Bed And Breakfast a Roma:ACQUEDOTTI ANTICHI

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Bed&Breakfast a Roma: Vacanze a Roma

venerdì 16 maggio 2014

A SPASSO PER ROMA: VILLA MASSIMO

 Questo articolo segna l'inizio di  un'interessante quanto piacevole collaborazione con la Dottoressa Federica Giusti esperta di Storia dell'Arte nonché guida turistica autorizzata ed è proprio la sua ampia ed articolata conoscenza di Roma a  far si che il primo luogo  proposto sia la visita a Villa Massimo, di certo poco conosciuta al grande pubblico  ubicata vicino B&B ACQUEDOTTI ANTICHI e alla CASA VACANZA ROMA CINECITTA' FLAT che ha il pregio di essere anche gratuita.
Si parte dal B&B (fermata Subaugusta) oppure dalla Casa Vacanza  ( fermata Giulio Agricola) direzione Termini e scendiamo a Manzoni prediamo via Labicana e sulla sinistra, parallela a  Via Tasso, c'è  via Matteo Boiardo dove si trova Villa  Massimo della quale ora vi racconteremo la storia.





La storia di Villa Massimo parte da lontano: in epoca romana sui campi del Laterano sorgeva la caserma degli Equites Singulares, le cui rovine furono poi occupate da coltivazioni di vigneti.
Intorno al 1605 questa zona, ancora occupata dalla campagna, divenne proprietà di Vincenzo Giustiniani che vi costruì la Villa Giustiniani. L'edificio doveva servire come luogo di riposo, di svago e di caccia. Per questo motivo viene classificato in quel genere di costruzioni romane dette "ville suburbane", in cui le famiglie aristocratiche usavano trascorrere i giorni di riposo senza allontanarsi eccessivamente dalla città. La villa venne costruita verso la metà del 600' e l'autore del progetto è ignoto: alcuni motivi architettonici richiamano lo stile del Borromini, che effettivamente fu al servizio dei Giustiniani nel periodo di costruzione della villa. L'edificio riprende uno stile eclettico, ispirato dai grandi architetti attivi nella Roma del XVII secolo e  conforme ai canoni già impiegati nelle altre residenze di famiglia.
A causa di gravi difficoltà finanziarie, nel 1802 il principe Vincenzo Giustiniani fu costretto a vendere la residenza al marchese Carlo Massimo. A quest'ultimo si devono gli interventi di restauro eseguiti nei primi anni dell'Ottocento, quando divenne proprietario della villa. Oltre a commissionare i dipinti dei Nazareni, il marchese fece affrescare la volta del salone principale e vi collocò otto statue antiche, inserite all'interno di nicchie. Le sculture provenivano con molta probabilità dalla collezione di Vincenzo Giustiani noto collezionista d'arte antica. 

       

In fondo al giardino si innalza la statua di Giustiniano, marmo bianco con venature grigie alta circa 4 metri. Anche questa statua faceva parte della collezione del marchese Giustiniani  e in origine era collocata nella Villa Giustiniani fuori Porta del Popolo. Nel 1742 fu collocata nella villa del Laterano come ricorda l'iscrizione in latino. La testa non è antica ma i tratti somatici ricordano un Marco Aurelio giovane. L'opera nel suo insieme sembra ricordare il modello iconografico della statua di Marco Aurelio, già nella galleria di Palazzo Giustiniani, ora nella collezione Torlonia.









