTA?

Non si nasce celiaci; si nasce con la predisposizione a diventare celiaci.
Questa predisposizione, che è di tipo genetico, si realizza quasi sempre
purché, naturalmente, il soggetto entri in contatto col glutine. Se
un soggetto predestinato alla celiachia non mangerà glutine per tutto
l'arco della vita, non diventerà mai celiaco. Tuttavia, dal momento
in cui il soggetto predisposto entra in contatto col glutine fino al momento
in cui si verificano le tipiche lesioni intestinali, trascorre un periodo di
tempo variabile che può andare da qualche settimana a molti anni. La
lunghezza di questo intervallo di tempo dipende da fattori finora sconosciuti.
Un soggetto divenuto celiaco, cioè intollerante al glutine, rimane tale
per tutta la vita. Egli cioè può guarire completamente da tutti
i suoi disturbi se si astiene dall'assumere glutine, ma immancabilmente ricade
se entra in co ntatto nuovamente con questa sostanza.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI aderisce al Progetto ALIMENTAZIONE SENZA GLUTINE dell'Associazione Italiana Celiachia.

venerdì 2 settembre 2011

MUSEO E GALLERIA BORGHESE

Conserva sculture, bassorilievi e mosaici antichi, nonché dipinti e sculture dal XV al XVIII secolo. La raccolta, costituita inizialmente dal cardinale Scipione Borghese all'inizio del XVII secolo, conserva capolavori di Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Raffaello, Tiziano, Correggio, Caravaggio e splendide sculture di Gian Lorenzo Bernini e del Canova.
Il nucleo più importante delle sculture e delle pitture nella Galleria Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione (1579-1633), figlio di Ortensia Borghese, sorella del Papa Paolo V, e di Francesco Caffarelli, ma gli eventi dei tre secoli successivi, tra perdite e acquisti, hanno lasciato notevoli tracce.

L'attenzione del cardinale Scipione era rivolta a tutte le espressioni di arte antica, rinascimentale e contemporanea, atte a rievocare una nuova età dell'oro. Non particolarmente interessato all'arte medioevale, ricercò invece, con passione, la scultura antica. Ma l'ambizione del cardinale favorì la creazione di nuove sculture e soprattutto di gruppi marmorei che fossero messi a confronto con le opere antiche.

Il ritratto di Paolina Bonaparte Borghese, eseguito dal Canova tra il 1805 e il 1808, è presente nella Villa dal 1838. Nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre. Ma già nel terzo decennio dell'Ottocento le gravi lacune sembrano colmate con nuovi materiali provenienti da recenti scavi archeologici e con opere recuperate dalle cantine e da varie altre dimore borghesiane.

La collezione dei dipinti del cardinal nepote era notevole, e già nel 1613 poeticamente descritta da Scipione Francucci. Nel 1607 il Papa aveva fatto assegnare a Scipione 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino. Dell'anno successivo fu l'asportazione clandestina dalla cappella Baglioni nella chiesa di S.Francesco a Perugia e il trasporto a Roma della Deposizione di Raffaello, assegnata al cardinale Scipione con motu proprio papale.

Nel 1682 confluisce parte dell'eredità di Olimpia Aldobrandini, che includeva opere della collezione del cardinale Salviati e di Lucrezia d'Este, nella collezione Borghese.

Nel 1827 Camillo Borghese acquistò a Parigi l'importante Danae del Correggio.

VISITA CONSIGLIATA DAL B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma

giovedì 1 settembre 2011

CURIOSITA' ROMANE: Andrea Pozzo il mago dell'illusione

Vogliamo proporvi un itinerario particolare sulle orme del barocco romano ma con un tocco di magia, la magia della pittura di Andrea Pozzo maestro del trompe l'oeil.
 Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si trova in una posizione strategica , pur non essendo in pieno centro dista 300 metri dalla fermata metro A ed è di fronte al parco dell'Appia Antica, posizione questa che coniuga relax, storia ed economicità.
Troverete le nostre offerte di soggiorno sul sito: B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma.

Andrea Pozzo è il massimo esponente del tardo barocco romano, mirabile creatore di effetti ottici di sfondamento spaziale e prospettico, con scene complesse di figure e architetture.

Nasce a Trento nel 1642 è architetto, pittore, decoratore e teorico dell'arte di fatto un artista straordinariamente versatile, fu una figura significativa del panorama artistico del XVII secolo italiano.

