Bed And Breakfast a Roma:ACQUEDOTTI ANTICHI

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Bed&Breakfast a Roma: Vacanze a Roma

domenica 22 gennaio 2012

VIAGGIO A ROMA: PASSEGGIANDO NEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI





A meno di 50 metri a piedi dal B&B ACQUEDOTTI ANTICHI si presenta in tutto il suo splendore il Parco degli Acquedotti.
Vi consigliamo una passeggiata in questo Parco che è il più grande parco urbano d'Europa, ricco di storia e di vestigia della Roma antica, conoscerete così una Roma che ancora riesce a fondere perfettamente storia , cultura , modernita' con un pizzico di popolare che colorerà e vivacizzerà il vostro viaggio.

Il Parco degli Acquedotti è un'area verde del comune di Roma, nel Municipio X, facente parte del Parco Regionale Suburbano dell'Appia Antica; è compreso tra il quartiere Appio Claudio, via delle Capannelle e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per un'estensione di circa 240 ettari.
Il nome deriva dalla presenza in elevato o sotterranea di sette acquedotti romani e papali che rifornivano l'antica Roma: Anio Vetus (sotterraneo), Marcia, Tepula, Iulia e Felice (sovrapposti), Claudia e Anio Novus (sovrapposti). Rappresenta il residuo di un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani.


La trasformazione dello splendido residuo di "campagna romana" composto dai 250 ettari di territorio compresi tra via del Quadraro, via delle Capannelle, via Lemonia e via Appia Nuova in Parco degli Acquedotti, o meglio, la sua inclusione nel Parco dell’Appia Antica, può considerarsi un ammirabile esempio di coscienza civica: negli anni ottanta, di fronte allo stato di degrado dell'area, alcuni cittadini della X circoscrizione (l'attuale municipio X) si auto-organizzarono con la creazione, nel 1986, del Comitato per la salvaguardia del Parco degli Acquedotti e di Roma Vecchia. Il loro intento era di difendere l’area dalla speculazione edilizia e dal degrado. La zona, destinata a verde pubblico dal Piano Regolatore del 1965, negli anni '70 era stata espropriata e liberata dalle baraccopoli, i cosiddetti "borghetti" che si addossavano all'acquedotto Felice. La sovrintendenza aveva provveduto ai restauri dell'acquedotto, ma per il resto la zona era rimasta piuttosto abbandonata. Nuove costruzioni abusive sorgevano di continuo nell'area, negandone la fruizione ai cittadini. Grazie anche all'appoggio di alcuni intellettuali, come Lorenzo Quilici, il comitato riuscì nel 1988 a far inserire l'area degli acquedotti nel Parco dell'Appia Antica.

Il parco è caratterizzato dalla presenza, con condotte in elevato o sotterranee, di sette acquedotti romani e di epoca papalina che servivano l'antica Roma: Anio Vetus (tutto sotterraneo), Aqua Marcia, Aqua Tepula, Aqua Iulia e Acqua Felice (sovrapposti), Aqua Claudia ed Anio Novus (sovrapposti).

Il parco è una suggestiva distesa di rovine tipica della campagna romana, che originariamente si sviluppava senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani, e che ha attratto nel corso del Settecento e dell’Ottocento numerosi artisti, paesaggisti, viaggiatori dell’età romantica e letterati.

Nella visita guidata al Parco degli Acquedotti di Roma potrete ammirare in dettaglio numerosi monumenti archeologici:

Le arcate sovrapposte degli acquedotti di Claudio e dell'Anio Novus, iniziati da Caligola nel 38 e conclusi da Claudio nel 52 d.C.

Le arcate dell’Acqua Felice, costruita da Sisto V tra il 1585 e il 1590, demolendo una parte dell’Aqua Marcia, di cui sono tuttora visibili scarsi resti.

Il Campo Barbarico, area compresa tra gli acquedotti Claudio e Marcio, usata nel 539 dai Goti di Vitige in lotta contro Belisario.

Il Casale di Roma Vecchia (XIII sec. d.C.).

La Tomba dei Cento Scalini.

La Marrana dell’Acqua Mariana, fosso artificiale costruito da Callisto II nel 1122.

Tor Fiscale, torre di epoca medievale che occupa l'intersezione tra gli acquedotti Claudio e Marcio.

La Villa delle Vignacce, attribuita a Quinto Servilio Pudente, con la vicina cisterna.

La Villa dei Sette Bassi, appartenuta ad un console o praefectus di nome Settimio Basso.