Infine, nel 1947  la Villa Massimo divenne la sede dei Frati Minori della Custodia della Terra Santa, che vi tengono la sede della Delegazione di Terra Santa in Italia. L'edificio seicentesco, dopo la seconda Guerra Mondiale, è stato completato con due nuove ali che formano un insieme armonico con l'edificio antico.
Al pianterreno si trovano gli uffici conventuali, la Cappella e l'Ufficio Pellegrinaggi della Custodia, che organizza viaggi di visita nei Luoghi Santi. Al piano superiore della villa si trova la Biblioteca specializzata nelle opere pubblicate dalle Edizioni della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme.
La villa è composta da un giardino e in origine era situata al centro di un vasto terreno, un quadrilatero compreso fra piazza San Giovanni in Laterano, via Merulana, viale Manzoni e via Tasso. Le successive lottizzazioni e il riassetto urbanistico hanno rimaneggiato notevolmente la proprietà: oggi ne resta circa un sesto, corrispondente al piccolo giardino adiacente alla villa.
L'edificio è a due piani, i muri esterni sono decorati con medaglioni, busti, rilievi marmorei di epoca antica. In particolare, ampi bassorilievi alternati a gigantesche teste-ritratto di imperatori romani si trovano al di sopra delle finestre del piano inferiore; medaglioni più piccoli e nicchiette rotonde con busti marmorei sono invece ben visibili sopra le finestre del piano superiore.
Il piano terra è composto da sei ambienti tutti con soffitto a    botte.
 All'interno della sala principale , si possono ammirare otto  statue di epoca romana esposte in grandi nicchie sulle pareti. Gli affreschi sul soffitto e sulle pareti sono databili ai primi anni dell'800: sono stati realizzati con una tecnica a chiaroscuro molto diffusa nel tardo neoclassicismo italiano, che dà l'illusione di antichi bassorilievi. Al centro del soffitto, il carro trionfale tirato da leoni.
La piccola stanza situata nell'angolo nord-ovest  è decorata con affreschi dei primi dell'Ottocento con uno stile che imita quello pompeiano: abbiamo una veduta di S.Maria Maggiore e piccoli paesaggi di luoghi non identificati.
Nell'altra stanza d'angolo, a sud-ovest  una piccola antiscala conduce alla scala a chiocciola da cui si accede al primo piano e al sottotetto.
Ma gli affreschi più famosi sono quelli delle tre stanze decorate dal gruppo dei Nazareni . Agli inizi dell'Ottocento, durante l'occupazione di Roma da parte di Napoleone Bonaparte, un gruppo di pittori mitteleuropei si stabilì nel convento francescano di S.Isidoro: erano stati ingaggiati dal console prussiano Bartholdy per affrescare la sua casa sul Pincio.
Per la loro vita comunitaria in convento, la vicinanza al cattolicesimo e la dedizione al lavoro, ma anche per i mantelli che indossavano e i lunghi capelli, questi artisti divennero noti tra il popolo romano come i "Nazareni". Ciò che li caratterizzava era l'interesse rivolto, più che alle rovine classiche, alle chiese e ai pittori medievali: negli artisti pre-raffaelliti vedevano infatti quella "sincerità" e "verità" che l'arte aveva smarrito. Il lavoro a casa Bartholdy suscitò enormi consensi e fece sì che il gruppo di artisti ottenesse altre commissioni. La più importante riguardò gli affreschi di Villa Massimo, iniziati nel 1817 e conclusi dopo circa dieci anni: fu la loro ultima opera collettiva e rimane la traccia più significativa del loro periodo romano. I capolavori letterari di Dante, Tasso e Ariosto divennero il motivo ispiratore degli affreschi delle tre stanze del pianterreno rivolte verso il giardino. Nei desideri del marchese Massimo c'era la realizzazione di una quarta stanza con temi tratti dalle opere del Petrarca, ma questa parte non fu mai realizzata.



La stanza di Dante:
Inizialmente il progetto decorativo fu affidato a Peter Cornelius che immaginò per il soffitto una sintesi dei canti finali del Paradiso, con Dante e san Bernardo che ammirano il volto di Dio nel cielo più alto. Il suo progetto non fu mai realizzato in quanto l'artista venne chiamato a corte del principe Ludwig di Baviera per dirigere l'Accademia e realizzare una serie di grandi lavori.
Il marchese Massimo scelse altri due artisti: Philipp Veit che eseguì il Paradiso nella parte centrale del soffitto e  Joseph Anton Koch che si occupò delle pareti scegliendo alcuni episodi dell'Inferno e del Purgatorio. 
Nel soffitto possiamo ammirare l'Empireo con la SS.Trinità, la Madonna seduta in trono, Dante e San Bernardo. Le quattro vele del soffitto sono dedicate agli otto cieli visitati dal sommo poeta e ai personaggi ivi incontrati.

Nelle parete nord Koch descrive tre momenti salienti della prima cantica: Dante dormiente assalito dalle fiere, L'incontro con Virgilio e Dante tra le fiere.







I colori impiegati attribuiscono ad ogni figura una luce collegata al momento della giornata in cui la scena si svolge: si passa, infatti, da tinte più scure sulla parte sinistra per arrivare a toni più chiari e luminosi nella parte destra. Sulla parete ovest l'artista realizzò una sintesi di tutto l'Inferno, concentrata sulla figura di Minosse che giudica i dannati. Ben riconoscibili sono il Conte Ugolino che morde l'arcivescovo Ruggieri e Dante e Virgilio a cavallo di Gerione.





Le altre due pareti sono dedicate al Purgatorio, a sud abbiamo la barca della penitenza che trasporta le anime all'isola del Purgatorio. Sulla stessa parete, la porta del Purgatorio e l'Angelo della Penitenza con la spada e le chiavi.
Sulla parete est è raffigurata una complessa allegoria dei sette peccati capitali. Diversi episodi sono disposti su piani sovrapposti; spicca in primo piano la figura atletica di Omberto Aldobrandeschi quasi schiacciato da un pesante macigno: così sconta il peccato della superbia e l'orgoglio per la grandezza della propria stirpe.