Tema portante di tutta l’opera dell’artista, è naturalmente la prospettiva, che «con ammirabile diletto inganna il più accorto de’ nostri sensi esteriori, ch’è l’occhio». Pozzo la declina in pittura e architettura, raggiungendo con le proprie opere l’apice di una raffinata cultura visiva del barocco, nutrita di uno sperimentalismo che coglie gli impulsi di un rinnovato fervore religioso.




AUTORITRATTO DI ANDREA POZZO


Seduto sul bordo di una mensola, padre Andrea Pozzo si ritrae mentre sta per 

cadere di sotto. Rischia, il buon gesuita, di "crollare" sul pavimento della sua 

Sant´Ignazio, chiesa di cui ha dipinto su un telo tondo la strabiliante finta 

cupola visto che quella vera era impossibile costruirla per motivi statici.

Vittima insomma lui stesso, nella finzione dell´autoritratto autoironico 

degli «inganni dell´occhio» di cui era eccelso maestro.


L’intento, non ha  volontà di stupire, bensì di rendere il più possibile verosimile 

la rappresentazione dell’infinito e del trascendente: l’inganno visivo  diviene metafora e strumento privilegiato di un’arte spiritualmente edificante.
Un’arte nella quale l’attenzione per la tecnica prospettica si amalgama con le conquiste scientifiche del XVII secolo, specie nel campo delle ‘matematiche miste’ e soprattutto dell’ottica, dove gli scienziati gesuiti offrirono un contributo determinante.

Andrea Pozzo pittore e architetto gesuita lavora e vive al Collegio romano ed insegnò ai suoi confratelli l'arte di educare ed evangelizzare attraverso le illusioni della prospettiva.
Le sue opere le possiamo ammirare in 2 chiese romane: CHIESA DEL GESU' (cappella di Sant'Ignazio da Loyola) e la CHIESA DI SANT'IGNAZIO.

Cappella S.Ignazio da Loyola
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa del Gesù
Realizzazione: 1696 1700
È posta nel transetto sinistro della chiesa ed è caratterizzata da una ricchezza di materiali e di decorazioni che ne fanno un esemplare capolavoro barocco. Venne progettata dal gesuita Pozzo attorno all’altare che custodisce i resti del santo poste in un urna in bronzo dorato raffigurante Sant’Ignazio e i santi della Compagnia del Gesù opera di Alessandro Algardi. La grande pala d’altare è dello stesso Pozzo, mentre i gruppi scultorei in marmo sono di Angelo de Rossi, Jean Baptiste Theodon, Bernardinio Cametti e Pierre Legros

Sempre nella Chiesa del Gesù............
Altra opera di grande fascino meno conosciuta e più nascosta, ma probabilmente ancora più sorprendente: il corridoio affrescato delle stanze di S. Ignazio.
Per ammirare questo capolavoro di prospettiva dovrete recarvi all'interno del quartier generale dei frati Gesuiti, nel palazzo adiacente alla chiesa del Gesù, e se pensate di prendervela con calma vi ricordiamo che il sito è visitabile solamente per due ore al giorno.
Per comprendere la visita è necessario fare una breve introduzione sulla storia di questo edificio e su Ignazio di Loyola, il padre fondatore della confraternita dei Gesuiti. Iñigo Lopez di loyola, come da suo nome di battesimo, fu in gioventù un valoroso soldato alla corte del re di Spagna. In seguito ad un incidente di battaglia si vide costretto ad una lunga convalescenza nel castello di famiglia, dove avendo a disposizione solo letture religiose e libri sulle vite dei santi, fece un overdose di letteratura sacra che lo portò all' illuminazione definitiva: sarebbe diventato pellegrino e missionario di Cristo. Mentre il giovane Iñigo si trova Parigi, dove raduna intorno a sè una piccola confraternita di fedeli, con la missione comune di partire da Venezia per Gerusalemme e adempiere così alla loro vocazione di missionari casti e puri scoppia una guerra tra Venezia e i Turchi e il gruppo si trovò costretto a rinunciare all'auspicato pellegrinaggio.