L’itinerario turistico degli acquedotti ha una durata di circa 2 ore, e si svolge interamente a piedi; si consiglia un equipaggiamento comodo (scarpe da ginnastica, jeans), chiedete a Marco oppure ad Alessandra una delle guide che il B&B ACQUEDOTTI ANTICHI mette a disposizione degli ospiti nella biblioteca turistica.


VI PROPONIAMO LA NOSTRA PASSEGGIATA NEL PARCO

...con qualche notizia relativa alla flora ed alla fauna che popola questo incantevole angolo di Roma.

Tutta la campagna Romana costituisce uno straordinario connubio di natura e resti del passato, ma la porzione di essa tutelata dal parco dell’Appia Antica è il luogo dove questo connubio assume la massima espressione.
I resti archeologici qui presenti, oltre a costituire un paesaggio unico al mondo cantato dai viaggiatori del Gran Tour nei secoli scorsi, sono una raccolta di microhabitat che permettono una vita ricca e variata anche nel pieno del tessuto urbano.
Pareti murarie di varia altezza costituiscono agli occhi di molte forme di vita un habitat perfettamente uguale alle falesie rocciose; raccolte d’acqua fra i ruderi sono dei piccoli stagni; i cumuli di macerie ai piedi delle tombe sono degli habitat per piante nitrofile e così via, fino a costituire un mosaico di mille tessere in grado di ospitare una notevole ed insospettata biodiversità.

Addentrandoci all’interno dell’area l’habitat prevalente è quello dei prati-pascoli, ovvero estensioni di terreno coperti da vegetazione erbacea normalmente utilizzati come pascoli e solo occasionalmente coltivati estensivamente. In passato gran parte della Campagna Romana era così utilizzata fin da tempi remotissimi, con decine di migliaia di ettari pascolati da milioni di pecore ed in misura minore da cavalli e bovini.
I prati-pascoli, seppur ottenuti artificialmente con la distruzione della copertura arborea, sono del tutto simili alle estensioni steppiche che coprono vaste aree continentali. Oggi questo è il regno di uccelli come le allodole (Alauda arvensis) ed i saltimpalo (Saxicola torquata), mentre in passato non era difficile osservare il volo degli avvoltoi capovaccai, chiamati dai pastori “aquile camiciole”, in cerca di carcasse.
La fauna a mammiferi oggi risente dell’elevata antropizzazione e quindi difficilmente si possono incontrare animali che non siano ubiquitari come il riccio (Erinaceus europaeus), la talpa (Talpa romana) e la volpe (Vulpes vulpes), o nelle zone più degradate, roditori come il ratto (Rattus norvegicus, R.rattus) ed il topolino delle case (Mus musculus).
La vegetazione erbacea è fortemente influenzata dagli sfalci, quindi la componente ad alte erbe, che necessita di limitato disturbo, si può incontrare solo in poche aree non sottoposte a taglio. Finocchio selvatico, inula viscosa, carota selvatica, borragine ecc sono le specie maggiormente frequenti, mentre nelle aree periodicamente sottoposte a taglio si incontrano prevalentemente graminacee, come poa, bromo, avena fatua ecc, ma anche leguminose vernine come molte specie di Lathyrus o perenni come i trifogli.
Gli alberi ed arbusti presenti sono chiaramente stati piantati per scopi produttivi od ornamentali; di particolare rilievo ed interesse paesaggistico, è il secolare filare di pini domestici che svetta parallelo agli acquedoti.

Sulle sponde del fosso dell’acqua Mariana, tipico esempio dei corsi d’acqua che solcano la Campagna Romana, la vegetazione e la fauna variano in virtù dell’abbondanza d’acqua. Purtroppo l’elevato inquinamento delle acque impedisce la vita alla miriade di organismi sensibili, mentre sono presenti specie resistenti in buon numero. Canne (Arundo donax, Phragmites australis), sedano acquatico (Nodium apiflorum), salcerella (Litrhum salicaria), qualche isolato salice bianco (Salix alba), costituiscono la vegetazione prevalente, mentre la fauna ospita piccoli uccelli come ad esempio l’usignolo di fiume.

Le rupi artificiali costituite dai resti delle tombe e degli acquedotti, ospitano alcune piante che riescono a vivere in un’ambiente così difficile: parietaria, bocca di leone, fichi selvatici, e neli punti meno soleggiati e più umidi, l’ombelico di Venere e qualche felce..
In questo ambiente possiamo osservare facilmente rettili come le lucertole (Podarcis muralis, P.sicula) ed i gechi (Tarantola mauri tanica e Hemidactylus turcicus), mentre nelle fessure e nelle crepe trovano rifugio alcune specie di pipistrelli. Tuttavia è fra gli uccelli che questo habitat riscontra maggior successo: rapaci diurni come il gheppio (Falco tinnunculus), o notturni come la civetta (Athena noctua) ed il barbagianni (Tyto alba), rondoni, balestrucci, passeri, piccioni torraioli, nidificano sulle arcate.
A volte passeri solitari dal bellissimo colore azzurro sono visibili sui ruderi.



