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mercoledì 10 giugno 2015

L'EGITTO A ROMA: LA PIRAMIDE CESTIA


La Piramide Cestia è l’unico monumento superstite di una serie presente a Roma nel I sec. a.C., quando l’edilizia funeraria fu interessata dalla moda sorta a Roma dopo la conquista dell’Egitto nel 31 a.C. da allora una piramide vera, non una mera ricostruzione, può essere visitata anche a Roma.

Per arrivare alla PIRAMIDE CESTIA  dal B&B Acquedotti Antichi è sufficiente prendere la metro ed in meno di  30 minuti  potrete ammirare questa stupenda testimonianza della storia (cliccando su Piramide Cestia vi si aprirà il percorso)

La Piramide di Caio Cestio ci riporta agli albori dell’epoca imperiale, quando Ottaviano Augusto, erede di Cesare, diveniva il princeps, il detentore assoluto e incontrastato del potere. Caio era stato tribuno della plebe e membro del collegio sacerdotale degli Epuloni da epulo “banchetto”: essi si occupavano di organizzare dei banchetti rituali ogni anno per celebrare l’apertura del tempio di Giove Capitolino. Cestio era dunque un uomo politico che poteva permettersi, per rendere eterna la memoria di sé e affacciarsi alla morte con dignità, un monumento funebre decisamente singolare. La moda egizia, infatti, a lungo guardata con ostilità dai romani tradizionalisti e orgogliosi della propria cultura autoctona, si andava diffondendo a Roma dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) e la sconfitta dei due grandi nemici della potenza di Roma, Antonio e Cleopatra, incarnanti la dissoluzione e la decadenza dei costumi.

 

L’aristocrazia romana attratta dal fascino dell’esotico si fece catturare da quella cultura altra e la piramide di Caio Sestio rappresenta proprio uno degli esempi più concreti e tangibili di questa forte influenza.

Fin dall’esterno la Piramide, con il suo imponente profilo, si racconta.
Il marmo bianco che scintilla al sole caldo dell’estate alle porte reca le tracce di una storia singolare, che illumina anche la personalità del suo “inquilino”: l’iscrizione laterale ci informa delle volontà testamentarie di Caio Sestio che, desideroso di avere una lussuosa abitazione dopo la propria morte, impose ai discendenti di completare la costruzione della Piramide entro 330 giorni dalla sua morte. Pena la perdita dell’eredità. Caio sapeva bene come intimidire i suoi.

Se ci caliamo nelle profondità della costruzione, però, ci troviamo a contatto diretto con il tempo trascorso, con il senso di precarietà che anche la grandiosità di questa tomba lascia percepire. Al centro della Piramide si trova soltanto una stanza, probabilmente la camera sepolcrale, piuttosto conservata nelle sue caratteristiche fondamentali. Le pareti, dipinte di bianco, lasciano intravedere la decorazione originaria in stile pompeiano, estremamente semplice nelle sue figurazioni. Sulle pareti le tracce del passaggio di generazioni di curiosi che dal 1600 in poi hanno profittato di questa insolita esperienza.

 

A nessuno sfuggirà il buco nel muro frontale, dove originariamente doveva trovarsi il ritratto del defunto: un ricordino probabilmente frutto dell’abile lavoro dei tombaroli che sono i responsabili del vuoto della stanza. Perché Caio Sestio, che voleva essere ricordato (e ci è decisamente riuscito), non dimora più nella sua cella. Non sappiamo nemmeno se venne inumato in un sarcofago come un vero faraone egizio o ridotto in cenere secondo l’uso dell’epoca.

Resta soltanto un nome inciso nel marmo e un monumento che sembra affiorare dalla terra quasi come se provenisse dall’altra parte del mondo, una porta di accesso ad un’altra realtà.
La Piramide, però, non è sempre stata “isolata”. Per un periodo, secondo un uso tipico della nostra Roma a strati, continuamente in crescita su sé stessa e soggetta a distruzioni, riusi e incorporamenti, la Piramide è stata inglobata nelle Mura Aureliane in cui oggi sorge il Museo di Porta San Paolo.
Il Museo venne realizzato nel 1964 per illustrate la topografia di quest’area: la via Ostiense, che da qui aveva inizio, conduceva al porto di Roma, Ostia.
All’interno degli spazi angusti ma affascinanti del Museo, ci troviamo ad osservare come in una visione aerea, grazie ai plastici realizzati da Italo Gismondi, l’antica configurazione della città di Ostia e dei due porti che hanno rappresentato, in epoca imperiale, la via d’accesso marina a Roma: il porto di Claudio e quello di Traiano.

 

Al di là dei reperti qui conservati, testimonianze ritrovate lungo la via Ostiense, la parte forse più interessante della nostra visita è rappresentata dalla possibilità di vedere dall’interno le Mura Aureliane: scoprire la consistenza reale, fisica di queste antiche difese di Roma, ammirare da vicino i resti di affreschi di epoca medievale – testimonianza del riuso di una delle torrette da parte di una comunità bizantina per il culto -, passeggiare sul camminamento esterno come le sentinelle che dall’alto custodivano l’ingresso della città e lanciare uno sguardo, inedito, sulla Piramide che con la sua punta rivolta verso il cielo sembra sfidare il tempo.

 

Orari per le visite
II e IV sabato del mese per i singoli alle ore 11.00, per i gruppi alle ore 10.00 e 12.00.
E' possibile visitare il monumento solo con visita didattica o accompagnata (info e prenotazioni Coopculture 06 39967700).
A partire dal mese di giugno 2015 sono previste visite guidate su prenotazione alla Piramide di Caio Cestio anche la II e la IV domenica del mese.
Si segnala, inoltre, che il 1° e il 3° sabato di ogni mese, alle ore 10.30, è consentito, dopo la visita al Museo della Via Ostiense, l'accesso alla Piramide. E' indispensabile la prenotazione al n. 06 5743193 (Museo della Via Ostiense)
Biglietti: 
Prenotazione ingresso obbligatoria. Singoli Euro 1.50; gruppi Euro 30.00 (coopculture) 06 39967700.
Prenotazioni: 
Informazioni e prenotazioni 06 39967700 (Coopculture).
Per le visite del 1° e 3° sabato di ogni mese 06 5743193 (Museo della Via Ostiense)

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