Ignazio a quel punto, che già aveva in mente Roma come destinazione alternativa, non si lasciò scoraggiare, e proprio a legittimizzare questa seconda scelta ebbe in apparizione Cristo nei pressi della via Cassia che gli comunicò le seguenti parole: "ti sarò propizio a Roma".
La scelta della destinazione finale divenne quindi la sede papale ed è proprio a Roma che venne dunque fondata nel 1537 la compagnia dei Gesuiti e costruita la casa di Ignazio, nel luogo dove sorge l'attuale edificio che andrete a visitare (la chiesa del Gesù venne edificata posteriormente). Diciamo attuale edificio in quanto la casa originaria del santo e della confraternita, in seguito alla morte di Ignazio nel 1555, venne profondamente danneggiata da una poco "propizia" inondazione e ne fu necessaria la ricostruzione l'anno seguente con il patrocinio del Cardinale Odoardo Farnese.
Qui troviamo una prima curiosità di carattere architettonico: le stanze dove visse Sant'Ignazio furono conservate intatte all'interno del nuovo edificio, che venne completamente ricostruito intorno ad esse secondo proporzioni decisamente più grandiose. Questo fu possibile grazie ad un complicato sistema di volte che potesse sorreggerle all'interno della nuova struttura, affinchè venissero inglobate dal successivo complesso architettonico rimanendo praticamente immutate. Per questo motivo, una volta entrati nell'edificio e dopo aver percorso il lungo corridoio e la scalinata fino all'atrio che vi introduce alle stanze, vi accorgerete di come i pavimenti delle stesse stiano molto più in alto rispetto al vostro livello e di come i soffitti siano decisamente più bassi di quelli sopra di voi.


La visita delle stanze è certamente degna di interesse, ma il motivo che vi ha portato in questo edificio, e più precisamente in cima alla scalinata è ben altro. nel 1680, quando le stanze del santo erano ormai divenute una sorta di santuario, il frate gesuita, nonchè architetto, pittore e genio della prospettiva Andrea Pozzo, decise di omaggiare la figura del santo con una sorprendente decorazione pittorica del corridoio esterno. Si dice che egli volle dipingere quelle pareti come celebrazione dell'uomo semplice che aveva vissuto in quei luoghi, ma considerata l'esuberanza e la ricchezza (stilistica e decorativa) di questo vero e proprio goiello barocco, il fasto è presente ovunque. Il corridoio è un vero e proprio viaggio nella prospettiva tridimensionale, che vi chiederà del tempo prima che possiate scorgere e apprezzare ogni singolo particolare. Anche in questo caso c'è un piccolo trucco, rappresentato dal solito punto di vista privilegiato in cui gli effetti ottici troveranno la loro piena efficacia: una rosa di marmo intarsiata nel pavimento al centro del corridoio. Sarà quello il simbolo in cui dovrete sistemarvi per lasciare poi spaziare lo sguardo su ogni dettaglio, il punto esatto in cui convergono tutte le prospettive architettoniche studiate da frate Pozzo.

Divertitevi a scoprire i putti aggrappati ai cornicioni con le loro gambette paffute che sembrano penzolare nel vuoto sopra di voi, gli angeli che danno la netta impressione di voler uscire letteralmente dalle pareti e una cappella dalle straordinarie profondità alla fine del corridoio che vi accorgerete essere solo un pannello dipinto su una parete obliqua! Spostatevi dalla rosa di marmo e noterete come le travi del soffitto, prima percepite come perfettamente dritte, siano in realtà ricurve, mentre le figure che sembravano voler uscire dagli affreschi si riveleranno profondamente distorte e allungate. Tornando al punto centrale tutto si ricomporrà nuovamente nell'illusione di uno spazio infinito e vitale, il risultato di una tecnica perfetta e innovativa che continuerà a stupirvi nei vostri continui su e giù tra gli estremi del corridoio e il rosone di marmo.

In tutto questo c'è anche un piccolo mistero. I recenti restauri del 1990 hanno infatti portato alla luce due pannelli, parte integrante degli affreschi originali, che vennero mascherati con pitture successive nel XVIII e XIX secolo. In particolare venne nascosto il pannello (l'ultimo sulla sinistra) che rappresenta senza dubbio uno degli effetti prospettici più riusciti: i due angeli che sembrano correre fuori dalla parete sotto una finta finestra. Per quale motivo solamente due porzioni vennero per così dire censurate? Fortunatamente l'eccellente restauro ci permette oggi di godere di questa opera nella sua interezza e in tutta la sua genialità, regalandoci un altro piccolo tesoro nascosto in questa meravigliosa città che non mancherà certamente di sorprendervi ancora una volta.
Le stanze di Ignazio e il corridoio di Andrea Pozzo sono visitabili dal lunedì al sabato e solamente tra le 16:00 e le 18:00