Entrata: da piazza A.C.Sabino (verso destra guardando la chiesa) Durata 2 ore

Il toponimo deriva dall’essere attraversato da ben sei acquedotti romani (Anio vetus, Marcio, Tepula, Julia, Claudio, e Anio novus) ed uno medievale (Felice).
Lo storico Frontino ci ricorda che nei primi secoli dopo la fondazione della città i romani utilizzavano a scopi potabili e civili le acque tratte dal Tevere, dai pozzi o dalle sorgenti. In seguito l’approvvigionamento idrico della Roma antica fu assicurato da ben undici acquedotti che furono edificati a partire dal 312 a.C. e che fecero di Roma la città meglio servita non solo del mondo antico ma anche di molte città odierne.
Gli acquedotti, che furono definiti da Plinio una delle meraviglie del mondo (nihil magis mirandum fuisse in toto orbe terrarum), fornirono alla città una quantità e qualità di acqua che si avvicinano a quella della Roma moderna.

L’ingegnosa tecnica di costruzione, che conserva una leggera ma continua pendenza permetteva un naturale deflusso delle acque senza la necessità di ricorrere a condotte forzate. Una serie di piscine limarie consentiva l’eliminazione delle scorie e la purificazione delle acque per decantazione.
Dal percorso degli acquedotti si staccavano varie diramazioni che andavano ad alimentare le ville vicine e davano vita ai giochi d’acqua dei loro giardini.

A nostra insaputa stiamo camminando sull’antico acquedotto romano Anio vetus o Aniene vecchio (272-269 a.C.), il più antico fra quelli presenti nel parco ed il secondo acquedotto di Roma.
Le acque erano captate dall’Aniene tra Mandela e Vicovaro, ma a causa dell’improvvisa urbanizzazione della zona e relativo inquinamento le acque furono adibite ad uso domestico ed in seguito solo per usi irrigui e fontane.
Costeggiando la prima tornata di archi dell’acquedotto Felice e superata la prima altura, ci troviamo nel bel mezzo della Villa delle Vignacce, dove la vegetazione spontanea è rimasta intatta, la villa, fatta costruire probabilmente da Servilio Prudente in posizione dominante su una grande terrazza artificiale, risale alla prima metà II secolo a.C. fra le opere rinvenute nella villa, ci sono la testa colossale di Giulia Donna, ora alla rotonda del Vaticano, il Ganimede rapito dall’aquila, e la Tyche di Antiochia sull’Oronte, anch’esse conservate nei musei Vaticani.
Poco lontano i ruderi di una cisterna a due piani a pianta pentagonale.