La stanza di Ariosto:

E' la stanza più ampia e più uniforme nello stile, in quanto decorata da un solo pittore, Julius Schnorr von Carosfeld. Gli affreschi vennero realizzati dal pittore tra il 1822 e il 1827 che suddivise l'opera in tre temi: "La battaglia dei pagani contro Carlo Magno", "La sconfitta dei pagani" e "La vittoria dei cristiani", dedicando a ciascuno una parete della stanza. Nel soffitto possiamo vedere "Il trionfo di Carlo Magno e dei paladini" inserito all'interno di un riquadro centrale, intorno al quale sono disposti personaggi ed episodi salienti del poema, tra cui: Rinaldo in battaglia, Il duello dei sei cavalieri, La battaglia navale di Dudone, La presa di Biserta. Nella lunetta sovrastante la parete nord sono raffigurati, da sinistra verso destra, Marfisa, Atlante e l'ippogrifo, La Maga Melissa, Alcina e Bradamante.



Sulla parete sud vediamo Angelica e Medoro, con la giovane intenta ad incidere su un albero il nome del suo innamorato, La pazzia di Orlando nel momento in cui l'eroe, perseguitato dal pensiero dei due amanti, "afflitto e stanco al fin cade ne l'erba" (XXII, 132).


Sulla parete ovest, dove si trova la porta che dà accesso al grande salone neoclassico, abbiamo L'esercito di Agramante che insegue le truppe di Carlo Magno fino alle mura di Parigi e L'esercito di Carlo Magno a Parigi.  La presenza delle finestre sul lato del giardino non lasciava grandi spazi per gli affreschi: il pittore impiegò la parete est per inserire figure di personaggi come Ferraù, Mandricardo, Rodomonte, Marsilio. In basso, uno scudo reca la firma dell'autore e l'anno 1827.







La stanza del Tasso:
Quasi tutti gli affreschi di questa stanza sono stati realizzati da Friedrich Overbeck e sono ispirati alla Gerusalemme Liberata. Il pittore volle trarre dal poema lo spunto per esaltare la religiosità medievale e la rinnovata missione di Roma.
Per le quattro vele del soffitto e le due pareti con la porta e le finestre l'artista scelse gli episodi più lirici del poema, tra cui spicca Erminia tra i pastori. Le altre due pareti sono dedicate all'inizio e alla fine vittoriosa della crociata per la liberazione della Città Santa.
Nel 1827 con la morte del marchese Carlo Massimo, Overbeck si ritenne libero dal contratto e decise di seguire la propria aspirazione dedicandosi esclusivamente a soggetti religiosi. Si recò ad Assisi per eseguire alcuni affreschi a S.Maria degli Angeli sulla facciata della Porziuncola. Il resto della stanza fu dipinto da Joseph Fuhrich.
Nel soffitto, Overbeck, realizzò nel rettangolo centrale una Allegoria della Gerusalemme Liberata, mentre nelle vele laterali possiamo vedere Sofronia e Olindo, Clorinda e Tancredi, Il regno di Armida, Erminia tra i pastori: qui vediamo Erminia e, sulla sinistra, il pastore che ha scelto la quieta vita di campagna dopo essere vissuto a corte.
Sulla parete nord Overbeck eseguì La preparazione per l'assalto a Gerusalemme, qui è raffigurato Pietro l'Eremita mentre indica ai principi Goffredo di Buglione quale loro capo. Da notare, sulla destra, il ritratto del Tasso (appoggiato ad un muretto) che detta gli avvenimenti storici a un giovane inginocchiato, mentre sullo sfondo si vedono l'autoritratto dell'artista (in nero) e il ritratto del marchese Massimo.
Le pareti est, sud ed ovest sono state dipinte da Fuhrich con Rinaldo nel giardino incantato di Armida, Rinaldo e Armida, la conquista del Santo Sepolcro da parte dei Crociati, la morte di Odoardo e di Gildippe.






Abbiamo concluso la nostra visita a Villa Massimo, non ci rimane che passeggiare per altri 500 metri a piedi ed arrivare al Colosseo, simbolo  universale di Roma arriviamo poi ai giardini antistanti e seduti su di una panchina che ci permette uno dei panorami più belli al mondo ci godiamo la vacanza  prima di tornare nella nostra stanza!!
BUONA ROMA 

Villa Massimo
Via Matteo Boiardo, 16
Orari di apertura: martedì e giovedì 9.00 - 12.00 e 16.00 - 19.00 domenica 10.00 - 12.00
Ingresso gratuito




Dottoressa Federica Giusti
3382188010


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