Gloria Sant'Ignazio
Artista: Andrea del Pozzo
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Si tratta del massimo capolavoro del pittore gesuita, che qui sfruttò tutta la sua sapienza prospettica, realizzando un tipico “sfondato” barocco, che idealmente prosegue le strutture architettoniche della chiesa innalzandola fino al cielo dove viene ambientata la raffigurazione. La volta è disseminata di figure, ma centralmente si vede Cristo che irradia luce dal petto e investe sant’Ignazio, che a sua volta illumina le allegorie dei quattro continenti allora noti, evidente riferimento all’impegno missionario dell’ordine da lui fondato.
La Cupola di Sant'Ignazio
Dove: Chiesa di Sant’Ignazio
Realizzazione: 1685 1685
Nella chiesa del Collegio Romano, intitolata al fondatore dei Gesuiti, la cupola del progetto non venne mai realizzata per mancanza di fondi. In realtà, però, nell’incrocio tra la navata principale ed il transetto c’è un segno sul pavimento. Posizionandosi su di esso ed alzando gli occhi sopra di noi la cupola c’è! Si tratta di un incredibile virtuosismo prospettico su tela dipinto da padre Andrea Pozzo nel 1685.










Chiesa del Gesù
Indirizzo: Piazza del Gesù
Telefono: 06 697001
Apertura: Tutti i giorni dalle 7 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.45
Trasporti: Bus: dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa

La storia della chiesa è profondamente connessa alle vicende di sant’Ignazio da Loyola, a cui Paolo III concesse la chiesa di Santa Maria della Strada, al posto della quale il santo spagnolo fece erigere il Gesù. In realtà i lavori iniziarono grazie al cardinale Alessandro Farnese nel 1568, con gli architetti Vignola e Giacomo della Porta a cui si deve anche la facciata. Fu consacrata nel 1584 e fu il modello architettonico romano per oltre un secolo, esportato dai Gesuiti in tutta Europa.

Chiesa di Sant’Ignazio
Indirizzo: Via del Caravita 8/A
Telefono: 06 6794406
Apertura: Tutti i giorni dalle 7.30 alle 12.20 e dalle 15 alle 19.20
Trasporti: Bus:dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI metro A (fermata subaugusta)si scende alla fermata di San Giovanni e poi di fronte troviamo le linee 87, 60, 84, 85,810, 850 tutte egualmente valide.
Durata Visita: 1 ora circa

Cappella del Collegio Romano, fu edificata nel 1626 al posto della cinquecentesca chiesa dell’Annunziata, troppo piccola per gli studenti, e dedicata al padre della Compagnia del Gesù, canonizzato nel 1622. A fornire il denaro necessario fu soprattutto il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV. L’architetto fu il gesuita Orazio Grassi, sotto la supervisione di Carlo Maderno, ma la chiesa rimase priva della cupola al posto della quale un altro gesuita, Andrea Pozzo, creò la decorazione illusionistica che ne finge una (1685).

Andrea Pozzo: Roma vi stupirà sempre!





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mercoledì 6 luglio 2011

B&B ACQUEDOTTI ANTICHI: OFFERTE DI SOGGIORNO PER I CONCERTI DI ROMA IN ROCK

La grande musica Rock a Roma , all´ippodromo delle Capannelle.
Anche quest´anno l´Estate Romana 2011 ci propone questo importante evento rock di livello internazionale che porta sulla scena di Roma molti notissimi artisti di fama nazionale e mondiale .

In occasione di ROMA IN ROCK il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI offre i seguenti pacchetti soggiorno a Luglio:

camera matrimoniale :   130 euro  (2 notti)
                                    190 euro  (3 notti)
camera tripla :               180 euro  (2 notti)
                                    260 euro  (3 notti)
camera quadrupla:          200 euro (2 notti)
                                     290 euro (3 notti)

I prezzi si intendono a camera per il totale del soggiorno.
Il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI dista dall´Ippodromo di Capannelle circa 3 chilometri   (5 minuti in auto)