Ci avviamo verso l’acquedotto Felice, con il suo aspetto basso e rozzo, di colore diverso, inframmezzato da pietre varie, tufo grigio e rosso e copertura arrotondata, è un acquedotto medievale, portato a termine da Felice Peretti (papa Sisto V, 1585-1591 ) e costruito sopra gli acquedotti romani, distruggendone per motivi di pendenza ampi tratti e riutilizzandone i loro materiali, stili e percorsi.
Questo acquedotto è situato al di sopra degli acquedotti Tepula e Giulia. L’acqua del Tepula condotta a Roma nel 235 a.C., aveva una temperatura di 16-18 gradi, e veniva utilizzata come sorgente di calore in coltivazioni particolari e terme.
Agrippa nel 33 a.C., ristrutturò le fonti e condusse a Roma anche un nuovo acquedotto, l’acqua Giulia, in onore di Giulio Cesare Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.
Gli acquedotti vennero uniti in un percorso all’altezza delle Capannelle, e poggiati sopra al Marcio.
Di questo acquedotto rimane ben poco essendo stato come già detto, per costruire l’acquedotto Felice .
Superato quest’ultimo ci dirigiamo verso destra e dopo una trentina di metri prendiamo il sentiero di sinistra che attraversa gli orti.
Di fronte a noi l’acquedotto Claudio, che in questo punto raggiunge la sua altezza massima di 28 metri ; specialmente la sera al tramonto il luogo è di una suggestione unica.
Guardando bene la parte finale scopriamo il settimo acquedotto , costruito in mattoni e proveniente anch’esso dall’Aniene, l’Anio novus.
Dopo un centinaio di metri ci imbattiamo nei resti di tombe latine a stanza circolare, che fino a pochi anni fa conservavano resti di stucchi e decorazioni, andate perse per incuria e vandalismo.
Vitalba, rovi e canne crescono in un ambiente piuttosto umido vicino al fosso dell’Acqua Mariana.
Continuando per il sentiero possiamo osservare sulla sinistra una torretta medievale che poggia su di un’ampio locale di epoca romana .
Girando a destra rasentiamo un campo di calcio e da qui, superato l’acquedotto Claudio, ci dirigiamo verso la ferrovia.
Facendo attenzione a non calpestare il campo coltivato, ci imbattiamo nella cosiddetta Tomba dei cento scalini, recentemente restaurata ma non visitabile.
La tomba risalente al II d.C.fu costruita scavando una grande buca nel terreno poi reinterrata dopo l’edificazione del sepolcro.
Torniamo indietro fino alla torretta seguendo il sentiero, e giungiamo alla parte pubblica del parco attraversando un ponticello sul fosso dell’acqua Mariana, fatto scavare da papa Callisto II per sopperire alla carenza d’acqua della città.
Il fosso prende le sue acque nella zona di Squarciarelli, nei pressi di Grottaferrata, e scende fino a Roma seguendo le linee degli antichi acquedotti.
Oggi è ancora visibile in alcuni tratti, ma il degrado e l’inquinamento hanno gravemente lasciato il segno nelle sue acque.
Tra la vegetazione che incontriamo in questo punto, fanno spicco i pioppi e altre piante selvatiche, tra cui la cicuta, da cui si ricava un veleno famosissimo nell’antichità, e il gigaro o pan di serpe, dalle rosse bacche velenose.
Finalmente arriviamo al Casale di Roma Vecchia, avendo di fronte a noi, incorniciata dalla quinta dell’acquedotto Claudio e dal suo viale di pini centenari, un primo assaggio della stupenda Campagna Romana, fatta di campi di grano, prati e piccoli boschetti dove le strutture archeologiche emergono nella loro totale bellezza e abbandono.
Il Casale sorge sul percorso della via Latina, nelle vicinanze del V miglio. Fu costruito nel XII secolo con materiale vario, blocchi di peperino, scaglie marmoree, selci e frammenti di marmo, provenienti dai numerosi resti romani presenti nella zona, tra cui non ultimi le stesse arcate degli acquedotti.
In origine era un casale-torre, con funzione prevalentemente strategica. Serviva, infatti, da controllo e da vedetta, come la torretta che abbiamo visto poco distante da qui. L’edificio fu in seguito ampliato e trasformato in casale e la sua funzione divenne così principalmente agricola.
E’ costituito da vari edifici, incentrati su un cortile interno, dove nei secoli scorsi furono raccolti moltissimi reperti archeologici. La famiglia Torlonia, proprietaria della tenuta, effettuò nella zona numerosi scavi archeologici; le cose di maggior pregio furono vendute, mentre il resto fu accumulato nel cortile del casale. Sulla parete esterna, vicino all’ingresso del casale erano murati due interessantissimi cippi sepolcrali in marmo con scritte in greco che testimoniavano l’importanza della via Latina, come strada di collegamento fra Roma e la Magna Grecia, ma oggi sono scomparse. Superato il casale di fronte al quale crescono numerosi gelsi, un alloro centenario ed i famosi pini piantati nel 1892, si prende la stradina sulla sinistra che porta verso le arcate dell’Acquedotto Marcio vicino alle quali cresce uno stupendo platano pluricentenario.
L’Acquedotto Marcio, in questo punto, dopo il suo percorso sotterraneo, esce alla luce e prosegue il suo percorso su arcate di tufo sulle quali in seguito furono fatte passare anche le condutture della Tepula e della Julia. L’Acqua Marcia fu condotta a Roma da Quinto Marcio Re nel 144 a.C. L’acquedotto fu costruito in quattro anni ed è lungo 91 Km. Ed è quindi l’acquedotto romano più lungo (il moderno Peschiera è lungo 89 Km.) e fu il primo acquedotto ad entrare in città su un percorso ad arcate.
Costeggiamo l’acquedotto per pochi metri, quindi grazie ad una scaletta metallica superiamo il condotto del Felice. Ci troviamo di fronte una giovane pineta e si raggiunge via Lemonia. La nostra passeggiata è giunta così al termine.
Siete pronti per tornare al B&B ACQUEDOTTI ANTICHI , una doccia un caffè ristoratore.......