Tutti i concerti si posso acquistare sul sito www.ticketone.it
Tutti i concerti del Rock in Roma (giugno a fine luglio 2011) che si svolgeranno all’Ippodromo Capanelle. Ecco il calendario degli eventi:
30 SECONDS TO MARS + SPECIAL GUEST
18 Giugno
Inizio Special Guest: 19.00
Inizio 30 Seconds to Mars: 21.45
Apertura Porte: 17.30
AVENGED SEVENFOLD
21 Giugno
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
ALESSANDRO MANNARINO
23 Giugno
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
KORN + STILLWELL + EXTREMA
29 Giugno
Inizio Special Guest: 20.30
Inizio Korn: 21.45
Apertura Porte: 18.00
SUBSONICA
30 Giugno
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
BLACK LABEL SOCIETY + SPECIAL GUEST
03 Luglio
Inizio Special Guest: 20.30
Inizio Black Label Society: 21.45
Apertura Porte: 18.30
DREAM THEATER + GAMMA RAY + ANATHEMA B
04 Luglio
Inizio Special Guest: 19.00
Inizio Dream Theater: 21.45
Apertura Porte: 18.00
AFTERHOURS
06 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
MOGWAI
08 Luglio
Inizio Concerto: 20.30
Apertura Porte: 18.30
FABRI FIBRA
09 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
THE CHEMICAL BROTHERS LIVE + SPECIAL GUEST AFTER SHOW DJ SET
13 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
FRANCO BATTIATO
15 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
CAPAREZZA
16 Luglio
Inizio Concerto: 21.15
Apertura Porte: 19.00
ALMAMEGRETTA & RAIZ
17 Luglio
Inizio Concerto: 22.00
Apertura Porte: 18.30
DANIELE SILVESTRI
18 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.30
BEN HARPER + ROBERT PLANT & THE BAND OF JOY
19 Luglio
Inizio Concerto: 19.30
Apertura Porte: 18.00
SKUNK ANANSIE
20 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.30
ELIO E LE STORIE TESE
21 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.30
JAMIROQUAI
22 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 17.30
JACK JOHNSON + KAKI KING
23 Luglio
Inizio Special Guest: 20.45
Inizio Jack Johnson: 21.45
Apertura Porte: 18.30
MOBY + AFTER SHOW DJ SET
24 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.30
MODA’
26 Luglio
Inizio Concerto: 21.45
Apertura Porte: 18.00
SLASH – FEAT MYLES KENNEDY + SPECIAL GUEST
29 Luglio
Inizio Special Guest: 20.30
Inizio Slash: 21.45
Apertura Porte: 18.30

venerdì 11 marzo 2011

Cinecittà=Roma




Questo blog nasce per raccontare Roma , una parte di Roma che molti conoscono solo per i racconti mitici che la citano: CINECITTA' LA FABBRICA DEI SOGNI!
Noi ve la raccontiamo nel suo divenire quotidiano fra sogno e realtà fra mito e storia.
BUONE VACANZE A ROMA...quella vera!
BUON SOGGIORNO PRESSO IL B&B ACQUEDOTTI ANTICHI a Roma
06-45555635
3291162203












Cinecittà è la fabbrica dei sogni, vi hanno girato i più grandi registi e attori della tradizione cinematografica italiana e internazionale, ha ospitato più di 3000 film con le loro scenografie.
Cinecittà, per questo, è famosa il tutto il mondo.

Cinecittà è un laboratorio eccezionale di arti e mestieri poco conosciuti che trasformano una sceneggiatura in un film. Vi lavorano 400 dipendenti di 3 società; 6.000 tra registi, attori e maestranze specializzate; l’indotto conta 10.000 piccole e medie imprese artigianali che occupano fino a 100.000 posti di lavoro.
Cinecittà è dunque un’importante settore occupazionale e industriale di Roma.


Cinecittà ha dato il suo nome a uno dei quartieri più popolosi della Capitale cresciuto intorno agli studi. Una periferia orgogliosa delle sue radici, in cui ancora oggi si ascoltano i racconti di quando si campava facendo le comparse o i bambini si intrufolavano per giocare nelle scenografie.
Cinecittà che da periferia è diventata una zona centrale grazie alla presenza della metro che ti porta ne cuore di Roma  o al Vaticano  in meno di 20 minuti , lo shopping, l´arte e la cultura e la storia che la caratterizzano.

Cinecittà è il cuore della cultura cinematografica di Roma e, insieme, un patrimonio di tutta la Nazione.
Cinecittà un quartiere  che è impossibile non visitare se  si vuole conoscere Roma quella vera!

Cinecittà: quartiere dove convivono la Roma popolare, la Roma antica, la Roma contemporanea ed il futuro della Citta´ Eterna.
http://www.acquedottiantichi.com